Questo sito utilizza i cookies per gestire la navigazione ed altre funzioni

L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa in adempimento degli obblighi previsti dall'Art. 10 della Direttiva n. 95/46/CE, nonchè a quanto previsto dalla Direttiva 2002/58/CE, come aggiornata dalla Direttiva 2009/136/CE, in materia di Cookie.

Questo sito utilizza i cookie per gestire autenticazione, navigazione, ed altre funzioni. L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo.

Diritto privato - Incapacità personali dell’imprenditore dichiarato fallito e riforma della disciplina del fallimento



Daniele da Ancona:



Buon giorno vi espongo il mio problema,ho avuto un'azienza metalmeccanica per circa 15 anni poi in seguito alla crisi economica e al mercato sempre piu' coccorrenziale nel marzo del 2007 ho dovuto chiudere l'attivita' e la mia azienda e' stata dichiarata fallita,ora il mio quesito è questo:posso fare lavori saltuari ed effettuare poi la ritenuta d'acconto? Posso aprire un conto in banca?GRAZIE



RISPOSTA



A seguito della riforma della disciplina del fallimento, avvenuta con decreto legislativo n. 5 del 2006, puoi cominciare una nuova attività d’impresa, anche saltuaria, effettuando la relativa ritenuta d’imposta, nei termini previsti dalle leggi tributarie.
Precedentemente alla suddetta riforma, non avresti potuto farlo, senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente ed il parere del comitato dei creditori.
Il legislatore del 2006 ha, infatti, eliminato l’istituto della “riabilitazione del fallito” e, da questa modifica normativa hanno avuto origine diversi effetti giuridici, per te favorevoli.
Ritengo sia necessario descrivere il panorama giuridico della materia, così come delineato dal legislatore.
La riabilitazione era un istituto predisposto per la cessazione degli effetti che il fallimento determinava nei confronti del fallito.
Lo scopo, infatti, della riabilitazione era quello di cancellare il nome del fallito dal registro dei falliti e valeva sia ad eliminare le infamie e le incapacità personali che discendevano da quella iscrizione, sia ad estinguere il reato di bancarotta semplice.
La riabilitazione poteva essere concessa dal Tribunale che aveva dichiarato il fallimento, su richiesta dell’ex fallito o dei suoi eredi, qualora fosse presente una sola delle tre seguenti condizioni:
1) che il debitore avesse pagato tutti i creditori fallimentari
2) che avesse adempiuto gli obblighi assunti con il concordato fallimentare, se ammesso.
3) che avesse dato prove effettive e costanti di buona condotta per almeno 5 anni dopo la chiusura del fallimento.
La riabilitazione non poteva essere concessa qualora l’ex fallito fosse stato condannato per bancarotta fraudolenta o per un altro delitto contro il patrimonio, la fede pubblica, la pubblica economia ed il commercio.
L’istituto è stato soppresso dal D.lgs. n. 5 del 2006 in concomitanza con l’abrogazione del pubblico registro dei falliti.
Poiché l’istituto della riabilitazione è stato abrogato dal decreto legislativo n. 5/06 unitamente al pubblico registro dei falliti ne deriva che le incapacità personali derivanti dalla dichiarazione di fallimento vengono meno non più, come un tempo, a seguito della cancellazione dell’iscrizione per effetto della sentenza di riabilitazione ma al momento della chiusura del fallimento.
In questo senso si sono espresse due sentenze relativamente recenti:
1) Tribunale di Mantova 8 febbraio 2007 – Pres. Scaglioni, Rel. Mauro Bernardi
2) Tribunale di Alba, decreto 15 dicembre 2006 – Pres. Rel. F.Pasi
Le due sentenze hanno affermato il seguente principio di diritto: per effetto della abrogazione dell’istituto della riabilitazione da parte del d. lgs. n. 5/2006, che ha altresì eliminato il pubblico registro dei falliti, qualora venga proposto ricorso per riabilitazione, dovrà in ogni caso ordinarsi la cancellazione del nominativo del ricorrente dal pubblico registro dei falliti ed ordinarsi la cessazione di ogni incapacità civile derivante dalla dichiarazione di fallimento.
In conclusione, dal fatto che sia stato abolito l’istituto della riabilitazione si deve necessariamente concludere che il legislatore ha presupposto od ha ritenuto implicito che l’abolizione del registro dei falliti comporta il venir meno di qualsivoglia incapacità a carico del fallito. Ogni diversa interpretazione comporterebbe che la dichiarazione di fallimento potrebbe comportare delle incapacità a vita, e quindi ad un risultato incostituzionale e senz’altro in assurdo contrasto con lo spirito della riforma la quale prevede come unica incapacità permanente, per chi è stato dichiarato fallito, quella di essere curatore di fallimenti.
In conclusione quindi, dalla dichiarazione di fallimento non deriva più alcuna incapacità per il fallito, il quale può continuare, ad esempio, ad essere amministratore di altre società, può costituire nuove società (salvo ovviamente dimostrare la provenienza dei capitali), può cominciare una nuova attività imprenditoriale o professionale, anche non continuativa ma saltuaria, ecc. ecc. Se si parte dal principio, già affermato, per cui la iscrizione nel registro pubblico dei falliti non può essere a vita, si deve concludere che tutte le iscrizioni del passato dovranno essere eliminate di ufficio(si tratta del tuo caso) o, in caso di inerzia dei responsabili, su ordine del giudice, e che per le sentenze pronunziate dopo il 17 luglio 2006 non si deve procedere ad alcuna iscrizione al casellario.
Unica fonte di notizia al pubblico del fallimento rimane quindi il Registro delle Imprese.
Il fallito può svolgere liberamente l’attività di impresa, senza l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, non essendo previste a suo carico, le incapacità personali regolate dalla precedente disciplina.
Nella legge infatti, non si rinviene alcun espresso impedimento al fatto che il fallito continui al svolgere attività imprenditoriale.
Hai piena facoltà inoltre, di stipulare un contratto di conto corrente con una banca. La legge non prevede alcun divieto in merito.
Cordiali saluti

Paga la tua consulenza

Inserisci il Costo

Easy Joomla Paypal Payment / Donations Module

Cerca Consulenza legale