I genitori non rispondono dei debiti contratti dal figlio maggiorenne convivente, disoccupato, invalido civile





Egregio Avvocato buon giorno, le scrivo per sottoporle un quesito. Dei debiti contratti dal figlio maggiorenne, disoccupato, invalido civile al 100 per cento per una patologia psichiatrica e convivente con i genitori risponde lui o i genitori?
Ho letto sul web che c’è una sentenza della suprema corte che ritiene responsabili i genitori dei debiti contratti dal figlio disoccupato con essi convivente.
Lei sarebbe in grado di procurarmi una recente sentenza della suprema corte che tolga ogni dubbio in materia? Sarei disposto ad aspettare qualche giorno.

Mi faccia sapere la ringrazio. Cordiali saluti

 

RISPOSTA



Se il figlio maggiorenne è affetto da una patologia psichiatrica, egli non ha capacità di intendere e di volere, pertanto le obbligazioni contratte dall'incapace di intendere e di volere sono annullabili, ai sensi dell'articolo 428 del codice civile. L'azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui l'atto o il contratto è stato compiuto dall'incapace.

Art.428 del codice civile. Atti compiuti da persona incapace d'intendere o di volere
Gli atti compiuti da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d'intendere o di volere al momento in cui gli atti sono stati compiuti, possono essere annullati su istanza della persona medesima o dei suoi eredi o aventi causa, se ne risulta un grave pregiudizio all'autore.
L'annullamento dei contratti non può essere pronunziato se non quando, per il pregiudizio che sia derivato o possa derivare alla persona incapace d'intendere o di volere o per la qualità del contratto o altrimenti, risulta la malafede dell'altro contraente.
L'azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui l'atto o il contratto è stato compiuto.
Resta salva ogni diversa disposizione di legge.

Essendo annullabili, delle obbligazioni private del figlio maggiorenne non risponde né lui né i genitori.

Obbligazioni con Equitalia. Ne risponde il figlio, tuttavia, l'ufficiale giudiziario ha il potere di pignorare i mobili presenti nella casa del debitore, quindi nella casa dei genitori.
Di riflesso, se il figlio è residente con i genitori, i genitori possono vedersi pignorati i loro beni presenti in casa, ai sensi dell'articolo 513 del codice di procedura civile.
Questo potere dell'ufficiale giudiziario di pignorare i mobili di casa e quanto in essi contenuto deriva dall'interpretazione giurisprudenziale dell'art. 513 del codice di procedura civile secondo cui "l'ufficiale giudiziario può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore" ovvero nel luogo in cui quest'ultimo risiede e si trovano i suoi beni. La casa del debitore, nel caso in cui questo sia un figlio maggiorenne ancora convivente con i familiari, coincide pertanto con l'abitazione dei genitori: per questo motivo una volta individuata la residenza del debitore l'ufficiale giudiziario non si limita a ricercare gli oggetti del debitore ma procede a pignorare i beni di valore che vi rinviene. La giurisprudenza d'altro canto ha sempre approvato questo tipo di comportamento ritenendo che l'art. 513 c.p.c. consente di presumere che i beni presenti nell'abitazione appartengano al debitore fino a prova contraria.

Possiamo dire che se il figlio è residente con i genitori, di fatto, l'ufficiale giudiziario entrato in casa, potrebbe pignorare i beni mobili dei genitori presenti in casa.
I genitori hanno quindi una responsabilità di riflesso in caso di pignoramento dei beni presenti nella casa familiare (se il figlio è convivente nella casa familiare).
Ecco cosa prevede la legge; questi concetti sono pacifici anche in giurisprudenza.

Cordiali saluti.

Fonti: