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Cosa accadrebbe ai lavoratori che hanno presentato la domanda di pensione per quota 100, se il decreto legge non fosse convertito in legge





Medico ospedaliero in data 30 gennaio 2019 presentato all'INPS tramite patronato domanda di pensionamento per quota 100, nella quale rientro ampiamente, e poi presentato domanda di dimissioni alla Azienda ospedaliera a partire dal 1 agosto 2019.
La domanda di dimissioni reca la dicitura "domanda di recesso dal contratto con diritto al trattamento pensionistico a decorrere dal 1 agosto 2019 ( Quota 100)"
Essendo le dimissioni un atto irrevocabile da parte del richiedente nel caso che il decreto legge quota 100 non fosse per qualsiasi motivo convertito in legge definitiva e decadesse decadrebbe anche la mia richiesta di dimissioni oppure mi ritroverei dimissionario e senza pensione?
Chiedo che non sia pubblicata sul vostro sito il quesito e la relativa risposta e neppure alcun riferimento ai miei dati anagrafici.
Distinti Saluti

 

RISPOSTA



Si tratta di una un'istanza di dimissioni "per pensionamento"!
Nel mondo del diritto ci sono dimissioni per giusta causa, dimissioni per motivi personali con preavviso, dimissioni per pensionamento etc etc
Sempre nel mondo del diritto, capita di imbattersi nell'istituto giuridico della condizione sospensiva (articolo 1353 del codice civile). La condizione sospensiva subordina l'efficacia della dichiarazione negoziale ad un avvenimento futuro e incerto.
Sebbene il codice civile abbia prevista la condizione sospensiva e risolutiva soltanto in ambito contrattuale, si tratta di un istituto di carattere generale, applicabile anche in campo amministrativo e giuslavoristico.
La domanda di dimissioni dal servizio con diritto alla pensione di anzianità-vecchiaia è, con tutta evidenza, logicamente sottoposta ad una condizione di carattere sospensivo … ossia il configurarsi del diritto alla pensione di anzianità-vecchiaia.
Se questo diritto dovesse venire meno, non si realizzerà la condizione giuridica, causa dell'istanza di dimissioni per pensionamento.

Passiamo agli aspetti più concreti della presente consulenza, con un esempio molto pratico.

Quanto un decreto legge non viene convertito in legge dello Stato, il Parlamento, come previsto dalla Costituzione, regola i rapporti giuridici sorti in pendenza di efficacia del decreto legge decaduto, sempre con legge dello Stato oppure con un successivo decreto legge (il fenomeno costituzionale dei decreti legge catenaccio)!
Se il decreto legge della quota 100 (decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019) non dovesse essere convertito, il governo adotterà un nuovo decreto legge per disciplinare le istanze di pensionamento "quota 100" già presentate. Il nuovo decreto legge prevederà che le predette domande di pensionamento "quota 100" dovranno intendersi "tamquam non esset", ossia come se non fossero mai state presentate.

A prescindere dall'istituto della condizione sospensiva … in caso di mancata conversione in legge del decreto legge, ci sarà un nuovo decreto legge “salva poveri illusi di andare in pensione con quota 100” … ossia un nuovo decreto legge che annullerà gli effetti delle dimissioni presentate in vigenza del precedente decreto legge!

Articolo 77 della Costituzione
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: