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Coltivare marijuana ad uso personale non è reato





Egregio avvocato, sono una studentessa universitaria fuori sede e, insieme alla coinquiline, mie colleghe di corso, abbiamo deciso, tempo fa, di coltivare sul balcone della casa dove viviamo in affitto, due piantine di marijuana, ovviamente per uso personale.

Cosa è successo l'altro giorno ??? L'anziana madre della proprietaria, è venuta a farci visita, per regalarci una ciambella fatta da lei. La signora ha 87 anni ed è completamente rincretinita: è uscita sul balcone ed ha preso delle foglie di “maria” per preparare il sugo della domenica, pensando che fosse basilico o chissà cosa !!! Non ovviamente non ce ne siamo accorte. La domenica successiva, la proprietaria di casa, andando a pranzare a casa di sua madre, si è trovate nel piatto una foglia di marijuana !!!
La rincoglionita ha raccontato di avere preso il “basilico” per il sugo, dalle ragazze della casa in affitto.
Da lì a breve il finimondo. La proprietaria ha detto al telefono alla mia collega che è pronta a denunciarci !!!
Evidentemente il “basilico” non è stato di suo gradimento …

La mia domanda, caro avvocato, è la seguente.

Coltivare due piantine di marijuana a uso personale è reato???



RISPOSTA



Coltivare marijuana a uso personale non è reato, secondo la più recente giurisprudenza di merito dei tribunali italiani. Recentemente, anche il tribunale di Ferrara, con sentenza del 21 marzo 2013, ha affermato tale principio.
Gli imputati erano due giovani arrestati (e immediatamente rilasciati) dai carabinieri due settimane prima. Da una perquisizione domiciliare vennero alla luce quattro piantine di cannabis e otto grammi di stupefacente. Già in sede di indagini preliminari, era stata esclusa la detenzione finalizzata alla cessione a terzi. Era di tutta evidenza che la produzione di marijuana era destinata esclusivamente all’uso personale dei giovani impuatati.
L'articolo 73 della normativa in materia di stupefacenti, legge “Fini-Giovanardi” (D.P.R. 09.10.1990 n° 309) equipara inopinatamente derivati della cannabis, oppiacei e cocaina, contravvenendo a quanto prescritto dal Consiglio d'Europa (decisione del Consiglio d’Europa, la numero 757/gai del 2004) per cui “non si possono equiparare droghe pesanti e droghe leggere, ma è necessaria una differenziazione, a fini sanzionatori”. La predetta questione di legittimità costituzionale è già stata sollevata dalla Corte d’Appello di Roma e sarà presto al vaglio della Corte Costituzionale.
Secondo l'ordinamento giuridico italiano quindi, sono punite penalmente tutte le condotte concernenti gli stupefacenti, salvo quelle che vedono un uso esclusivamente personale, laddove lo Stato ne ammetta l’uso personale, come l’Italia. Tra queste condotte appunto, c’è la coltivazione della cannabis. Se teniamo presente che in base alla normativa italiana non viene punito chi acquista da uno spacciatore una dose, per uso personale, non potrebbero essere condannati i due giovani imputati che erano in possesso di una quantità minima di stupefacente, auto-prodotta dalle loro piantine.
In considerazione di tali argomentazioni, i due imputati sono stati assolti, con sentenza del tribunale di Ferrara.

Tanto premesso, non avete nulla da temere; la denuncia della proprietaria non sarà nemmeno presa in considerazione dagli inquirenti.
Sempre che la signora decida davvero di sporgere denuncia …

Siamo a disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

Cordiali saluti.

Art. 73 D.P.R. 309/1990. Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope

1. Chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall'articolo 14, e' punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000. (1)

1-bis. Con le medesime pene di cui al comma 1 e' punito chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene:

a) sostanze stupefacenti o psicotrope che per quantita', in particolare se superiore ai limiti massimi indicati con decreto del Ministro della salute emanato di concerto con il Ministro della giustizia sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento nazionale per le politiche antidroga-, ovvero per modalita' di presentazione, avuto riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato, ovvero per altre circostanze dell'azione, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale;

b) medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezione A, che eccedono il quantitativo prescritto. In questa ultima ipotesi, le pene suddette sono diminuite da un terzo alla meta' (1).

2. Chiunque, essendo munito dell'autorizzazione di cui all'articolo 17, illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le sostanze o le preparazioni indicate nelle tabelle I e II di cui all'articolo 14 (2), e' punito con la reclusione da sei a ventidue anni e con la multa da euro 26.000 a euro 300.000. (2)

2-bis. Le pene di cui al comma 2 si applicano anche nel caso di illecita produzione o commercializzazione delle sostanze chimiche di base e dei precursori di cui alle categorie 1, 2 e 3 dell'allegato I al presente testo unico, utilizzabili nella produzione clandestina delle sostanze stupefacenti o psicotrope previste nelle tabelle di cui all'articolo 14. (1)

3. Le stesse pene si applicano a chiunque coltiva, produce o fabbrica sostanze stupefacenti o psicotrope diverse da quelle stabilite nel decreto di autorizzazione. (1)

4. Quando le condotte di cui al comma 1 riguardano i medicinali ricompresi nella tabella II, sezioni A, B e C, di cui all'articolo 14 e non ricorrono le condizioni di cui all'articolo 17, si applicano le pene ivi stabilite, diminuite da un terzo alla meta'. (1)

5. Quando, per i mezzi, per la modalita' o le circostanze dell'azione ovvero per la qualita' e quantita' delle sostanze, i fatti previsti dal presente articolo sono di lieve entita', si applicano le pene della reclusione da uno a sei a anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000. (1)

5-bis. Nell'ipotesi di cui al comma 5, limitatamente ai reati di cui al presente articolo commessi da persona tossicodipendente o da assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice, con la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, su richiesta dell'imputato e sentito il pubblico ministero, qualora non debba concedersi il beneficio della sospensione condizionale della pena, puo' applicare, anziche' le pene detentive e pecuniarie, quella del lavoro di pubblica utilita' di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalita' ivi previste. Con la sentenza il giudice incarica l'Ufficio locale di esecuzione penale esterna di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilita'. L'Ufficio riferisce periodicamente al giudice. In deroga a quanto disposto dall'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, il lavoro di pubblica utilita' ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata.

Esso puo' essere disposto anche nelle strutture private autorizzate ai sensi dell'articolo 116, previo consenso delle stesse. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilita', in deroga a quanto previsto dall'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, su richiesta del Pubblico ministero o d'ufficio, il giudice che procede, o quello dell'esecuzione, con le formalita' di cui all'articolo 666 del codice di procedura penale, tenuto conto dell'entita' dei motivi e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena con conseguente ripristino di quella sostituita. Avverso tale provvedimento di revoca e' ammesso ricorso per Cassazione, che non ha effetto sospensivo. Il lavoro di pubblica utilita' puo' sostituire la pena per non piu' di due volte (1).

6. Se il fatto e' commesso da tre o piu' persone in concorso tra loro, la pena e' aumentata.

7. Le pene previste dai commi da 1 a 6 sono diminuite dalla meta' a due terzi per chi si adopera per evitare che l'attivita' delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, anche aiutando concretamente l'autorita' di polizia o l'autorita' giudiziaria nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti.

(1) Comma così modificato dal Decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, convertito in legge, con modificazioni, dalla Legge 21 febbraio 2006, n. 49. (2) Parole così modificate dal Decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, convertito in legge, con modificazioni, dalla Legge 21 febbraio 2006, n. 49.

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