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Il Decreto Dignità e il contratto a tempo determinato, limite temporale, proroghe, rinnovi, sanzioni ed eccezioni





Il Decreto Dignità, a seguito dell’approvazione da parte del Senato della Repubblica è divenuto legge: in data 7 agosto 2018, il Senato ha approvato senza modifiche il testo approvato dalla camera del decreto legge 87/2018.

Quali sono le novità in tema di contratti di lavoro a tempo determinato? Quando entreranno in vigore le nuove regole in materia di rapporto di lavoro a termine e di lotta al precariato?

La nuova normativa sui contratti a termine si applicherà dal prossimo 1° novembre; il legislatore ha però previsto un periodo transitorio, sino al 31 ottobre 2018, entro il quale per i rinnovi e le proroghe si continueranno ad usare le vecchie regole a cui fanno riferimento le consulenze pubblicate in questa pagina web.

In base al nuovo articolo 19 del decreto legislativo n. 81 del 2015, come novellato dalla legge di conversione del decreto dignità, al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a dodici mesi. Il rapporto di lavoro a termine potrà avere una durata superiore a dodici mesi, ma comunque non eccedente i ventiquattro mesi complessivi, soltanto in tassative fattispecie previste dalla legge:

a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori;

ovvero

b) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.


Sono previste pesanti sanzioni per il datore di lavoro, in caso di mancato rispetto del termine di durata massima dei rapporti di lavoro a termine: il nuovo articolo 19 del d.lgs. 81 del 2015 prevede che in caso di stipulazione di un contratto di durata superiore a dodici mesi, in assenza delle condizioni di cui al comma 1 (esigenze temporanee e oggettive, sostitutive, connesse a incrementi temporanei), il contratto a termine si trasforma in contratto a tempo indeterminato, dalla data di superamento del termine di dodici mesi!

Se prima la legge dello Stato prevedeva quanto segue:

“la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i trentasei mesi”

Adesso la legge prevede un limite temporale massimo di 24 mesi e non di 36 mesi!

Quali differenze invece tra proroghe e rinnovi di rapporti di lavoro a termine?

Innanzitutto, secondo il nuovo articolo 21 del decreto legislativo n. 81 del 2015, novellato dal decreto dignità, il contratto a termine può essere rinnovato solo a fronte delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1 (esigenze temporanee e oggettive, sostitutive, connesse a incrementi temporanei). Il contratto a termine invece può essere prorogato liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente ai primi dodici mesi di lavoro a termine, soltanto in presenza delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1 (esigenze temporanee e oggettive, sostitutive, connesse a incrementi temporanei).

Il rinnovo del contratto a tempo determinato deve essere consacrato in un atto scritto; tale documento sottoscritto dal datore di lavoro e dal lavoratore contiene, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze di cui al comma 1(esigenze temporanee e oggettive, sostitutive, connesse a incrementi temporanei), in base alle quali il rapporto di lavoro a termine viene rinnovato di comune accordo; in caso di proroga dello stesso rapporto a termine, l’indicazione scritta delle particolari esigenze di cui sopra, è necessaria soltanto quando il termine complessivo dei rapporti a termine eccede i dodici mesi. Se non eccede i dodici mesi, non sarà necessario motivare la proroga del contratto di lavoro a termine.

In sintesi, il rinnovo del contratto a termine deve essere sempre motivato per iscritto, con una causale in linea con le esigenze aziendali temporanee e oggettive, sostitutive, connesse a incrementi temporanei di cui al comma 1.

La proroga del rapporto a termine deve essere motivata alla luce della predetta causale, soltanto quando il termine complessivo dei rapporti a termine eccede i dodici mesi.

Quali sanzioni prevede il nuovo articolo 21 d.lgs. n. 81/2015, in materia di proroghe e rinnovi? In caso di violazione delle norme in materia di proroghe e rinnovi, il contratto a termine si trasforma in contratto a tempo indeterminato. Sono previste però alcune eccezioni: i contratti per attività stagionali, di cui al comma 2 del presente articolo, possono essere rinnovati o prorogati anche in assenza delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1. Altra eccezione sono i contratti a termine stipulati dalle pubbliche amministrazioni.

Da evidenziare inoltre che il numero massimo di proroghe, nell’arco temporale di 24 mesi (anziché 36 mesi) è sceso a quattro anziché cinque. Alla quinta proroga scatta la sanzione per il datore di lavoro della trasformazione del contratto a termine, in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

A partire dal prossimo primo novembre quindi, leggendo le seguenti consulenze, il limite di 36 mesi dovrà intendersi ridotto a 24 mesi! Il numero massimo di proroghe del rapporto a termine non sarà pari a 5 ma a sole 4 proroghe contrattuali!




Differenza tra proroga e rinnovo successione di contratti di lavoro a tempo determinato





Salve mi chiamo Arianna e ho 21 anni, lavoro nel campo del commercio come commessa da 1 anno e 9 mesi, inizialmente con un contratto di 3 mesi poi alla scadenza prorogato a 1 anno, scaduti questi 12 mesi (il 30 settembre 2016) è stato nuovamente prorogato per altri 6 mesi con il termine il 31 marzo 2017 senza nessuna interruzione lavorativa, mi è stato poi comunicato che mi verrà nuovamente prorogato per un'ultima volta per 12 mesi dopodiché si deciderà per un contratto a tempo indeterminato o un licenziamento. Mi sorge un dubbio però, leggendo su internet e sentendo qualche voce di corridoio, mi sono accorta che tra la fine di un c contratto a termine e l'inizio di un nuovo contratto a termine, cioè tra una proroga e l'altra il lavoratore di legge dovrebbe sospendere l'attività lavorativa per 10 o 20 giorni in base ai mesi lavorati precedentemente.
Perciò la mia domanda è questa, lo stacco lavorativo tra una proroga e l'altra mi spetta? grazie

RISPOSTA



Dobbiamo distinguere concettualmente il termine proroga dal termine rinnovo, ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 81 del 2015, di riforma dei contratti di lavoro.
La sospensione di 10 o 20 giorni si applica in caso di rinnovo e non di proroga.

Esempio di proroga: contratto a termine stipulato il 1 marzo fino al 30 giugno. In data 28 giugno, le parti decidono di prorogare il contratto fino al 31 luglio. Essendo una proroga, non si applica alcun periodo di sospensione, né di 10 giorni né di 20 giorni.

Esempio di rinnovo: contratto a termine stipulato il 1 marzo fino al 30 giugno. In data 4 luglio, a contratto scaduto, le parti decidono di RINNOVARE il contratto per le medesime mansioni, di ulteriori due mesi. In questo caso, trattandosi di rinnovo e non di proroga, occorre rispettare la vacanza di 10 giorni tra un contratto e l'altro.
Dal contenuto della tua email, mi pare di capire che si tratti di proroghe e non di rinnovi, quindi non si evidenzia alcuna irregolarità, circa il mancato rispetto del termine di sospensione di 10/20 giorni. Non si applica alcun termine di sospensione.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Differenza tra proroga e rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato. Limite massimo di 36 mesi si applica anche nel caso in cui il dipendente ha lavorato in precedenza per la stessa azienda, a tempo indeterminato





Sono stato assunto per 6 mesi da una azienda dove in passato ero a tempo indeterminato, volevo capire se alla scadenza l'azienda potrà riassumermi dopo 10 giorni dandomi nuovamente un tempo determinato. Grazie

RISPOSTA



Dobbiamo distinguere tra la proroga del contratto a termine di cui al comma 1 dell'articolo 21 del decreto legislativo 81 del 2015, dal rinnovo del contratto a termine di cui al comma 2 del medesimo articolo.

Per proroga, tecnicamente, intendiamo lo spostamento in avanti del termine finale del rapporto di lavoro a termine.
Per rinnovo, tecnicamente, intendiamo un nuovo contratto a termine, stipulato nel rispetto del periodo di vacanza di 10 o 20 giorni.

Fermo il rispetto del termine massimo di 36 mesi, di cui all'articolo 20 del decreto legislativo 81 del 2015, ossia il Jobs act.

Con il consenso del dipendente, il contratto a termine può essere prorogato per un massimo di cinque volte nell’arco di trentasei mesi.
Esempio di proroga: la scadenza del contratto è il 31 luglio 2017 e domani, 24 luglio, il datore di lavoro ti chiede di spostare in avanti la scadenza del rapporto di lavoro a termine dal 31 luglio al 31 ottobre.

1. Il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a trentasei mesi, e, comunque, per un massimo di cinque volte nell’arco di trentasei mesi a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della sesta proroga.

Esempio di rinnovo: il contratto a termine di durata superiore a sei mesi, è scaduto lo scorso 30 giugno, quindi il datore di lavoro, trascorsi oltre venti giorni dalla scadenza, oggi 24 luglio, ti convoca per un rinnovo del rapporto di lavoro a termine, nel pieno rispetto del periodo di vacanza tra il prevedente contratto ed il nuovo contratto, oggetto di rinnovo.

2. Qualora il lavoratore sia riassunto a tempo determinato entro dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore a sei mesi, il secondo contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato. Le disposizioni di cui al presente comma non trovano applicazione nei confronti dei lavoratori impiegati nelle attività stagionali

Fermo quanto previsto dall'articolo 20 del predetto decreto, in materia di durata massima del rapporto di lavoro a termine.

“... la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro, non può superare i trentasei mesi. Ai fini del computo di tale periodo si diene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni di pari livello e categoria legale, svolti tra i medesimi soggetti, nell’ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato. Qualora il limite dei trentasei mesi sia superato, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di tale superamento”.

Tanto premesso, rispondo alla tua domanda: la circostanza di avere lavorato in precedenza a tempo indeterminato per la stessa azienda, non impedisce al datore di lavoro di rinnovare o prorogare il rapporto di lavoro a termine, fermo il limite massimo di 36 mesi di cui all'articolo 20 d.lgs. 81/2015(36 mesi di lavoro a tempo determinato).

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: