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Ripetizione del patto di prova in due successivi contratti di lavoro per le medesime mansioni





E' possibile la ripetizione del patto di prova in due successivi contratti di lavoro per le medesime mansioni. Tale ripetizione è nulla o annullabile e quale autorità decide se è nullo o annullabile ?



RISPOSTA



La nullità o la validità del periodo di prova è rimessa alla valutazione di merito del giudice, insindacabile in quanto prettamente discrezionale, seppure motivata. Facciamo un esempio: il datore di lavoro licenzia il dipendente per mancato superamento del periodo di prova.
Il dipendente impugna il licenziamento in ragione della nullità del “secondo” patto di prova, con ricorso al tribunale del lavoro.
Il giudice dovrà valutare nel merito, se il secondo patto di prova avrebbe potuto avere una sua ragion d'essere, nel senso che … era ragionevolmente necessario mettere nuovamente alla prova il comportamento e la personalità del lavoratore in relazione all’adempimento di una prestazione lavorativa sebbene di livello inferiore, ma ontologicamente differente da quella di livello superiore (ad esempio un impiegato contabile potrebbe non essere in grado di fare brillantemente il magazziniere).

L'onere della prova su chi ricade ? Piccolo particolare di estrema importanza …
Nonostante quanto previsto dalla sentenza n.23381 del 3 novembre 2014, con cui la Corte di Cassazione ha affermato quanto segue:
“è possibile un nuovo periodo di prova nell’ambito di un secondo rapporto di lavoro stipulato tra le parti per lo svolgimento delle medesime mansioni. Il motivo della ripetizione è fornire una previsione probatoria atta a soddisfare esigenze di valutazione più complessive sulle attitudini personali e non solo professionali del lavoratore in rapporto al carattere definitivo delle responsabilità a lui attribuite”, l'onere della prova ricade sul datore di lavoro.

Vorrei citare pertanto la massima della seguente sentenza.

“La ripetizione del patto di prova in due successivi contratti di lavoro tra le stesse parti è ammissibile solo se essa, in base all’apprezzamento del giudice di merito, risponda alla suddetta causa, permettendo all’imprenditore di verificare non solo le qualità professionali, ma anche il comportamento e la personalità del lavoratore in relazione all’adempimento della prestazione, elementi suscettibili di modificarsi nel tempo per l’intervento di molteplici fattori, attinenti alle abitudini di vita o a problemi di salute”.
(Cass. 22 giugno 2012, n. 10440)

Il datore di lavoro dovrà dimostrare al giudice che il secondo patto di prova era necessario in quanto “nel frattempo”, il dipendente ha ridotto la sua capacità lavorativa per problemi di salute, ha ricevuto contestazioni disciplinari che mettono in dubbio la sua integrità, nel frattempo ha iniziato ad avere problemi con l'alcool, oppure semplicemente non è detto che un impiegato contabile sia altrettanto bravo a scaricare pesi in magazzino !
Sarà poi il tribunale del lavoro ad esprimersi circa la validità e la necessità di questo secondo periodo di prova.


A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

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