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Requisiti soggettivi di onorabilità, sentenza penale definitiva di condanna per contravvenzioni





Ho subito una condanna a 2200 € di ammenda a causa di una visita medica fatta in ritardo per un lavoratore notturno.
Questo tipo di reato contravvenzionale prevedeva una pena detentiva o in alternativa l'ammenda. Mi è stata comminata solamente l'ammenda. Non ho oblato pur potendolo fare ed ora ho perso anche in Cassazione. Sono amministratore di una casa di riposo ed il relativo decreto del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia esclude dalla possibilità di rivestire questo ruolo a coloro che abbiano riportato UNA SENTENZA PENALE DEFINITIVA DI CONDANNA PER CONTRAVVENZIONI RELATIVE A NORME DI LAVORO NON CONCILIABILI IN VIA AMMINISTRATIVA.

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE 13 luglio 2015, n. 0144/Pres.  - Regolamento di definizione dei requisiti, dei criteri e delle evidenze minimi strutturali, tecnologici e organizzativi per la realizzazione e per l’esercizio di servizi semiresidenziali e residenziali per anziani.

Ora chiedo se il mio tipo di condanna rientra in questa tipologia, in particolare se la mia condanna ERA CONCILIABILE IN VIA AMMINISTRATIVA ( e quindi posso continuare ad essere amministratore) oppure se NON ERA CONCILIABILE IN VIA AMMINISTRATIVA ( e quindi non posso più rivestire il ruolo di amministratore).

 

RISPOSTA



Il testo del decreto del 13 luglio 2015, n. 0144/Pres. FVG prevede quanto segue:

“... sentenza penale definitiva di condanna, decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per contravvenzioni relative a violazioni di norme in materia di lavoro, di previdenza e di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, non conciliabili in via amministrativa e in particolare per le società cooperative, violazione della legge 3 aprile 2001, n. 142”

La sanzione relativa al reato in questione è prevista dall'articolo 18 bis del d.lgs. n. 66 del 2003.

Art. 18-bis del d.lgs. n. 66/2003. Sanzioni
1. La violazione del divieto di adibire le donne al lavoro, dalle 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, è punita con l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 516 euro a 2.582 euro. La stessa sanzione si applica nel caso in cui le categorie di lavoratrici e lavoratori di cui alle lettere a), b) c), dell'articolo 11, comma 2, sono adibite al lavoro notturno nonostante il loro dissenso espresso in forma scritta e comunicato al datore di lavoro entro 24 ore anteriori al previsto inizio della prestazione.
2. La violazione delle disposizioni di cui all'articolo 14, comma 1, è punita con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da 1.549 euro a 4.131 euro.


La norma sostanziale di riferimento è invece l'articolo 14 comma 1 del decreto legislativo n. 66 del 2003.

1. La valutazione dello stato di salute dei lavoratori notturni deve avvenire a cura e a spese del datore di lavoro, o per il tramite delle competenti strutture sanitarie pubbliche di cui all'articolo 11 o per il tramite del medico competente di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, attraverso controlli preventivi e periodici, almeno ogni due anni, volti a verificare l'assenza di controindicazioni al lavoro notturno a cui sono adibiti i lavoratori stessi.

A proposito di contravvenzioni non conciliabili in via amministrativa è opportuno rilevare che la legge 689/1981 ha introdotto una sostanziale depenalizzazione di numerosi illeciti, innovando la natura della sanzione che da pena criminale assume la qualificazione di sanzione comminata da organi amministrativi; in tali casi è possibile ricorrere alla conciliazione in via amministrativa, ossia un istituto che, pur attesa la sua sostanziale identità, sul piano concettuale e giuridico, con quello dell’oblazione, non è ad esso del tutto assimilabile, almeno da un punto di vista formale, dato il carattere discrezionale inerente alla determinazione, da parte della pubblica amministrazione, della somma da pagarsi dal contravventore (vedi in tal senso le sentenze della Cassazione penale, sez. terza, 17.02.1974, n. 1887, 04.12.1981, n. 10755). Tanto premesso, risulta opportuno circoscrivere le contravvenzioni rilevanti ai fini della concessione dell’onorabilità, a quelle irrogate a seguito della commissione di violazioni nelle materie prospettate per le quali non sia stata applicata la conciliazione in via amministrativa, che peraltro sono le uniche ad essere iscritte nel casellario giudiziale. Tali contravvenzioni saranno ostative finché non DICHIARATE estinte, con cessazione di ogni effetto penale della condanna.

Nel tuo caso, giacché non si tratta di un reato depenalizzato, la cui sanzione potrebbe essere “conciliata” in via amministrativa, possiamo affermare che non sei in possesso dei requisiti di così detta onorabilità, per svolgere la funzione di amministratore.
Nel tuo quesito hai infatti parlato appunto di oblazione ! Se risultano applicabili le norme in materia di oblazione, anziché quelle in materia di conciliazione amministrativa, ciò equivale a dire che non si tratta di un reato depenalizzato, quindi non si tratta di contravvenzione conciliabile in via amministrativa.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: