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Eredità - Rappresentazione, rinuncia all'eredità, termine decennale per accettare la quota ereditaria





Buongiorno, ho un problema riguardante le successioni.
Mia nonna vuole vendere un appartamento che ha acquisito in successione dalla morte di mio nonno nel 1991. Mio nonno si è sposato due volte, mia nonna è la moglie del secondo matrimonio.
Al momento di questa successione il figlio del primo matrimonio di mio nonno ha rinunciato all'eredità con atto registrato, però al momento della rinuncia ha rigettato solo a nome suo e non della sua famiglia composta da una moglie ed un figlio.
Ora, il notaio del compratore dice che l'appartamento non è vendibile se non con la rinuncia anche del figlio di questo signore, perché nel caso di una rivendicazione di legittima la proprietà dei terzi che comprano risulterebbe nulla.

Le domande sono due:
- E' vero che deve rinunciare anche il figlio, la legge dei vent'anni non vale solo per il padre perché è discendente diretto?
- I compratori dell'immobile è vero che rischiano? Oppure nel caso di una rivendicazione di legittima con l'appartamento già venduto basterebbe che mia nonna indennizzasse il rivendicatore?

Grazie.



RISPOSTA



Il figlio di colui che ha rinunciato all'eredità in questione, ha diritto di essere interpellato, in merito alla sua possibilità di accettare la quota ereditaria a cui aveva diritto suo padre rinunciatario, ai sensi degli articoli 467 e 468 del codice civile. Tali norme disciplinano l'istituto della rappresentazione.

Art. 467. Nozione di rappresentazione.

La rappresentazione fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l'eredità o il legato. Si ha rappresentazione nella successione testamentaria quando il testatore non ha provveduto per il caso in cui l'istituto non possa o non voglia accettare l'eredità o il legato, e sempre che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale.

Art. 468. Soggetti.

La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli legittimi, legittimati e adottivi, nonché dei discendenti dei figli naturali del defunto, e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto.

Il figlio del soggetto rinunciatario è subentrato nel diritto di suo padre di accettare la quota ereditaria tuttavia, per accettare l'eredità, la legge prevede termini perentori:

Art. 480. Prescrizione.

Il diritto di accettare l'eredità si prescrive in dieci anni.
Il termine decorre dal giorno dell'apertura della successione
e, in caso d'istituzione condizionale, dal giorno in cui si verifica la condizione. Il termine non corre per i chiamati ulteriori, se vi è stata accettazione da parte di precedenti chiamati e successivamente il loro acquisto ereditario è venuto meno.


Il termine decennale per accettare l'eredità è caduto in prescrizione, dopo dieci anni dalla morte del "de cuius", ossia il nonno. Nella tua mail fai riferimento ad un termine ventennale che non è previsto in nessun articolo del codice civile. Attualmente, nemmeno il figlio e la moglie del soggetto che ha rinunciato all'eredità di tuo nonno (il figlio del primo matrimonio) possono accettare l'eredità. E' come se avessero rinunciato perchè il termine è prescritto definitivamente.
L'appartamento è interamente di proprietà di tua nonna che può vendere liberamente l'immobile, senza timore di subire azioni giudiziali da parte di terzi.

Vi consiglio pertanto, di recarvi da un altro notaio per l'atto di vendita, perchè il professionista in questione non ci sta più con la testa ...

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.

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