Dipendente pubblico svolge il ruolo di rappresentante legale in una società





buon giorno, desidero richiedere:
un impiegato pubblico impiego (parte time18 ore), puo' essere nominato rappresentante legale in una società S.n.c. oppure S.rl, sita in altra provincia dalla normale sede di lavoro? Tale qualifica non vanifica o interferisce con il nomale svolgimento dell'attività di Pubblico Ufficiale.
E' un semplice agente di polizia municipale Grazie



RISPOSTA



Premesso che per i dipendenti pubblici vale il dovere di esclusività che è un dovere costituzionale. Secondo l’art. 98 della Costituzione “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” e di conseguenza è loro precluso lo svolgimento di attività che li pongano in contrasto o comunque li distolgano dalle funzioni proprie dell’amministrazione, di cui, secondo l’art. 97 della Costituzione, va garantito “il buon andamento e l’imparzialità”.

Secondo l’articolo 60 del D.P.R. n. 3/1957 (richiamato dall’art. 53 del dlgs. 165/2001) il dipendente pubblico “non può esercitare il commercio e l’industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite ai fine di lucro…”

Sussistono pertanto tali limitazioni quando il dipendente svolge attività di amministratore in:

-           società per azioni
-           società a responsabilità limitata
-           società in accomandati per azioni.

L’incompatibilità si estende inoltre alle cariche di socio accomandatario di società in accomandita semplice e di socio in società in nome collettivo. La limitazione non sussiste invece quando la qualifica di socio non è accompagnata dall’assunzione della legale rappresentanza della società (ad esempio, il socio accomandante).

Le norme sino ad ora citate, non si applicano in caso di dipendente pubblico in part time non superiore al 50%, ai sensi del comma 6 dell'articolo 53 del testo unico pubblico impiego.

6. I commi da 7 a 13 del presente articolo si applicano ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, compresi quelli di cui all'articolo 3, con esclusione dei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo pieno, dei docenti universitari a tempo definito e delle altre categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali.

Il divieto generalizzato che preclude al dipendente pubblico di esercitare “il commercio, l'industria ne alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro”, è derogato quando la prestazione lavorativa non eccede la metà del debito orario normalmente previsto.
La riduzione quantitativa della prestazione nei limiti suddetti è condizione necessaria, ma non sufficiente a rendere lecito l’esercizio di un’attività concomitante (legale rappresentante di società) altrimenti tassativamente vietata.
L’attività concomitante, infatti, sebbene riconducibile ad uno degli elementi della casistica enumerati dall’art. 60 del D.P.R. 10/1/1957 n. 3, deve avere un contenuto tale da non configurare conflitto di interessi in relazione al suo contenuto. Dal contenuto della tua email, mi pare di capire che non possa sorgere, in questo caso, alcun conflitto di interesse con lo svolgimento delle funzioni di agente di polizia municipale.
Ad ogni modo, sul dipendente in part time non superiore al 50% delle ore, incombe comunque l’obbligo di indicare il contenuto di tale attività al datore di lavoro, affinché il Comune possa accertare un'eventuale situazione di conflitto di interessi

La necessità della comunicazione al Comune e della necessità dell'autorizzazione del datore di lavoro si deduce dalle seguenti norme: l’art. 7 del c.c.n.l. 14/9/2000, i cui commi 7 e 9 prevedono, rispettivamente che “i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale, qualora la prestazione lavorativa non sia superiore al 50% di quella a tempo pieno, nel rispetto delle vigenti norme sulle incompatibilità, possono svolgere un'altra attività lavorativa e professionale, subordinata o autonoma, anche mediante l'iscrizione ad albi professionali” e che “nel caso di verificata sussistenza di un conflitto di interessi tra l'attività esterna del dipendente - sia subordinata che autonoma – e la specifica attività di servizio, l'ente nega la trasformazione del rapporto a tempo parziale”.

Il principio della necessità dell'autorizzazione del datore di lavoro, in assenza di conflitto di interessi, si desume anche dall’art. 1, comma 58 della Legge 23/12/1996 n. 662, il quale prevede espressamente che “il dipendente è tenuto, inoltre, a comunicare, entro quindici giorni, all'amministrazione nella quale presta servizio, l'eventuale successivo inizio o la variazione dell'attività lavorativa”. Detto ciò, il Comune – datore di lavoro potrebbe non autorizzare soltanto un’attività potenzialmente in grado di confliggere con il contenuto delle prestazioni lavorative del dipendente, quindi in conflitto di interessi.

Non mi sembra questo il caso …

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Procedimento disciplinare dipendente pubblico che svolge un secondo lavoro in conflitto di interessi. Diffida a dimettersi dal secondo lavoro.





Buongiorno, vorrei un chiarimento riguardo la posizione di un dipendente di una pubblica amministrazione. Mi sembra di aver capito che un dipendente di amministrazione pubblica può tranquillamente essere socio di una società srl ,purchè non sia in concorrenza ed a condizione che non sia amministratore della stessa, giusto?

RISPOSTA



Esatto; essere socio di una società di capitale configura semplice investimento finanziario. Diciamo che il dipendente pubblico che acquista un pacchetto di azioni di ENEL o di ENI … non commette alcun illecito disciplinare. Da un punto di vista giuridico, un pacchetto di azioni di una SPA è equipollente ad una quota societaria di una SRL. Società di capitale è l'una, così come l'altra … Investimento finanziario è l'uno, così come l'altro … Fare un investimento finanziario non equivale a svolgere in maniera abituale, professionale e continuativa un incarico all'interno di un CdA ! Confermo quello che hai scritto; tra le altre cose, sul nostro sito sono pubblicate numerose consulenze in tal senso.



Vorrei sapere allora cosa rischia un dipendente dell'università a tempo pieno se viene scoperto essere amministratore di una srl di cui detiene anche una quota societaria. Grazie

RISPOSTA



Un procedimento disciplinare per violazione dell'articolo 2105 del codice civile, in caso di conflitto di interessi tra la SRL e la pubblica amministrazione di appartenenza.

Art. 2105 del codice civile. Obbligo di fedeltà.

Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l'imprenditore, né divulgare notizie attinenti all'organizzazione e ai metodi di produzione dell'impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Un procedimento disciplinare per violazione dell'articolo 53 I comma del testo unico pubblico impiego che rinvia ai casi di incompatibilità di cui agli articoli 60 e seguenti del d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3:

1. Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del testo unico approvato con d.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, salva la deroga prevista dall'articolo 23-bis del presente decreto, nonché, per i rapporti di lavoro a tempo parziale, dall'articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 e dagli articoli 57 e seguenti della legge 23 dicembre 1996, n. 662. Restano ferme altresì le disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274, 508 nonché 676 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, all'articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre 1992, n. 498, all'articolo 4, comma 7, della legge 30 dicembre 1991, n. 412, ed ogni altra successiva modificazione ed integrazione della relativa disciplina.

Art. 60 DPR n. 3 del 1957. Casi di incompatibilità

L'impiegato non può esercitare il commercio, l'industria, ne alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato e sia all'uopo intervenuta l'autorizzazione del Ministro competente

Art. 61. Limiti dell'incompatibilità

Il divieto di cui all'articolo precedente non si applica nei casi di società cooperative. L'impiegato può essere prescelto come perito od arbitro previa autorizzazione del Ministro o del capo ufficio da lui delegato.

Art. 62. Partecipazione all'amministrazione di enti e società

Nei casi stabiliti dalla legge o quando ne sia autorizzato con deliberazione del Consiglio dei Ministri, l'impiegato può partecipare all'amministrazione o far parte di collegi sindacali in società o enti ai quali lo Stato partecipi o comunque contribuisca, in quelli che siano concessionari dell'amministrazione di cui l'impiegato fa parte o che siano sottoposti alla vigilanza di questa. Nei casi di rilascio dell'autorizzazione prevista dal presente comma l'incarico si intende svolto nell'interesse dell'amministrazione di appartenenza del dipendente ed i compensi dovuti dalla società o dall'ente sono corrisposti direttamente alla predetta amministrazione per confluire nelle risorse destinate al trattamento economico accessorio della dirigenza o del personale non dirigenziale. (comma così modificato dall'articolo 6, comma 4, legge n. 122 del 2010)

Art. 63. Provvedimenti per casi di incompatibilità

L'impiegato che contravvenga ai divieti posti dagli artt. 60 e 62 viene diffidato dal Ministro o dal direttore generale competente, a cessare dalla situazione di incompatibilità. La circostanza che l'impiegato abbia obbedito alla diffida non preclude l'eventuale azione disciplinare. Decorsi quindici giorni dalla diffida, senza che l'incompatibilità sia cessata, l'impiegato decade dall'impiego. La decadenza è dichiarata con decreto del Ministro competente, sentito il Consiglio di amministrazione.

Il dipendente riceverà dal suo dirigente, una diffida a dimettersi da amministratore e contestualmente si aprirà un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Se si dimetterà, farà salvo il posto di lavoro, ma gli sarà comminata una sanzione disciplinare come una multa ovvero una sospensione dal servizio per qualche giorno o settimana (dipenderà dalla decisione della commissione disciplinare).

Escludo il licenziamento in tronco del dipendente, salvo il caso di conflitto di interesse tale da configurare reato di abuso d'ufficio (esempio, dirigente della ASL che acquista protesi da una SRL di cui egli è l'amministratore … ). Non possono escludere un differente provvedimento disciplinare, meno grave del licenziamento in tronco.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: