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Il lavoratore a termine può essere licenziato soltanto per giusta causa e non per giustificato motivo





Sono farmacista. Ho ricevuto lettera di licenziamento il 29 gennaio datata 26, per rimodulazione societaria. Prima che impugnassi il licenziamento, la farmacia ha assunto una neolaureata ed ora per ovviare a tutto mi offre il reintegro.
Il contratto sarebbe scaduto il 31/12/15. Ho diritto ad un risarcimento visto che non intendo tornare per mancata fiducia e paura di repressioni?
Nel frattempo ho trovato un lavoro meno remunerato perché le ore lavorate sono inferiori alle precedenti ma ho dovuto accettare. Un lavoro mi serve e comunque è avvenuto prima che mi offrissero il reintegro. Grazie. Cordiali saluti



RISPOSTA



IL LAVORATORE A TERMINE PUO' ESSERE LICENZIATO SOLTANTO PER GIUSTA CAUSA E NON PER GIUSTIFICATO MOTIVO, AI SENSI DELLA NORMA SEGUENTE DEL CODICE CIVILE E DEGLI INDIRIZZI GIURISPRUDENZIALI.

in base al dettato dell'art. 2119 del codice civile, il recesso anticipato dal contratto a termine - sia da parte del datore che del lavoratore - è consentito solo in presenza della cosiddetta giusta causa, ossia di un fatto di gravità tale da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro (Corte App. Milano sentenza del 4.4.2013).
Inoltre, secondo la giurisprudenza, la riorganizzazione dell'assetto produttivo dell'impresa non vale a risolvere in anticipo un contratto di lavoro a tempo determinato, così si è espressa la Cassazione sentenza del 10 febbraio 2009, n. 3276.

ll soggetto che recede prima del termini, non per giusta causa, è tenuto a risarcire l'altra parte; in particolare se a recedere è il datore di lavoro, il lavoratore ha diritto di ricevere le retribuzioni che avrebbe percepito ove il contratto si fosse concluso alla scadenza prefissata (Corte App. Milano 4.4.2013; inoltre tali somme percepite a titolo risarcitorio non concorrono a formare base imponibile ai fini contributivi - INPS, circolare n. 263/1997).

E se il lavoratore ha nel frattempo trovato un altro impiego come nel tuo caso ?

Il risarcimento è da quantificare in relazione a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate fino alla naturale scadenza del contratto, salvo che il datore di lavoro non provi l'aliunde perceptum o dimostri l'assoluta inattività del licenziato nel reperire una nuova occupazione (Cassazione sentenza 1 luglio 2004, n. 12092; Trib. Bolzano 3 ottobre 2008).

Sarò concreto: il tuo stipendio era di 1000 euro al mese ?
Adesso percepisci 800 euro al mese, avendo trovato un nuovo lavoro ?

Il risarcimento sarà pari alla differenza reddituale tra i due stipendi (il vecchio ed il nuovo) calcolata fino al prossimo 31 dicembre, data della scadenza naturale del vecchio contratto di lavoro a termine.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

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