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Richiesta di rimborso al coerede che incassa la sua quota di denaro dell'asse ereditario





Si tratta di una eredità lasciata da mia zia nubile e con fratello pre-morto padre di due figli, io e mio fratello.
La zia e nostro padre erano comproprietari con la stessa quota nella abitazione in cui vivevano.
La zia è mancata il 13 agosto del 2007 lasciando metà dell'abitazione e un conto corrente bancario intestato a lei, a mio fratello ed a me di 100.000 euro. Nel mese seguente con atto notorio sostitutivo io e mio fratello siamo andati presso l'istituto bancario per trasferire 50.000 euro ognuno nel proprio conto. Quindi vi è stato con questa appropriazione di denaro della zia un atto tacito di accettazione all’eredità lasciata della zia.
Qualche mese dopo in fase di dichiarazione di successione, mio fratello ha espresso volontà di rinunciare con i suoi due figli maggiorenni e senza figli, all’eredità della zia, intendo la metà della comproprietà che la zia deteneva dell'abitazione. Così son proseguito nella dichiarazione di successione trovandomi unico erede, ma cosciente che mio fratello accettando quei 50.000 euro metà del conto corrente, era entrato in successione come coerede e l'atto seguente di rinuncia perdeva di valore; per motivi affettivi, ho preferito stare in silenzio senza protestare.

Ora mi chiedo e vi chiedo: se volessi portarlo in giudizio per far revocare l'atto di rinuncia dal tribunale ho ancora il tempo per farlo? O sempre che ci sia ancora tempo, mi conviene riconoscere la rinuncia e chiedergli di versarmi i suoi 50.000 euro che ha prelevato dal conto bancario della zia?

 

RISPOSTA



Premetto che tuo fratello ha accettato TACITAMENTE l'eredità ai sensi dell'articolo 476 del codice civile, nel momento in cui ha incassato la somma di 38.000 euro, denaro facente parte dell'asse ereditario; di conseguenza l'atto di rinuncia è invalido ed inefficace, stante la precedente accettazione dell'eredità.

Art. 476 del codice civile. Accettazione tacita.

L'accettazione è tacita quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Tecnicamente, non avresti nemmeno gli strumenti giuridici per impugnare la rinuncia all'eredità di tuo fratello, giacché il legislatore prevede la facoltà di impugnare la rinuncia, soltanto in capo ai creditori del rinunziante.

Art. 524 del codice civile. Impugnazione della rinunzia da parte dei creditori.
Se taluno rinunzia, benché senza frode, a un'eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare la eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia.

Non avresti nemmeno un interesse giuridico a farlo, quindi non potresti agire in giudizio per far valere l'invalidità della rinuncia di tuo fratello, ai sensi dell'articolo 100 del codice di procedura civile: la regola dell'art. 100 cod. proc. civ. prevede che per proporre una domanda in giudizio, o per resistere ad essa, è necessario avervi interesse.
Quale interesse avresti ad impugnare la rinuncia di tuo fratello? Nessuno!
Hai invece interesse a pretendere la restituzione della somma di 38.000 euro.

Consiglio di agire in giudizio per la restituzione della somma di 38.000 euro, indebitamente riscossa da tuo fratello, prima del decorso della prescrizione decennale di cui all'articolo 2946 del codice civile, ossia prima che siano trascorsi dieci anni dal giorno dell'incasso della somma.
Se sono trascorsi dieci anni dalla data dell'incasso, non sarà più possibile tutelare in alcun modo le tue ragioni ereditarie.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: