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Diritto del lavoro - Modifica della distribuzione dell'orario di lavoro, contratto di lavoro part-time.





Salve,

siamo due ragazze con un contratto CCNL telecomunicazioni, in allegato,per un settore che lavorava dal lunedì al sabato, festivi esclusi, organizzato in settimana di mattina e una  di sera con possibilità di cambi turno illimitati;  il 28/02/2011 ci è arrivata comunicazione da parte del nostro HR per una riunione in cui ci dovevano dare delle comunicazioni di servizio.

Dal 01/03/2011 siamo state trasferite dal settore amministrativo al settore tecnico il quale ha una turnistica dal lunedì alla domenica dalle 8.30-21.30

365 giorni l anno senza alcuna possibilità di cambi turno e senza nessuna variazione contrattuale in merito allo spostamento.

Avendo una figlia di due anni, ora sono costretta a  richieder i giorni di congedo parentale la domenica, i festivi e i giorni in cui non mi è possibile organizzarmi con il nido in quanto ha orari fissi mentre la mia collega sta per iniziare le ore di tirocinio previste per il suo corso di laurea e anch’essa non sa come fare visto che abbiamo ingressi diversi ogni giorno.

Vorremo sapere se quanto capitato può essere considerato una modifica della distribuzione dell'orario di lavoro considerando che effettuiamo un part-time al 75%.

In attesa di un cortese riscontro auguro buon lavoro



RISPOSTA



Esatto, si tratta di un’illegittima modifica delle distribuzione dell’orario di lavoro, da parte della vostra azienda.

Secondo la giurisprudenza costante della Corte di Cassazione,

“lo jus variandi del datore di lavoro, in quanto costituisce un potere che trova la propria fonte nel contratto, non può essere esercitato in modo arbitrario; esso soggiace innanzitutto al criterio generale della buona fede, che è regola generale di esecuzione del contratto; e deve ritenersi contrario a buona fede l’esercizio dello jus variandi, quando esso sia svincolato da comprovate esigenze produttive e organizzative”.

La suprema corte riafferma in sostanza la sindacabilità da parte del giudice del lavoro, sotto il profilo della ricorrenza e dell’adeguatezza delle ragioni legittimanti, del potere di modifica dell’orario di lavoro, da parte del datore di lavoro.

A conferma delle mie conclusioni, vorrei portare alla tua attenzione, le massime di alcune sentenze, in materia di lavoro part-time e di modifica unilaterale della distribuzione dell’orario di lavoro.

LA VARIAZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO DEVE ESSERE CONCORDATA CON IL LAVORATORE PART TIME E NON IMPOSTA DALL’ALTO.

Deve escludersi, perché in contrasto con l'art. 36 Cost. sulla condizione del lavoratore e con le disposizioni di legge di cui al d.lgs. n. 61 del 2000, la possibilità per il datore di lavoro di modificare unilateralmente la disposizione giornaliera dell'orario di lavoro, soprattutto quando la modifica non sia fondata preventivamente su esplicite e imprescindibili necessità organizzative. L'invocata clausola contrattuale, che prevede in astratto la variabilità di detta articolazione, è certamente contraria alla legge e, quindi, nulla, sia perchè, tenuto conto anche dell'ampiezza delle fasce orarie, rimette alla sola volontà del datore di lavoro la facoltà di adeguare l'orario del dipendente a una turnazione non preventivamente precisata, laddove invece le clausole flessibili di cui al settimo comma dell'art. 3 debbono essere concordate, richiedendo sempre il consenso del lavoratore formalizzato attraverso uno specifico patto scritto, non essendo sufficiente un generico riferimento alla possibilità di utilizzare tale tipo di clausola; sia perchè, tale oggettiva indeterminazione delle modalità con cui le variazioni dell'orario di lavoro vengono comunicate, violando il diritto anche a quel minimo preavviso e a specifiche compensazioni previste dalla legge, comporta un aggravamento della penosità e un aumento dell'onerosità della prestazione lavorativa del tutto insopportabili. (Trib. Lecce 27/4/2006)

La variazione della collocazione temporale e l'aumento dell'orario di lavoro giornaliero disposti unilateralmente dal datore di lavoro - in mancanza, dunque del consenso del prestatore - intercorsa in un rapporto di lavoro part-time di tipo orizzontale è illegittima; neppure è possibile tale variazione al di là delle condizioni e delle modalità (preavviso e maggiorazione retributiva) prescritte a riguardo dal contratto collettivo applicato. (App. Bologna 17/5/2007)

L'istituto del lavoro a part-time fonda la sua compatibilità con l'art. 36 Cost., sulla condizione che il lavoratore non possa vedersi modificare senza il suo consenso la cadenza giornaliera e settimanale della prestazione: pertanto, deve considerarsi nulla quella clausola apposta al contratto individuale che consenta al datore di adeguare l'orario del dipendente ad una turnazione preventivamente non precisata, violando così il diritto del lavoratore di conoscere ab initio l'esatta collocazione giornaliera e settimanale della prestazione. (Trib. Firenze 23/11/2001).

Nel rapporto di lavoro a tempo parziale, laddove si sia provveduto a determinare ab initio la dislocazione temporale della prestazione lavorativa, la distribuzione dell'orario di lavoro, in qualità di elemento essenziale del contratto, non può essere modificata unilateralmente dall'amministrazione (Trib. Larino 9/9/99)

Nel contratto di lavoro a tempo parziale l'orario giornaliero, già stabilito nel contratto individuale, non può essere legittimamente modificato in via unilaterale dal datore di lavoro; né tale modifica può essere legittimamente attuata mediante accordi stipulato da organizzazione sindacale non autorizzatavi con esplicito mandato (Pret. Milano 29/4/95)

La mancata predeterminazione contrattuale della collocazione delle ore di lavoro nella giornata nel contratto di lavoro part – time e la connessa pretesa datoriale di decidere tale collocazione settimana per settimana, in corso di rapporto, non determina la nullità del part – time, ma concreta un inadempimento del datore di lavoro a un'obbligazione essenziale, con conseguente obbligo di questi di risarcire al lavoratore il danno derivatone in termini di riduzione di disponibilità di tempo libero (Trib. Firenze 22/3/94) Poiché nel rapporto di lavoro subordinato entrambe le parti sono vincolate al rispetto del concordato programma della prestazione lavorativa, al datore non è consentita una modifica unilaterale dell'orario di lavoro prescelto, in virtù del suo potere organizzativo dell'attività aziendale; pertanto per la trasformazione del rapporto a tempo parziale in rapporto a tempo pieno è necessario il mutuo consenso delle parti e, al riguardo, non è sufficiente la semplice disponibilità del dipendente ad accettare il tempo pieno, ove essa sia stata manifestata solo come alternativa alla risoluzione del rapporto (Pret. Milano 18/10/94)


NECESSITA’ DI INDICARE NEL CONTRATTO DI LAVORO PART TIME, LA PRECISA DISTRIBUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO.

Nel contratto di lavoro a tempo parziale devono essere indicate, oltre le mansioni, anche la distribuzione dell'orario di lavoro, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno. Il ricorso al termine distribuzione e il riferimento congiunto a tutti i parametri temporali denotano con chiarezza che il legislatore non ha considerato sufficiente che il contratto specifichi il numero di ore di lavoro al giorno in cui la prestazione lavorativa deve svolgersi, ma ha inteso stabilire che, se le parti si accordano per un orario giornaliero di lavoro inferiore a quello ordinario, di tale orario giornaliero deve essere determinata la distribuzione e cioè la collocazione nell'arco della giornata; se le parti hanno convenuto che il lavoro abbia a svolgersi in un numero di giorni alla settimana inferiore a quella normale, la distribuzione di tali giorni nell'arco della settimana deve essere preventivamente stabilita; se le parti hanno pattuito che la prestazione lavorativa debba occupare solo alcune settimane o alcuni mesi, deve essere preventivamente deterimanto dal contratto quali sono le settimane e i mesi in cui l'impegno lavorativo dovrà essere adempiuto. In definitiva il legislatore ha escluso l'ammissibilità di qualunque forma di contratto a chiamata o a comando. (Trib. Milano 12/9/2008) 

Qualora il giudice accerti nel contratto di lavoro individuale a tempo parziale l'omissione della collocazione temporale della prestazione lavorativa dedotta in obbligazione, lo stesso deve procedere sia all'integrazione della lacuna contrattuale (avendo riguardo in via prioritaria alla necessità, in capo al prestatore di lavoro, di integrazione del reddito derivante dal rapporto a tempo parziale mediante lo svolgimento di altra attività lavorativa e solo da ultimo alle esigenze del datore di lavoro) sia alla quantificazione del risarcimento del danno automaticamente conseguente all'omissione e spettante al lavoratore (nella fattispecie, in assenza di previsioni contrattuali collettive utili alla determinazione della collocazione temporale della prestazione, il giudice ha fatto riferimento ai criteri equitativi indicati dal legislatore e ha liquidato il danno nella misura del 15% della retribuzione). (Corte app. Milano 7/1/2008)

La stipulazione di un contratto di lavoro a tempo parziale senza l'indicazione della distribuzione dell'orario di lavoro in violazione dell'art. 5, 2° comma, DL 30/10/84 n. 726 comporta la nullità parziale del contratto limitatamente alla clausola relativa all'orario di lavoro, con conseguente determinazione giudiziale della distribuzione dell'orario di lavoro ai sensi di quanto previsto dall'art. 8, 2° comma, D. Lgs. 25/2/2000 n. 61; dalla violazione da parte del datore di lavoro del divieto di determinare unilateralmente l'orario di lavoro consegue inoltre il diritto del lavoratore ad ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla riduzione del suo tempo libero (nella fattispecie, non avendo il lavoratore prospettato l'impossibilità di svolgere altra attività lavorativa o di adempiere ad incombenti familiari o propri della vita di relazione o comunque una significativa lesione di tali interessi, si è ritenuto equo quantificare il risarcimento in misura pari al 20% della differenza tra la retribuzione percepita e quella relativa ad un rapporto di lavoro a tempo pieno). (Trib. Milano 28/1/2004)


Ritengo di avere riportato un numero di sentenze tale, da ritenere, senza ombra di dubbio, illegittima la modifica della distribuzione dell’orario, imposta dal datore di lavoro.

Vi consiglio di rivolgervi dapprima ai rappresentanti sindacali e poi di presentare ricorso al tribunale del lavoro.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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