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Violazione dell'obbligo di riservatezza dei dati in possesso dell'azienda





Buongiorno, lavoro in un'agenzia e circa un mese fa ho mandato il curriculum ad un cliente che seguo. All'interno del cv erano elencati anche i nomi di alcuni altri clienti per i quali lavoro (clienti dell'agenzia ovviamente).
La notizia dell'invio di questo curriculum potrebbe essere stato rivelato - dal cliente stesso che l'ha ricevuto - al mio datore di lavoro.
Vorrei sapere se ai sensi della legge sulla riservatezza dei dati 2105 e art 622 e 623 cp, rischio qualcosa e in che termini.

grazie mille, saluti

 

RISPOSTA



A mio parere, sussiste un rischio concreto di sanzione disciplinare, per violazione dell'obbligo di riservatezza, posto a carico del lavoratore subordinato, dall'articolo 2105 del codice civile, norma dettata dal legislatore in materia di obbligo di fedeltà del dipendente.
L'obbligo di fedeltà del dipendente si estrinseca in due punti cardine: l'obbligo di riservatezza ed il divieto di concorrenza nei confronti del datore di lavoro.

Inviare ad un cliente dell'agenzia, un CV contenente l'elenco dei clienti del datore di lavoro configura una violazione dell'obbligo di riservatezza, poiché il dipendente avrebbe divulgato indebitamente notizie relative all'organizzazione interna della sua azienda.
A mio parere, state la gravità della violazione commessa dal dipendente, il datore di lavoro potrebbe procedere al licenziamento in tronco per giusta causa. La divulgazione dell'elenco clienti del datore di lavoro è una violazione connotata da una così grave negligenza, da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia che lega il dipendente alla sua azienda, rendendo impraticabile, per l'avvenire, il rapporto di lavoro.

Il datore di lavoro potrebbe anche chiedere un risarcimento danni al dipendente, laddove riuscisse a dimostrare che la divulgazione dell'elenco clienti ha creato un danno in termini di calo del fatturato ovvero danno all'immagine aziendale. Non sarà semplice per il datore di lavoro fornire tale prova in sede di contenzioso civile.

Escludo che tu possa avere commesso un reato: non hai violato nessun segreto professionale, non essendo un giornalista, né si tratta di circostanze coperte dal segreto bancario.

Escludo che tu possa avere divulgato un segreto scientifico oppure industriale, visto che l'elenco dei clienti dell'azienda non è certamente coperto da un brevetto …

... né tanto meno hai comunicato dati sensibili, quali i dati giudiziari oppure i dati che rilevano l'orientamento politico, religioso, sessuale, ovvero i dati attinenti allo stato di salute della persona. Si tratta di dati personali, tuttavia non si tratta di dati sensibili !

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Art. 2105 del codice civile. Obbligo di fedeltà.
Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Articolo n.622 del codice penale. Rivelazione di segreto professionale.
1. Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto , lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da 30 euro a 516 euro .
2. La pena è aggravata se il fatto è commesso da amministratori, direttori generali, dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari , sindaci o liquidatori o se è commesso da chi svolge la revisione contabile della società .
3. Il delitto è punibile a querela della persona offesa .


Articolo n.623 del codice penale. Rivelazione di segreti scientifici o industriali.
1. Chiunque, venuto a cognizione per ragione del suo stato o ufficio, o della sua professione o arte, di notizie destinate a rimanere segrete, sopra scoperte o invenzioni scientifiche, o applicazioni industriali, le rivela o le impiega a proprio o altrui profitto, è punito con la reclusione fino a due anni .
2. Il delitto è punibile a querela della persona offesa .

Fonti: