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Diritto di famiglia - Assegno di mantenimento e separazione consensuale e giudiziale



Eugenio da Verona



Buongiorno.

Io e mia moglie stiamo per arrivare ad una separazione consensuale, ma nel frattempo abbiamo sottoscritto un documento tra le parti, senza l´ausilio di un legale, che autorizza lei ad uscire di casa (mia, comprata 6 anni prima di conoscerla) portando la residenza del bimbo che ora ha 15 mesi, nella sua nuova abitazione. Stiamo seguendo da qualche mese un percorso di mediazione familiare, ma i motivi per gli attriti non sembrano diminuire.

Lei lavora e percepisce (più o meno) il mio stesso stipendio, ma dal 2010 ha prospettato la possibilità non remota che l´azienda presso la quale presta servizio chiuda e lei, come tutti gli altri dipendenti, saranno cassaintegrati. In virtù di questi nuovi futuri sviluppi, già lei mi ha anticipato che al posto dei "presunti e ventilati solo verbalmente" 2/300 euro mensili fissi per il nostro bimbo (oltre alla divisione al 50% di spese mediche eventuali) già si arriverebbe al quasi raddoppio del fisso stesso, incidendo questo sulle mie finanze in maniera indelebile. Ora, dato di fatto che lei percepirà una cifra non inferiore a 1000 euro mese netti di cassa integrazione, ha di proprietà ben 2 appartamenti (uno sul mare ligure e uno sul mare adriatico) del valore complessivo totale non inferiore ai 320 mila euro, ha delle disponibilità liquide di circa 100 mila euro e disponibilità in titoli ed azioni di (presumo) circa 100 mila euro, è possibile che tutto ricada su di me, che sono solamente possessore di un appartamento con un mutuo prima casa che durerà ancora per 11 anni, pago (e ho sempre pagato anche quando era in casa) tutte le bollette, pago un leasing per auto (del lavoro precedente, che appena riuscirò cederò lo stesso leasing a chi serve, dato che ora da dipendente utilizzo auto aziendale) ancora per 2 anni e ad oggi percepisco uno stipendio nella norma?

Le sue proprietà, non fanno reddito al fine di "ridistribuire" i carichi di mantenimento?

Grazie e buona giornata.



RISPOSTA



La risposta alla tua domanda è molto semplice: il giudice, al momento della separazione dei coniugi, considera, ai fini della determinazione dell'assegno di mantenimento, l'intero patrimonio mobiliare ed immobiliare dei coniugi.
Gli appartamenti di tua moglie concorrono a determinare il reddito, ai fini della determinazione del mantenimento, esattamente come i titoli azionari e le disponibilità liquide.
Si tratta di beni produttivi di dividendi, interessi ovvero canoni di locazione (tua moglie deve concedere gli appartamenti di sua proprietà, in locazione, non potendo permettersi di tenerli a sua disposizione).
Il giudice non considera soltanto il reddito da lavoro dipendente o autonomo, ma il coacervo di utilità economiche che entrano annualmente, nella titolarità giuridica del coniuge.
E' ovvio che, nell'eventualità in cui tua moglie non voglia considerare tutti i suoi beni mobili ed immobili, ai fini della determinazione del mantenimento, dovrete percorrere, inevitabilmente, la strada particolarmente onerosa della separazione giudiziale (... e non della separazione consensuale).
Il giudice con sentenza, al termine del processo, determinerà l'importo dell'assegno di mantenimento da versare, a favore del coniuge e del figlio non autosufficiente, alla luce dell'intero patrimonio giuridico dei coniugi e delle passività che gravano sugli stessi (ad esempio le rate del mutuo ovvero i costi del leasing).
Se posso permettermi di darti un consiglio, fai tutto il possibile e l'impossibile per evitare la separazione giudiziale; si tratta di un processo che si articola in numerose udienze e che comporta spese legali notevoli.
Ritengo inoltre, preferibile un accordo tra i coniugi sulle condizioni della separazione (assegno di mantenimento, affidamento dei figli), rispetto alla decisione di un giudice che spesso ignora le reali esigenze della famiglia, al momento della redazione della sentenza.
Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.

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