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Diritto del lavoro - Licenziamento per giusta causa e contratto di associazione in partecipazione





Buongiorno,
sono dipendente presso un'azienda tessile che produce abbigliamento con il ruolo di coordinatore dell'uff. modelli.
Ho ricevuto la proposta da parte di un'altra azienda di collaborare con loro con un contratto di ASSOCIATO IN PARTECIPAZIONE.
la mia domanda è: sono compatibili? o posso evere ritorsioni (licenziamento per giusta causa)?
grazie



RISPOSTA



Il rapporto di lavoro dipendente e la stipula del contratto di associazione in partecipazione sono incompatibili, ai sensi dell'articolo 2105 del codice civile che prevede l'obbligo di fedeltà del lavoratore subordinato, nei confronti del suo datore di lavoro.

Art. 2105 Obbligo di fedeltà

Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Nel codice civile, l'articolo 2105 formalmente attiene al divieto per il lavoratore di svolgere un'attività concorrenziale nei confronti del proprio datore di lavoro, ma esso è venuto ad assumere un contenuto più ampio di quello desumibile dal testo della norma, dovendosi ricollegare ai generali principi di correttezza e buonafede a cui fanno riferimento gli articoli 1175 e 1375 del codice civile.
Difatti, secondo un orientamento consolidato della Suprema corte di cassazione, l'obbligo di fedeltà, la cui violazione può rilevare come giusta causa di licenziamento, va collegato ai principi generali di correttezza e buona fede di cui agli articoli 1175 e 1375 c.c. e comporta quindi che il lavoratore debba astenersi non solo dai comportamenti espressamente vietati dall'articolo 2105 del codice civile, ma anche da qualsiasi altra condotta che, per la natura e per le sue possibili conseguenze, risulti in contrasto con i doveri connessi all'inserimento del lavoratore nella struttura e nella organizzazione della impresa del datore di lavoro o crei situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto di lavoro. Il dovere di fedeltà, dunque, del lavoratore subordinato si sostanzia nell'obbligo di tenere un comportamento leale verso il datore di lavoro e di astenersi da ogni atto che possa nuocergli, anche solo potenzialmente.

Si badi bene che la violazione dell'obbligo di fedeltà, sancito dall'articolo 2105 c.c., è fonte non soltanto di responsabilità disciplinare, che espone il lavoratore inadempiente alla sanzione del licenziamento per giusta causa, ma, ove abbia cagionato un danno all'imprenditore, anche del correlativo obbligo risarcitorio.

Non puoi stipulare il contratto di associazione in partecipazione, senza l'autorizzazione del tuo attuale datore di lavoro: rischi il licenziamento per giusta causa, oltre ad una condanna giudiziaria, al risarcimento dei danni cagionati.

Cordiali saluti.

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