Diritto Penale -Tentato suicidio e reato di istigazione al suicidio. Ricovero nella struttura ospedaliera e normativa sulla privacy per l'accesso alle informazioni sullo stato di salute della paziente. Divieto del personale medico e parametrica di visitare la paziente anche contro la sua volontà.



Tommaso da Bologna:



Salve, sono un ragazzo di 26 anni e lavoro come commercialista in una grande metropoli.

Circa tre mesi fa una ragazza di 22 anni che conoscevo da alcuni anni (mia fidanzata) è venuta a convivere con me nel mio appartamento. I genitori erano esplicitamente contrari a questa convivenza e vedevano solo il matrimonio come possibile soluzione. Hanno sempre messo forti veti sulla situazione della ragazza tanto da non volerle nemmeno restituire i suoi effetti personali e i suoi soldi. Abbiamo convissuto per 2 mesi nei quali la ragazza ha rinunciato a un percorso universitario di studi fortemente deludente.

La sua speranza era quella di studiare un'altra facoltà che i genitori rifiutavano di finanziarle, quindi per cominciare ad avere un'indipendenza economica iniziò a lavorare come fiorista. Un mese fa, in modo del tutto inaspettato, in un periodo in cui i genitori non si facenano più sentire, di notte mentre ero a letto la ragazza si butta dalla stretta finestra del bagno tentando il suicidio, me ne accorgo circa 20 min dopo. La ragazza non aveva battuto la testa e cosciente aveva chiesto soccorso.

Quella notte cerco di superare lo shock e di rimanere lucido nella deposizione che i carabinieri, accorsi per gli accertamenti di routine mi chiedono. A lei, avvocato, faccio presente che gli estremi del tentato suicidio sono evidenti e che finora non è stata fatta alcuna azione legale da parte di nessuno nè per istigazione al suicidio nè per sequestro di persona (sarebbero capi d'accusa assolutamente fantasiosi, vista la provabile autonomia della ragazza nel lavoro e la mancanza di qualsiasi segnale esplicito di crisi). Poi raggiungo il pronto soccorso, dove mi informano che la ragazza aveva riportato fratture multiple alle gambe e a una vertebra lombare (essendo caduta in piedi) e che deve essere operata d'urgenza. Inoltre mi sottolineano che da allora in avanti non avrò diritto di essere informato sullo stato di salute della paziente e che tali informazioni verranno date solo ai genitori.

I genitori ovviamente mi colpevolizzano moralmente del tentato suicidio di loro figlia e non mi informano sullo stato di salute della paziente. Dopo le prime operazioni urgenti, la paziente rimane ricoverata una settimana in rianimazione dove è vietato l'accesso a tutti, poi viene trasferita in neurochirurgia, poi in ortopedia (dove ora è ricoverata). Provo andare a farle visite negli orari appositi in questi ultimi due reparti e vengo respinto. La posizione dei medici è che chiunque si presenti per far visita alla paziente (amiche) può farle visita solo con il consenso della paziente, ad esclusione della mia persona che non può avere contatti con lei anche se questa fosse la sua precisa volontà. In ogni caso non verrà chiesto il volere della paziente riguardo il sussistere delle mie visitem il motivo che adducono è la condizione psichica precaria. Anzitutto vorrei chiedere se la posizione dei medici, anche se ai miei occhi contradditoria, è legale.

Sono al corrente che la mia presenza potrebbe influire sulla potenziale deposizione che la paziente farà alle autorità (se non l'ha già fatta), potrei influire io in un senso come chiunque altro in altri sensi, quindi non mi spiego se è legittimo negare solo a me la visita, e tanto più non chiederle nulla. Non avendo più rivisto la ragazza che amavo dal giorno della tragedia ho la forte necessità di farle sapere la mia presenza affettiva. Per questo avevo pensato a un contatto indiretto, ovvero una mia amica andrebbe a farle visita e le consegnerebbe alla paziente (e solo a lei) una lettera firmata da me che semplicemente le ricorda la mia disponibilità (questo mentre vige il divieto medico che la mia persona la visiti). Ovviamente se la ragazza rifiutasse la lettera, se un famigliare o un medico la prendesse e la distruggesse mi metterei il cuore in pace. Vorrei capire solo se questo gesto costituisce un qualche reato o se semplicemente va contro a qualche principio enunciato nel nostro diritto.

La ringrazio infinitamente Cordiali Saluti



RISPOSTA



Caro Tommaso,
il tuo gesto è semplicemente bellissimo e non viola alcuna norma penale o civile.
Il divieto riguarda strettamente la tua presenza “fisica” all’interno della stanza della struttura ospedaliera dove è ricoverata la tua ragazza, ma ci sono tanti modi per far sentire la propria presenza alla persona che si ama, senza infrangere la legge.
L’atteggiamento del personale medico e paramedico è assolutamente legittimo: non hai diritto a conoscere le condizioni fisiche della tua ragazza, ai sensi dell’attuale normativa sulla privacy (non sei suo marito e pertanto non c’è alcun vincolo giuridico che vi lega, al contrario della relazione di parentela che la ragazza ha con i suoi genitori). I medici possono impedire l’ingresso nella struttura ospedaliera, a loro discrezione, alle persone che potrebbero influire negativamente sullo stato psico-fisico del paziente (anche se il paziente acconsentisse alla visita!!!) ; il loro giudizio in merito è assolutamente discrezionale e, quindi, insindacabile. Ritengo che la questione penale non abbia alcuna rilevanza in relazione al suddetto divieto in quanto, la tua ragazza ha già deposto alle autorità di Polizia giudiziaria (inoltre se accogliessimo il principio per cui la vittima di un ipotetico reato di istigazione al suicidio non potesse vedere il suo eventuale e potenziale istigatore, giungeremmo a conclusioni totalmente irragionevoli; potrebbe essere stato chiunque ad istigarla, pertanto la ragazza non potrebbe vedere nessuno, nemmeno i suoi genitori!!!). Ad ogni modo, l’espediente della lettera è perfettamente legale, quindi non hai da temere assolutamente nulla; anche se i genitori della tua ragazza dovessero essere messi al corrente della lettera non potrebbero fare nulla contro di te. Se mi posso permettere di darti un consiglio che non ha nulla a che vedere con il diritto, nell’eventualità in cui la tua ragazza si rifiutasse di leggere la tua lettera, non “mettere il tuo cuore in pace”; ella sta trascorrendo un periodo difficilissimo e potrebbe avere delle reazioni contraddittorie rispetto ai suoi sentimenti.
Quando sarà fuori dall’ospedale, falle capire che è una persona troppo importante per te; la vostra relazione non può finire per una lettera eventualmente rifiutata.
In bocca al lupo
Ciao

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