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Diniego trasferimento pubblico dipendente in base alla legge 104 del 1992





Gentile avvocato, sono un pubblico dipendente, lavoro presso l'agenzia delle dogane di Bergamo e mi è stato rifiutato il trasferimento ai sensi della legge 104 a Messina, nonostante la grave invalidità di mio padre. Sono residente a Messina nello stesso nucleo familiare di mio padre vedovo (mia madre è morta). Mio fratello è un militare in missione all'estero … se non lo concedono a me il trasferimento ex lege 104 … a chi sennò !!!!
Il diniego al mio trasferimento peraltro, non è nemmeno congruamente motivato. Vorrei che mi aiutasse a scrivere una lettera di risposta ai miei superiori dell'amministrazione statale presso cui lavoro come funzionario.

Distinti saluti.



RISPOSTA



Occorre rispondere al diniego al trasferimento, come segue.

La presente per significarVi quanto segue. Il diniego al trasferimento ex lege 104/92 del 28/03/2013, privo di alcuna congrua motivazione, è giuridicamente illegittimo, alla luce di quanto previsto dai commi 5 e 6 dell'articolo 33 della legge 104 del 1992, oltre che in considerazione della giurisprudenza di merito in materia di diritto al trasferimento del dipendente ex lege 104.

In base a tale norma ho diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al mio domicilio. Il mio datore di lavoro quindi, può produrre rifiuto al trasferimento, motivandolo esclusivamente con ragioni di organizzazione del lavoro; ragione che nel caso in questione sono del tutto assenti.

Sempre secondo il Consiglio Stato , sez. VI, 27 luglio 2007 , sentenza n. 4182, “il beneficio ex art. 33 l. n. 104 del 1992 va certamente riconosciuto laddove il richiedente sia in possesso dei requisiti prescritti dalla legge, ossia il riconoscimento da parte dell'Asl dell'handicap in situazione di gravità dell'assistito, l'insussistenza di ricovero a tempo pieno del medesimo presso le apposite strutture e la relazione di parentela o affinità entro il terzo grado da parte dell'assistito stesso, la continuità dell'assistenza, l'inesistenza di altri parenti o affini che abbiano usufruito della medesima normativa o siano comunque in grado di sopperire alle esigenze del portatore di handicap e, infine, il gradimento del disabile all'assistenza da parte del richiedente.”

Con la presente pertanto, vi invito a consentire il mio trasferimento presso la sede più vicina al mio domicilio, nel rispetto dei principi di buon andamento e di imparzialità della Pubblica Amministrazione, in considerazione dell'interesse pubblico alla tutela dei soggetti portatori di handicap, come sottolineato dal Consiglio di Stato , sez. VI, 25 giugno 2007 , sentenza n. 3566.

Con l'espresso avvertimento che in mancanza si adiranno le vie legali, con ricorso al tribunale del lavoro.

Distinti saluti.

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