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Prostituzione in condominio, responsabilità proprietari appartamento concesso in locazione alle prostitute, per rumori notturni





Gentile avvocato, io e mio marito abbiamo un problema. Abbiamo concesso in locazione, il nostro appartamento all'ultimo piano di un condominio, a due ragazze rumena; ci avevano detto che erano qui a Rimini per studi universitari. Adesso, tramite un nostro parente, abbiamo scoperto che si prostituiscono nel nostro appartamento ed hanno messo anche un annuncio su internet per attirare i clienti. Il canone di locazione è di 400 euro, il contratto è un 4 + 4 anni. Il canone di locazione richiesto rientra nel valore medio di mercato, almeno per gli affitti di Rimini.
L'amministratore di condominio ed i condomini si lamentano dei “rumori” notturni di queste due prostitute, ma il regolamento di condominio non vieta espressamente di fare sesso rumoroso !!!
Quali rischi corriamo come proprietari ?



RISPOSTA



Nessun rischio di natura penale. La semplice concessione in locazione di un appartamento a chi vi esercita il meretricio, non è sufficiente a costituire favoreggiamento della prostituzione.
La legge Merlin (L. 20/02/1958 n. 75) ha vietato l’esercizio delle case di prostituzione: a corollario dell’abolizione delle “case chiuse” e per rendere efficace tale prescrizione che segnava una svolta epocale è stata poi introdotta una serie di sanzioni a carico di avesse favorito la prostituzione. L’art. 3 comma 1 della L. 75/1958 punisce, tra le altre, “chiunque, avendo la proprietà o l'amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione” nonché “chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui”.  

Come si vede, dunque, l’ipotesi sanzionatoria è duplice e riguarda sia chi in maniera diretta affitti un immobile perché venga destinato a casa di prostituzione sia chi, in qualunque modo, favorisca (o sfrutti) l’esercizio della prostituzione.

Ma non ogni locazione di immobile ad una prostituta integra gli estremi del reato di cui all’art. 3 comma 1 n. 8 L. 75/1958 (punito con la reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 258,00 a 10.329,00 euro), dovendo sussistere una reale e concreta volontà da parte del locatore di favorire (o sfruttare) l’esercizio della prostituzione.  

Perché si configuri lo sfruttamento è sufficiente che il proprietario si avvantaggi in maniera diretta della locazione concessa a chi si prostituisce (come nel caso del percepimento di un canone di fitto sproporzionato rispetto ai prezzi di mercato), mentre il favoreggiamento come ricordato da una recentissima pronuncia dei Giudici della Suprema Corte, consiste nell’agevolare, in qualsiasi modo, l’esercizio della prostituzione (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013). La semplice messa a disposizione di un locale a chi si prostituisce non integra da sé gli estremi del favoreggiamento, ancorché vi sia la consapevolezza che nell’immobile l’inquilino eserciterà il meretricio: perché la locazione assuma i connotati della condotta penalmente rilevante sono necessarie “prestazioni e attività ulteriori rispetto a quella della semplice concessione in locazione a prezzo di mercato” (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 28754 del 04/07/2013).

La non punibilità da un punto di vista penalistico però non esonera da ogni forma di responsabilità i proprietari degli immobili che vengono locati a chi esercita la prostituzione, specie se situati all’interno di condomini.
Indipendentemente dall’esistenza o meno di regolamenti condominiali non è comunque consentito arrecare disturbo in generale ai vicini di casa, ad esempio mediante l’emissione di rumori che per orario o intensità risultino eccedenti la normale tollerabilità e quindi molesti: in tal caso, pur ferma restando la responsabilità diretta e personale dell’inquilino per l’emissione di rumori molesti, anche il proprietario dell’immobile potrebbe risponderne civilmente, in quanto custode dell’immobile ai sensi del disposto di cui all’art. 2051 codice civile e responsabile dell’uso della cosa locata, specie ove egli, avvisato dei disturbi, non si attivi per porvi termine.

Art. 2051 del codice civile. Danno cagionato da cosa in custodia. Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.

Vi invito pertanto a diffidare con una raccomandata a/r le due inquiline ad evitare rumori molesti, almeno nelle ore notturne.

Cordiali saluti.

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