Questo sito utilizza i cookies per gestire la navigazione ed altre funzioni

L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo. Per saperne di piu'

Approvo

Informativa in adempimento degli obblighi previsti dall'Art. 10 della Direttiva n. 95/46/CE, nonchè a quanto previsto dalla Direttiva 2002/58/CE, come aggiornata dalla Direttiva 2009/136/CE, in materia di Cookie.

Questo sito utilizza i cookie per gestire autenticazione, navigazione, ed altre funzioni. L'utilizzo di questo sito costituisce accettazione implicita all'uso dei cookies sul vostro dispositivo.

Riforma del lavoro 2012: licenziamento per giustificato motivo oggettivo





Gentile avvocato, sono un imprenditore (con più di 15 dipendenti) in grave crisi finanziaria e devo procedere al licenziamento di due miei dipendenti, a causa di una necessaria restrizione della mia attività.
Ho sentito parlare dell'abolizione dell'articolo 18 a seguito della riforma Fornero:
potrei conoscere quali sono le novità previste dalla riforma del lavoro, in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ???



RISPOSTA



Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo deve sempre essere motivato per iscritto e produce effetti retroattivi dall'invio al lavoratore dipendente, della comunicazione di licenziare per motivi economici attinenti all'andamento produttivo dell'azienda.
La motivazione non deve concretizzarsi un una mera clausola di stile, ma deve indicare l'effettiva ragione che ha portato al licenziamento del dipendente, come ad esempio la cessazione dell'attività aziendale o la soppressione dello specifico posto nell'organigramma aziendale.

La motivazione deve essere indicata a pena d'inefficacia del licenziamento. Il datore di lavoro con più di 15 dipendenti deve comunicare l'intenzione di procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo ed i motivi, alla Direzione territoriale del lavoro, in via preventiva, oltre che al dipendente.

La Direzione territoriale del lavoro provvederà a convocare le parti davanti alla commissione provinciale di conciliazione di cui all'articolo 410 del codice di procedura civile, entro il termine di sette giorni dal ricevimento della richiesta. La commissione dovrà concludere la procedura di conciliazione entro 20 giorni poiché, trascorso tale lasso di tempo, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento del dipendente per giustificato motivo oggettivo.
In caso di malattia del lavoratore documentata in modo idoneo dallo stesso, la procedura di conciliazione potrà essere sospesa per un massimo di 15 giorni. Si tratta di una norma che intende contemperare le contrapposte esigenze di garanzia del contraddittorio e del diritto di difesa del dipendente, con il diritto dell'imprenditore che intende ridurre la sua attività, alla speditezza del procedimento.

Riporto in seguito l'articolo 410 del codice di procedura civile.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

Art. 410 c.p.c. Tentativo obbligatorio di conciliazione

Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall'articolo 409, e non ritiene di avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi deve promuovere, anche tramite l'associazione sindacale alla quale aderisce o conferisca mandato, il tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione individuata secondo i criteri di cui all'articolo 413.
La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.
La commissione, ricevuta la richiesta, tenta la conciliazione della controversia, convocando le parti, per una riunione da tenersi non oltre dieci giorni dal ricevimento della richiesta.
Con provvedimento del direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione e' istituita in ogni provincia, presso l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, una commissione provinciale di conciliazione composta dal direttore dell'ufficio stesso o da un suo delegato, in qualita' di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale. Commissioni di conciliazione possono essere istituite, con le stesse modalita' e con la medesima composizione di cui al precedente comma, anche presso le sezioni zonali degli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessita', affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal precedente terzo comma.
In ogni caso per la validita' della riunione e' necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e di uno dei lavoratori.
Ove la riunione della commissione non sia possibile per la mancata presenza di almeno uno dei componenti di cui al precedente comma, il direttore dell'ufficio provinciale del lavoro certifica l'impossibilita' di procedere al tentativo di conciliazione.

Paga la tua consulenza

Inserisci il Costo

Easy Joomla Paypal Payment / Donations Module

Cerca Consulenza legale