Sentenza dichiarativa di fallimento





In quali condizioni, in quali tempi e con quali modalita' e' possibile proporre revoca‎zione ex art. 395 cpc e seg. avverso la sentenza dichiarativa di fallimento?
E poi: avverso la sentenza o avverso la sentenza che rigetta il reclamo.
E rispetto al ricorso in Cassazione.

RISPOSTA



E' possibile proporre revocazione ordinaria (nonché revocazione straordinaria), ex articolo 395 del codice di procedura civile, nei confronti della sentenza dichiarativa di fallimento e avverso il decreto che decide l'opposizione allo stato passivo fallimentare, in quanto il provvedimento che decide l’opposizione allo stato passivo, conclude un procedimento in unico grado, suscettibile di revocazione, nella maggior parte dei casi, per errore di fatto ai sensi dell’art. 395, n. 4 del codice di procedura civile.
Cosa dobbiamo intendere per errore di fatto ? Ad esempio una confusione tra crediti vantati al momento dell'ammissione al passivo del fallimento. Secondo la giurisprudenza di Cassazione, l’errore di fatto deve consistere nell’affermazione o supposizione dell’esistenza o inesistenza di un fatto la cui verità risulti essere, invece, in modo indiscutibile, esclusa o accertata in base al tenore degli atti o dei documenti di causa.

In quali condizioni è possibile proporre revocazione ex art. 395 cpc nei confronti della sentenza dichiarativa di fallimento ? In presenza dei presupposti di cui all'articolo 395 del codice di rito, in particolare, nel 99% dei casi, laddove sussista un errore di fatto risultante dagli atti o dai documenti di causa.

Diciamo che il reclamo di cui all'articolo 18 legge fallimentare, si basa su argomentazioni giuridiche e fattuali idonee contrastare quanto dichiarato nella sentenza di fallimento; la revocazione ordinaria ex art. 395 c.p.c. invece, è lo strumento utile, fondamentalmente, ad eccepire un errore di fatto (dovuto fondamentalmente a confusione da parte degli organi fallimentari), al fine di revocare la sentenza dichiarativa di fallimento ovvero il decreto che decide l'opposizione allo stato passivo.

I tempi della revocazione ordinaria ?
Quelli soliti di cui al codice di rito.
Sei mesi dalla pubblicazione della sentenza o di trenta giorni dalla sua notificazione. Nel caso più frequente di revocazione ordinaria, ossia “errore di fatto”, abbiamo anche la certezza del dies a quo relativo ai tempi dell'appello (pubblicazione sentenza - notificazione). La certezza del dies a quo, infatti, si ha solo per i casi di revocazione ordinaria, ovverosia nell'ipotesi in cui la sentenza sia l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o dai documenti di causa. In tal caso i termini sono di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza o di trenta giorni dalla sua notificazione.

Modalità ?
Atto di citazione davanti allo stesso giudice (ufficio giudiziario, non giudice persona fisica … ovvio!) che ha pronunciato la sentenza impugnata.

Art. 398 codice di procedura civile. Proposizione della domanda

La revocazione si propone con citazione davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.
La citazione deve indicare, a pena d'inammissibilita', il motivo della revocazione e le prove relative alla dimostrazione dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'articolo 395, del giorno della scoperta o dell'accertamento del dolo o della falsita' o del recupero dei documenti.


Ricorso in Cassazione ?
Sono soggette a revocazione ordinaria ai sensi dell'articolo 395 del codice di rito, soltanto le sentenze pronunciate in grado d'appello o in un unico grado.
Il procedimento di cui all'articolo 18 della legge fallimentare, ossia il reclamo avverso la sentenza di fallimento, si conclude invece con una sentenza di appello che è ricorribile in cassazione nei trenta giorni successivi alla sua notificazione, fondamentalmente per motivi di legittimità di cui all'articolo 360 del codice di procedura civile.

Art. 18 legge fallimentare. Reclamo.

Contro la sentenza che dichiara il fallimento può essere proposto reclamo dal debitore e da qualunque interessato con ricorso da depositarsi nella cancelleria della corte d'appello nel termine perentorio di trenta giorni.
Il ricorso deve contenere:
1) l'indicazione della corte d'appello competente;
2) le generalità dell'impugnante e l'elezione del domicilio nel comune in cui ha sede la corte d'appello;
3) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa l'impugnazione, con le relative conclusioni;
4) l'indicazione dei mezzi di prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti prodotti.

Il reclamo non sospende gli effetti della sentenza impugnata, salvo quanto previsto dall'articolo 19, primo comma.
Il termine per il reclamo decorre per il debitore dalla data della notificazione della sentenza a norma dell'articolo 17 e per tutti gli altri interessati dalla data della iscrizione nel registro delle imprese ai sensi del medesimo articolo. In ogni caso, si applica la disposizione di cui all'articolo 327, primo comma, del codice di procedura civile. Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito del ricorso, designa il relatore, e fissa con decreto l'udienza di comparizione entro sessanta giorni dal deposito del ricorso. Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell'udienza, deve essere notificato, a cura del reclamante, al curatore e alle altre parti entro dieci giorni dalla comunicazione del decreto.
Tra la data della notificazione e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni. Le parti resistenti devono costituirsi almeno dieci giorni prima della udienza, eleggendo il domicilio nel comune in cui ha sede la corte d'appello.
La costituzione si effettua mediante il deposito in cancelleria di una memoria contenente l'esposizione delle difese in fatto e in diritto, nonché l'indicazione dei mezzi di prova e dei documenti prodotti.
L'intervento di qualunque interessato non può avere luogo oltre il termine stabilito per la costituzione delle parti resistenti con le modalità per queste previste. All'udienza, il collegio, sentite le parti, assume, anche d'ufficio, nel rispetto del contraddittorio,tutti i mezzi di prova che ritiene necessari, eventualmente delegando un suo componente.
La corte provvede sul ricorso con sentenza.
La sentenza che revoca il fallimento è notificata, a cura della cancelleria, al curatore, al creditore che ha chiesto il fallimento e al debitore, se non reclamante, e deve essere pubblicata a norma dell'articolo 17.
La sentenza che rigetta il reclamo è notificata al reclamante a cura della cancelleria. Il termine per proporre il ricorso per cassazione è di trenta giorni dalla notificazione. Se il fallimento è revocato, restano salvi gli effetti degli atti legalmente compiuti dagli organi della procedura.

Le spese della procedura ed il compenso al curatore sono liquidati dal tribunale, su relazione del giudice delegato, con decreto reclamabile ai sensi dell'articolo 26.


A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: