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Definizione agevolata controversie tributarie misura del pagamento





Vorremmo aderire alla chiusura delle liti fiscali pendenti (art. 6 del decreto legge n. 119/2018 convertito con modificazioni dalla Legge 17 dicembre 2018, n. 136), in proposito:

1) abbiamo avuto una sentenza favorevole alla CTP per cui dovremmo pagare il 60% del tributo
2) abbiamo avuto una sentenza parzialmente accolta per il 60% quanto dovremmo pagare precisiamo che ad ex Equitalia per i due ricorsi l'agenzia ha iscritto a ruolo il terzo del dovuto chiudendo le liti come dobbiamo comportarci con l'Agenzia riscossione Grazie e cordiali saluti

 

RISPOSTA



1)Si paga il 40% (non più il 60% !!!), se nell’unica pronuncia depositata al 24 ottobre 2018, c’è stato giudizio favorevole al contribuente (risulta pertanto irrilevante un’eventuale successiva sentenza di segno contrario da parte della Commissione regionale).

2)Per le ipotesi di accoglimento parziale del ricorso, è necessario pagare per intero l’importo del tributo relativo alla porzione di atto confermata dalla sentenza, mentre per la parte annullata si applica la misura ridotta del 40 o del 15% (il 40%, se nell’unica pronuncia depositata al 24 ottobre 2018 c’è stato giudizio favorevole al contribuente - il 15%, se l’ultima pronuncia depositata al 24 ottobre 2018 è di secondo grado e favorevole al contribuente).

La norma in materia di definizione delle liti fiscali pendenti consente di chiudere le controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni nonché ogni altro atto di imposizione.
Deve trattarsi necessariamente di giudizi per i quali il ricorso in primo grado è stato notificato entro la data di entrata in vigore del decreto (24 ottobre 2018) e, al momento di presentare la domanda di definizione, non c’è stata una pronuncia definitiva.
Fatta questa doverosa premessa, veniamo al dunque …
Per chiudere la vertenza tributaria, il legislatore richiede il pagamento di una somma pari al valore della controversia, cioè pari a quanto richiesto a titolo di imposte, con esclusione di interessi e sanzioni.
Tuttavia, a seconda del grado di giudizio e delle eventuali pronunce intervenute, l’importo è dovuto in percentuale differente:
- si paga il 90%, in caso di ricorso iscritto in primo grado, senza che ci sia stata sentenza;
- il 40%, se nell’unica pronuncia depositata al 24 ottobre 2018 c’è stato giudizio favorevole al contribuente (risulta pertanto irrilevante un’eventuale successiva sentenza di segno contrario da parte della Commissione regionale);
- il 15%, se l’ultima pronuncia depositata al 24 ottobre 2018 è di secondo grado e favorevole al contribuente;
- il 5%, se alla data di entrata in vigore della legge di conversione (19 dicembre 2018) la controversia pende innanzi alla Corte di cassazione e nei precedenti gradi di giudizio è risultata soccombente l’Agenzia delle entrate.

La definizione agevolata delle liti fiscali si perfeziona con due adempimenti da porre in essere entro il 31 maggio 2019:
- presentazione di una specifica istanza per ciascun provvedimenti impugnato;
- versamento distinto, senza possibilità di compensazione, degli importi dovuti.

Se la cifra dovuta per la definizione supera i 1.000 euro, si può scegliere il pagamento rateale, fino ad un massimo di 20 quote trimestrali, con scadenze fissate al 31 agosto, al 30 novembre, al 28 febbraio e al 31 maggio, e con applicazione degli interessi legali, calcolati a partire dal 1° giugno 2019.
Se il contribuente fa apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere della definizione agevolata, il processo viene sospeso fino al 10 giugno 2019.
Le modalità attuative della definizione, inclusa la predisposizione del modello per l’istanza, saranno stabilite con provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: