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Diritto del lavoro - Estorsione del lavoratore nei confronti del datore di lavoro





ho avuto un dipendente dal 27 febbraio 2002 al 31 luglio 2005 per come da lui dichiarato, ed e' vero. il 19 maggio 2010 a quasi 5 anni di assoluto silenzio mi vedo recapitare un invito per conciliare la vertenza promossa solo ora dal tizio . fissata per il 16-6-2010.- il quale chiede testuale : tfr, ferie non godute, differenza tra lavoro a tempo pieno effettivamente svolto e quello inferiore pagato, compensi per ore di lavoro strordinario.

cercando nel mio archivio ho trovato tutte le buste paga relative al periodo debitamente firmate.

per ogni busta paga copia contabile della mia banca che effettuava il bonifico sul suo conto corrente compresa quella con i conteggi di liquidazione ma in questo caso con bonifico di circa il 50% dell'importo considerato l'importo altino gli rateizzai col suo consenso la differenza, tanto che la busta e' firmata e quietenzata per l'intero importo. ho trovato pure il libro matricola regolrmente tenuto e il libro presenze regolarmente vidimato e tenuto e dato che era stato assunto con la 407 aveve tutti i giorni per otto ore al giorno. ha avuto riconosciuto tutte i festivi ferie e malattie, non ha mai fatto una sola ora di straordinario anzi quando mancava e mancava spesso veniva ugualmente pagato.

non volendo sottostare a quello che sento come una "estorsione" vorrei capire cosa ho da temere portando il tutto davanti a un giudice del lavoro. dicono che comunque saro' condannato alle spese di giudizio e' vero? esistono i presupposti dopo aver provato la mia assoluta correttezza e buona fede querelare la controparte e per quale ipotesi di reato? anticipatamente ringrazio e fiducioso attendo risposta restando disponibile per altri particolari se necessari cordiali saluti



RISPOSTA



La tua percentuale di perdere questo processo, dinanzi al Tribunale del lavoro è pari allo 0% !!!
Se il lavoratore subordinato ha firmato tutte le buste paga, dopo tutti questi anni, non ha nulla da pretendere dal datore di lavoro, avendo accettato le retribuzioni percepite, senza sollevare alcuna eccezione fondata su ragionevoli circostanze di fatto o di diritto.
Probabilmente, il dipendente ha conosciuto nel frattempo, un avvocato-amico con cui si è messo d’accordo per organizzare una vera e propria estorsione a tuo danno.
Ripeto: dal contenuto della tua mail, la documentazione relativa al rapporto di lavoro del dipendente-furbetto è regolare e completa, quindi qualsiasi testimonianza, contraria al datore di lavoro, sarà considerata irrilevante dal giudice.
Insomma il giudice monocratico del lavoro dovrà porre al lavoratore, la fatidica domanda: “… se non ti sono stati corrisposti tutti questi emolumenti, perché hai firmato tutte le buste paga, senza sollevare alcuna eccezione, perché hai presentato ricorso dopo tutti questi anni ??!!”.
Vorrei davvero sapere cosa risponderà il lavoratore …
Ti hanno informato male anche relativamente alle condanna alle spese processuali; si applica l’articolo 91, I comma, del codice di procedura civile.

Articolo 91. Condanna alle spese

Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa. Se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 92.
Le spese della sentenza sono liquidate dal cancelliere con nota in margine alla stessa; quelle della notificazione della sentenza del titolo esecutivo e del precetto sono liquidate dall’ufficiale giudiziario con nota in margine all’originale e alla copia notificata.
I reclami contro le liquidazioni di cui al comma precedente sono decisi con le forme previste negli articoli 287 e 288 dal capo dell’ufficio a cui appartiene il cancelliere o l’ufficiale giudiziario.


Alla luce della norma suddetta, il ricorso del lavoratore sarà rigettato dal giudice ed il dipendente sarà condannato, di conseguenza, al pagamento di tutte le spese processuali, quindi dovrà rimborsare gli importi in denaro (onorari, diritti di causa, spese vive) che hai corrisposto al tuo avvocato, per difenderti nel processo dinanzi al Tribunale del lavoro.
La parte processuale che perde la vertenza giudiziaria paga tutte le spese processuali e tiene indenne la parte vittoriosa nel processo, rimborsando le spese sostenute: questa è la regola processuale generale !!!

Tanto premesso, in sede di tentativo di conciliazione, la tua proposta sarà la seguente; dirai al tuo lavoratore che non hai nessuna intenzione di corrispondergli nemmeno un euro, accettando il suo subdolo tentativo di estorsione, e che, quando il processo sarà concluso e la verità accertata, sporgerai querela nei suoi confronti per il reato di diffamazione, previsto dall’articolo 595 del codice penale, chiedendo il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti.

Articolo 595 del codice penale

Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.

Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.


Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.

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