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Il licenziamento discriminatorio nella riforma dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori





Gentile avvocato, ho fatto il sindacalista per una vita e vorrei sapere cosa è rimasto del caro articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, successivamente alla riforma del lavoro del Ministro Fornero.
In particolare quali modifiche sono state apportate al licenziamento discriminatorio ???
Resto in attesa di un suo gentile riscontro.

Cordiali saluti.

PS: quando sento parlare di smantellamento dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori, mi viene la pelle d'oca !!!



RISPOSTA



Nonostante la modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, continua a trovare attuazione la già vigente normativa del licenziamento discriminatorio del lavoratore dipendente. La riforma ne ha confermato sia la nozione che le conseguenze che riguardano il reintegro del lavoratore subordinato/dipendente.

La riforma, modificando il comma 1 dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ha esteso la normativa del licenziamento discriminatorio…

1)reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro
2)risarcimento pari all'ultima retribuzione globale di fatto, dal licenziamento alla reintegrazione, con detrazione dell' “aliunde perceptum” (deve essere detratto quanto percepito dal lavoratore per lo svolgimento di altre attività lavorative, in tale arco di tempo), salvo il limite delle cinque mensilità
3)condanna al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali

… anche ai licenziamenti per motivo illecito determinante ai sensi dell'articolo 1345 del codice civile, ovvero riconducibili agli altri casi di nullità previsti dalla legge.

Art. 1345 del codice civile. Motivo illecito

1. Il contratto e` illecito quando le parti si sono determinate a concluderlo esclusivamente per un motivo illecito comune ad entrambe.

La normativa è stata estesa anche ai licenziamenti intimati

1)nel periodo di tutela della lavoratrice in maternità ovvero che ha contratto matrimonio
2)nel periodo di fruizione del congedo parentale e per malattia del bambino (anche per il genitore-lavoratore adottivo o affidatario)

L'onere della prova della natura discriminatoria del licenziamento è interamente a carico del lavoratore dipendente che intende ricorrere al tribunale del lavoro per tutelare la sua posizione giuridica.

Una volta emesso l'ordine di reintegrazione (dal giudice del lavoro), il rapporto di lavoro viene meno se il lavoratore omette di prendere servizio, entro 30 giorni dall'invito a riprendere il lavoro presso l'azienda, salvo l'esercizio del diritto di opzione per l'indennità sostitutiva. Questa norma tuttavia era prevista anche prima della riforma dell'articolo 18.

La riforma semmai non ha considerato l'estrema difficoltà per il lavoratore di dimostrare al giudice la natura discriminatoria del licenziamento: nessun datore di lavoro sarebbe così ingenuo da motivare il licenziamento, in ragione della razza o delle idee politiche - religiose del lavoratore dipendente !

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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