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Assegno di divorzio ispirato al principio di autoresponsabilità del coniuge





Sono invalida al 100%, percepisco una pensione di € 800 + €500 di accompagnamento, mi sto separando ma mio marito non vuole darmi nulla benché percepisce uno stipendio di €1700 più €360 di un'entrata derivante da un suo appartamento di proprietà che ha affittato. siamo in separazione dei beni e viviamo in affitto....
Che diritti posso avere per avere un po'di serenità??
Resto in attesa di un vostro riscontro porgo distinti saluti

 

RISPOSTA



La norma di legge che disciplina l'assegno di mantenimento spettante al coniuge separato, economicamente debole, è piuttosto laconica. Si tratta dell'articolo 156 del codice civile.

Art. 156 del codice civile. Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi.
Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall'altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.
L'entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell'obbligato.
Resta fermo l'obbligo di prestare gli alimenti di cui agli articoli 433 e seguenti.
Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all'adempimento degli obblighi previsti dai precedenti commi.


In sede di separazione legale, l'assegno di mantenimento ha la funzione di consentire al coniuge economicamente più debole di mantenere lo stesso tenore di vita di cui ha goduto in costanza di matrimonio. In concreto, ha la funzione di riequilibrare i redditi percepiti dai due coniugi.

Nel caso “de quo”, abbiamo la moglie che percepisce un reddito complessivo di 1300 euro mensili ed un marito che percepisce un reddito complessivo di 1900 euro mensili circa (considera che il canone di locazione pari a 360 euro mensili è calcolato al lordo delle imposte!).

Se il nucleo familiare, in costanza di matrimonio, aveva un tenore di vita parametrato ad entrate complessive pari a 3200 euro, al fine di riequilibrare i redditi tra i coniugi, il marito sarà condannato a versare in favore della moglie, un assegno di mantenimento mensile pari a 250 – 300 euro.

Tuttavia, già in sede di divorzio (sei mesi dopo la separazione consensuale ovvero un anno dopo la separazione giudiziale), secondo quanto previsto dalla sentenza di cassazione civile, sez. I, sentenza 10/05/2017 n° 11504, in base alla quale “il giudice del divorzio, in relazione alla statuizione sull’assegno di mantenimento, dovrà informarsi al “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto alla loro indipendenza o autosufficienza economica”, tale assegno di mantenimento potrebbe-dovrebbe essere revocato oppure ridotto ai minimi termini (ossia non oltre 100 euro al mese).
O meglio … in sede di divorzio sarà un tuo preciso onere probatorio, dimostrare che le tue condizioni di salute non ti consentono di essere autosufficiente dal punto di vista economico, percependo un reddito complessivo pari a 1300 euro.
… e non sarà facile visto che lo stipendio medio di un lavoratore dipendente italiano è persino inferiore a tale importo!!!

Tanto premesso e considerato, in sintesi:

a)in sede di separazione legale da tuo marito, avrai diritto ad un mantenimento mensile pari a circa 250 euro, ai sensi dell'articolo 156 del codice civile

b)tale assegno di mantenimento verrà meno o sarà sensibilmente ridotto già in sede di divorzio (sei mesi dopo la separazione consensuale ovvero un anno dopo la separazione giudiziale), salvo che tu riesca a dimostrare che non sei in grado di sopravvivere economicamente con un reddito pari a 1300 euro mensili, per motivi attinenti al tuo stato di salute (ingenti spese mediche ad esempio).

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: