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Diritto all'assegno divorzile della moglie che rinuncia alla carriera per assistere figlio disabile





Egregio avvocato, vorrei raccontarle la mia storia! Mi chiamo Angelica e mio marito, dopo dieci anni di matrimonio ha chiesto dapprima la separazione e adesso il divorzio.
Facciamo un passo indietro…

Due coniugi, colleghi nella stessa azienda, si sono conosciuti sul posto lavoro e, dopo pochi anni di fidanzamento, si sono sposati. Al momento del matrimonio, svolgevano ambedue il lavoro da impiegati, con uno stipendio di 1900 euro netti mensili.
Dal loro matrimonio nasce un figlio con un grave handicap. La moglie, per assistere al figlio con riconoscimento di gravità dell'handicap, ai sensi della legge 104 del 1992, utilizza il congedo biennale straordinario, i permessi mensili e tutto quanto concede la normativa in materia di rapporto genitori-figli. Tutto ciò la mette ovviamente in cattiva luce agli occhi del suo datore di lavoro!

Dopo dieci anni di matrimonio, la moglie è ancora una semplice impiegata, mentre il marito è diventato un top manager da 5000 euro al mese, avendo avuto la possibilità di dedicarsi a 360 gradi al suo lavoro, al contrario della madre di suo figlio.
Il top manager, dopo dieci anni di matrimonio, si invaghisce di una giovane stagista poco più che ventenne e chiede dapprima la separazione e poi il divorzio dalla moglie. In sede di divorzio, l'avvocato del marito chiede la revoca del mantenimento, disposto in sede di separazione legale, giacché la moglie avrebbe già redditi adeguati (quasi 2000 euro al mese), oltre che evidenti potenzialità professionali, citando alcune sentenze della Cassazione!
In particolare, l'avvocato del marito cita la sentenza Cassazione civile, sez. I, sentenza 10/05/2017 n° 11504, in base alla quale il giudice del divorzio, in relazione alla statuizione sull’assegno di mantenimento, dovrà informarsi al “principio di autoresponsabilità” economica di ciascuno degli ex coniugi, riferendosi soltanto alla loro indipendenza o autosufficienza economica.

Mi risulta che la sentenza della Cassazione civile del maggio 2017, sia stata superata da una sentenza della Cassazione a sezioni unite del 2018; è vero? Posso pretendere la conferma dell'assegno di mantenimento, anche in sede di determinazione dell'assegno divorzile? E' in corso il processo di divorzio giudiziale dei coniugi, dopo una separazione consensuale.

 

RISPOSTA



A proposito dell'interpretazione dell'articolo 5 comma 6 della legge n. 898 del 1970, è intervenuta recentemente la sentenza della Cassazione sezioni unite n. 18287 del 2018.

La sentenza della Cassazione n. 18287 del 2018 risponde ad esigenze di civiltà giuridica nell'ambito del diritto di famiglia e della determinazione dell'assegno divorzile!
Perché in un caso come quello narrato nella tua email, sarebbe irragionevole revocare il mantenimento alla moglie, già disposto in sede di separazione!
Sarebbe irragionevole visto che ha sacrificato la sua carriera per assistere suo figlio, avvantaggiando la carriera del marito!

 Sentenza Corte Suprema di cassazione Sezioni Unite Sentenza n. 18287 del 11/07/2018

Fino ad oggi, in materia di determinazione dell'assegno divorzile, la Cassazione oscillava tra il buonismo ed il cattivismo … adesso si sono pronunciate le sezioni unite, mettendo la parola fine ad ogni diatriba di carattere giurisprudenziale!
La Cassazione introduce il concetto di criterio integrato della determinazione dell'assegno divorzile, fondato sulla concretezza e molteplicità dei modelli familiari attuali!

Si applica, in caso di determinazione dell'assegno divorzile, secondo la Cassazione, un profilo assistenziale, se relazione coniugale è stata caratterizzata da uno squilibrio nella realizzazione professionale dei coniugi.
Si applica invece un semplice ed eventuale profilo contributivo – compensativo, in presenza di un'evidente situazione di squilibrio reddituale tra ex coniugi. L'adeguatezza dei mezzi reddituali del coniuge economicamente debole, deve essere valutata non soltanto in modo oggettivo, ma anche in funzione di quello che si è contribuito a realizzare in funzione della vita familiare.

In caso di matrimonio di lunga durata, nel caso in cui un coniuge-genitore abbia sacrificato la sua carriera, nel corso degli anni, per l'assistenza in favore di un figlio disabile, avvantaggiando in un certo senso il marito, anche per quanto riguarda gli aspetti relativi alla sua carriera, sarà ancora necessario rifarsi al criterio del precedente tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio, al momento della determinazione dell'assegno divorzile.
La moglie, avrà diritto all'assegno divorzile, anche se percepisce uno stipendio di quasi 2000 euro nette mensili, per la semplice circostanza che, in costanza di matrimonio, il tenore di vita dei coniugi era “tarato” in base al reddito molto più elevato del marito manager. Tutto questo perché la moglie, nel corso degli anni, ha sacrificato la sua carriera per evidenti esigenze del suo nucleo familiare.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: