Questo sito utilizza i cookies per gestire la navigazione ed altre funzioni

L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa in adempimento degli obblighi previsti dall'Art. 10 della Direttiva n. 95/46/CE, nonchè a quanto previsto dalla Direttiva 2002/58/CE, come aggiornata dalla Direttiva 2009/136/CE, in materia di Cookie.

Questo sito utilizza i cookie per gestire autenticazione, navigazione, ed altre funzioni. L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo.

Diritto amministrativo - Espropriazione, indennità, serio ristoro in rapporto ragionevole con il valore di mercato dell'immobile





Buon giorno Avvocato,mi chiamo Xxxxxx e le espongo il fatto.

Io e mie sorelle(2) abbiamo un terreno agricolo ,regolarmente coltivato da agricoltore ,con contratto stipulato alla coldiretti e registrato.

Ora il Comune dove è ubicato ci espropria parte del terreno suddetto per realizzare una strada di “pubblica utilita”.Ci ha gia’ quantificato Il rimborso che ci spettera’(parte al contadino che ci cura il fondo).Domanda:

a)ha senso intentare una azione legale ?

b)tale azione puo’ bloccare i lavori?

Grazie dell’attenzione.



RISPOSTA



Rispondo nello specifico alle tue domande.

a)Il terreno agricolo sarà espropriato per motivi di interesse generale. Avrebbe senso intentare un'azione legale, laddove il rimborso che vi è stato concesso, fosse inadeguato rispetto al valore di mercato del terreno agricolo.

La Corte Costituzionale, con la recente sentenza n. 181 del 2011, riprendendo una pronuncia precedente, ribadisce in caso di espropriazione, la necessità per la pubblica amministrazione espropriante, di versare a favore dell'espropriato, un “serio ristoro”. E qualora il terreno fosse agricolo l’indennità deve porsi in rapporto ragionevole con il valore di mercato. Alla luce dell’articolo 42 comma 3 della Costituzione, la Consulta dichiara illegittimo il sistema di calcolo finora utilizzato e auspica un nuovo metodo che garantisca il giusto equilibrio tra interesse generale e proprietà privata. La Corte Costituzionale ha quindi dichiarato l’illegittimità del criterio di calcolo delle indennità di esproprio delle aree non edificabili, criterio contenuto nell’art. 5-bis, comma 4, del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 333 e nell’art. 16, commi 5 e 6 della legge 865/1971 ed oggi confluito nell'art. 40, commi 1 e 2 Dpr 327/2001 (Testo Unico Espropriazione). Come espresso dalla Corte, le norme risultano in contrasto con l’art.117 comma 1 Cost. e in via indiretta con l’art. 1 del CEDU, il primo Protocollo della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il caso esaminato dalla Consulta si riferisce all’espropriazione di terreno non edificabile. Prima di considerare le caratteristiche dell’area, la Corte riprende l’art. 42 della Cost. e una precedente pronuncia della stessa (sent. 348/2007) sottolineando la necessità del “serio ristoro”.

Quale era il criterio finora applicato alle aree agricole, per la determinazione dell'indennizzo dovuto per l'espropriazione per pubblica utilità ???

Il sistema utilizzato finora per determinare l'indennità delle aree non edificabili è quello del valore agricolo medio corrispondente al tipo di coltura in atto o a quella più redditizia nella regione agraria di appartenenza dell’area da espropriare, se compresa nel centro edificato. Tale valore è determinato ogni anno entro il 31 gennaio, dalle apposite commissioni provinciali”.

La Sentenza 181/2011 infine recita: “Sulla base delle esposte considerazioni deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale della normativa censurata, perché in contrasto con l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 1 del primo protocollo addizionale della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nell’interpretazione datane dalla Corte di Strasburgo, e con l’articolo 42, terzo comma, della carta costituzionale”

Inoltre “deve essere dichiarata l’illegittimità costituzionale, in via consequenziale, dell’art. 40, commi 2 e 3, del d.P.R. n. 327 del 2001, recante la nuova normativa in materia di espropriazione. Detta norma, che apre la sezione dedicata alla determinazione dell’indennità nel caso di esproprio di un’area non edificabile, adotta per tale determinazione, con riguardo ai commi indicati, il criterio del valore agricolo medio corrispondente al tipo di coltura prevalente nella zona o in atto nell’area da espropriare e, quindi, contiene una disciplina che riproduce quella dichiarata in contrasto con la Costituzione dalla presente sentenza”.

Se il rimborso che vi è stato concesso è di importo adeguato rispetto all'attuale valore di mercato del terreno agricolo, non vi consiglio di procedere giudizialmente, contro la decisione di espropriazione per pubblica utilità del bene immobile.

b)in teoria, il TAR (tribunale amministrativo regionale), in via cautelare, potrebbe bloccare i lavori, in presenza di apposita istanza dell'espropriato. Devo avvisarvi che è tutt'altro che frequente una simile decisione, da parte dei giudici amministrativi.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

Paga la tua consulenza

Inserisci il Costo

Easy Joomla Paypal Payment / Donations Module

Cerca Consulenza legale