Fallimento cooperativa sociale a r.l.: responsabilità e conseguenza per l'amministratore unico





La cooperativa sociale a r.l., di cui sono amministratore unico, e' stata dichiarata fallita dal tribunale ed è' stato nominato un curatore. Il debito verso terzi ammonta a circa 700.000 euro, di cui 400.000 per ex dipendenti e 300.000 per Equitalia. A quali responsabilità economiche, civili e penali sono soggetto?



RISPOSTA



Possiamo innanzitutto escludere una tua responsabilità penale, stante l'assenza dei presupposti per la configurazione del reato di bancarotta fraudolenta, di cui all'articolo 216 della legge fallimentare.
Commette il reato di bancarotta fraudolenta,l'imprenditore dichiarato fallito che ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti; è soggetto altresì alle pene previste per la bancarotta fraudolenta, l'imprenditore dichiarato fallito che ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

Passiamo ad esaminare la responsabilità civile; l'amministratore unico di una cooperativa sociale a r.l., può essere sottoposto, come i componenti degli organi di controllo, i direttori generali e i liquidatori, ad azione di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 del codice civile. L'azione è esercitata dal curatore, previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori. Si tratta dell'azione sociale di responsabilità nei confronti dell'amministratore, per episodi di cattiva gestione finanziaria e patrimoniale della cooperativa.
Normalmente, tale azione viene deliberata dall'assemblea ovvero promossa da un gruppo di soci, in caso di danni patrimoniali ingenti, dovuti a scelte inopportune e irragionevoli della governance aziendale-societaria. In caso di azione di responsabilità societaria, esercitata dal curatore fallimentare, in qualità di amministratore unico risponderesti con il tuo patrimonio personale.

Ti ricorso alcune limitazioni previste direttamente dalla legge fallimentare: durante la procedura fallimentare, il fallito non può esercitare alcune professioni (es. avvocato) o rivestire alcune cariche (es.: amministratore di s.p.a.); può svolgere attività di lavoro autonomo ovvero imprenditoriali, soltanto se autorizzato dagli organi del fallimento.
Terminata la procedura fallimentare, non sarà più necessario ottenere la riabilitazione giudiziale al fine di intraprendere una nuova attività commerciale-professionale, in quanto nel 2006, la riforma della legge fallimentare, applicabile anche ai fallimenti già iniziati, ha cancellato la necessità, per il fallito, di ottenere dal Giudice un provvedimento che lo “riabilitasse” dalle incapacità di natura personale in ambito imprenditoriale.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

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