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Contratti - La responsabilità dell'appaltatore, inerente  alla  garanzia  per i  vizi o difformità dell'opera





Ho stipulato un accordo verbale con una ditta fornitrice di legnami per copertura in legno IPE' di terrazzo  esterno.

Pur avendo richiesto preventivo scritto via mail ho ricevuto solo una  conferma telefonica, in cui il prezzo era stato fissato in Euro 6000,  posa compresa, senza specificare se l'iva era inclusa o meno.

Ho versato 1000 EUR di caparra iniziale, regolarmente fatturati dalla  ditta per 840 EUR più iva per totali 1000 EUR, e a lavori QUASI  ultimati mi sono visto recapitare una fattura di euro 7361,04,  corrispondente a 6134.20 EUR più iva, dalla quale risultano già  scorporati 840 euro netti di anticipo. Questo significa che mi vengono  addebitati dalla ditta fornitrice ben 8361 EUR ivati contro i 6000 EUR  a iva non specificata (e che io immaginavo inclusa) concordati.

Inoltre:

1. Il lavoro non è ancora ultimato (manca una fila di assi di legno)

2. Il lavoro presenta numerosi difetti, segnalati al fornitore.

3. L'applicazione (non concordata) di olii protettivi sintetici ha  sostanzialmente modificato l'aspetto originale del legno, e io non  sono soddisfatto della riuscita finale (il lavoro era ottimo prima  dell'applicazione).

Domande:

1. Se non esplicitamente menzionato, l'IVA non deve intendersi inclusa  nel preventivo, essendo io un privato? Ci sono leggi che mi tutelano  in questo senso?

2. Poiché la cifra a consuntivo (indipendentemente dall'iva)  differisce sostanzialmente da quella concordata verbalmente, io sono  intenzionato a non pagare la differenza. Esistono leggi a mia tutela?

3. La qualità finale del lavoro (anche quando sarà ultimato) non è  soddisfacente a causa di diverse macchie, parti scheggiate e del colore cambiato dall'olio protettivo. Sono intitolato a richiedere un  risarcimento?

Ringrazio infinitamente sin d'ora per la vostra cortese assistenza.

Distinti saluti,



RISPOSTA



Se il bene ovvero il servizio, oggetto delle trattative, è offerto dal soggetto passivo Iva, direttamente al consumatore, il prezzo indicato è comprensivo dell’Iva, oltre che per una questione di buon senso (il consumatore acquista beni e servizi per scopi non direttamente riferibili all’attività professionale eventualmente svolta, quindi sopporta interamente l’onere del tributo), perché così è previsto dagli usi e dalla prassi commerciale.

I prezzi dei vestiti in vetrina sono comprensivi di Iva, perché questo rientra nelle condizioni generali di vendita nei confronti dei consumatori, ossia dei soggetti che non possono detrarre l’iva a credito sugli acquisti.

Gli stessi vestiti, al negozio all’ingrosso, sono indicati con un prezzo che non è comprensivo di Iva, in quanto saranno acquistati da soggetti Iva (commercianti) che non sopporteranno l’effettivo onere del tributo.

Del resto l’articolo 1 delle preleggi al codice civile, indica tra le fonti normative, dopo le leggi e la contrattazione collettiva, anche gli usi e la prassi commerciale.

Qual è il problema ???

Il problema è che tu non hai stipulato con l’appaltatore, un contratto per iscritto, ove indicare il prezzo convenuto dalle parti. Hai commesso una grave ingenuità !!!

Il prezzo è stato convenuto verbalmente a telefono … praticamente le tue pretese sono indimostrabili durante un eventuale processo civile.

Stesso discorso per la risposta alla tua domanda numero 2.

Come dimostrare al giudice il prezzo che avevate pattuito con l’appaltatore, se non avete stipulato un contratto per iscritto ??!!

A quale norme fare riferimento ???

Innanzitutto possiamo dire che il contratto che hai stipulato verbalmente è un contratto di appalto, ai sensi dell’articolo 1655 del codice civile.

Art. 1655 del codice civile. Nozione.

L'appalto è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di una opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro.

Poiché il corrispettivo pattuito non è dimostrabile, a mezzo di prove certe, per la determinazione del corrispettivo, dobbiamo fare riferimento all’articolo 1657 del codice civile.

Art. 1657 del codice civile. Determinazione del corrispettivo.

Se le parti non hanno determinato la misura del corrispettivo né hanno stabilito il modo di determinarla, essa è calcolata con riferimento alle tariffe esistenti o agli usi; in mancanza, è determinata dal giudice.

In concreto, se non troverai un accordo con l’appaltatore, sul corrispettivo da versare, spetterà al giudice determinare il prezzo del servizio ricevuto. Il giudice determinerà l’equo corrispettivo dovuto all’appaltatore.

Passiamo alla domanda numero 3. L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell'opera, ai sensi dell’articolo 1667 del codice civile.

Art. 1667 del codice civile. Difformità e vizi dell'opera.

L'appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell'opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l'opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall'appaltatore.
Il committente deve, a pena di decadenza , denunziare all'appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l'appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati.
L'azione contro l'appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell'opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia , purché le difformità o i vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.

Dal contenuto della tua mail, mi sembra di capire che tu abbia già segnalato, per iscritto, all’appaltatore le suddette difformità. Tanto premesso, hai due anni di tempo per agire in giudizio, ricorrendo al tribunale, ai sensi dell’articolo 1668 del codice civile.

Art. 1668 del codice civile. Contenuto della garanzia per difetti dell'opera.

Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell'appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell'appaltatore.
Se però le difformità o i vizi dell'opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.

Cosa chiederai al tribunale ???
Chiederai che “le difformità ed i vizi siano eliminati a spese dell'appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno”.

Esaminiamo la massima della sentenza della Corte di Appello di Torino del 4 febbraio 2004, a proposito dell’articolo 1668 del codice civile

“In  materia di  appalto, la  norma dell'art.  1668 c.c.,  sui difetti dell'opera, concede al committente -  in deroga a quanto stabilito in via  generale   in  tema   di  inadempimento   del  contratto   -  la possibilità  di  domandare  la risoluzione  del  contratto  soltanto quando  i  difetti  dell'opera  siano  tali  da  renderla  del  tutto inadatta  alla  sua destinazione;  negli  altri  casi il  committente potrà agire, invece,  con le alternative azioni  di eliminazione dei vizi e di  riduzione del prezzo, soltanto  nell'ottica di mantenimento del  contratto”.

Tale assunto è stato confermato anche dalla Cassazione civile, sezione II, 29 novembre 2001, n. 15167.

“La responsabilità dell'appaltatore, inerente  alla  garanzia  per i  vizi o difformità dell'opera, prevista  dagli art. 1667 e 1668 c.c., ricorre quando il suddetto ha   violato   le   prescrizioni pattuite  per  l'esecuzione dell'opera o  le  regole imposte dalla tecnica”.

(Cassazione civile, sez. II, 9 agosto 1996, n. 7364);

·        Tanto premesso, laddove non dovesse essere possibile addivenire ad un bonario componimento con l’appaltatore, ti consiglio, entro due anni, di far valere il contenuto della garanzia, come previsto dagli articoli 1667 e 1668 del codice civile.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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