Licenziamento dipendente che naviga sul web durante l'orario di servizio





Gentile avvocato, sono un dipendente della Regione XXXXX; il mio collega di stanza trascorre intere giornate di lavoro, utilizzando il computer in dotazione all'ufficio, navigando su internet per motivi personali. Ore ed ore passate a scaricare musica, video porno, oltre ad aggiornare il suo profilo sui vari social … un vero maniaco della navigazione sul web!
Il mio collega, in modo strafottente, afferma che nessun dirigente potrebbe mai licenziarlo perché controllare la sua “navigazione” sul web, equivale ad un controllo a distanza di cui all'articolo 4 dello statuto dei lavoratori.

Tanto premesso, il mio collega potrebbe essere licenziato per giusta causa ?

RISPOSTA



Il dipendente che usa la connessione internet aziendale per fini personali, per molte ore al giorno, nel giro di un arco temporale piuttosto lungo, potrebbe essere licenziato per giustificato motivo soggettivo, secondo quanto previsto dalla corte di cassazione, sentenza n. 14862 del 2017. La cassazione ha confermato l'orientamento del tribunale di Bologna che aveva escluso che i controlli effettuati dall'azienda, per accertare l'utilizzo indebito della connessione internet, possano configurare illeciti controlli a distanza dell'attività del dipendente. Secondo l'articolo 4 dello statuto dei lavoratori, i controlli a distanza del dipendente possono essere previsti esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, nel rispetto della dignità professionale del lavoratore.

Il datore di lavoro, nel caso di cui alla sentenza di cassazione, non ha effettuato un controllo a distanza di carattere illecito, né ha violato la privacy del dipendente, in quanto non ha controllato la tipologia dei dati che sono stati scaricati dal lavoratore.

Il datore di lavoro ha accertato esclusivamente, sul computer del dipendente, un traffico di connessione non inerente all'attività lavorativa ed agli scopi aziendali, senza entrare nel merito di dati personali del lavoratore e senza prendere atto di dati sensibili, quali la scelte politiche, religiose e sessuali dello stesso.

Non è stata violata la privacy del dipendente, né i diritti previsti dalla legge 300 del 1970. Controllare il traffico di connessione, senza entrare nel merito della “cronologia” ossia dei siti web visitati, ma soltanto accertando l'assenza di inerenza della navigazione, effettuata dal dipendente durante l'orario di servizio, all'attività lavorativa, non equivale all'utilizzo di “strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori”.

Art. 4 statuto dei lavoratori. Impianti audiovisivi.

1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell'Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell'Ispettorato nazionale del lavoro. I provvedimenti di cui al terzo periodo sono definitivi.

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.

3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

Trattasi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo e non per giusta causa ai sensi dell'articolo 2119 del codice civile, poiché il danno cagionato all'azienda dalla navigazione del dipendente, è stato considerato di minimo importo dai giudici di Cassazione.

Di conseguenza, al dipendente licenziato per giustificato motivo soggettivo, spetta il preavviso, non trattandosi di licenziamento in tronco.

Art. 2119 del codice civile. Recesso per giusta causa.

Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede, per giusta causa compete l'indennità indicata nel secondo comma dell'articolo precedente.


La sentenza di cassazione si riferisce ad un dipendente di una ditta privata, ma i principi contenuti nella stessa potrebbe essere tranquillamente estesi anche ai pubblici dipendenti.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: