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Diritto del lavoro - Mobbing: Comportamento violento del datore di lavoro, telecamere spiano i lavoratori in ufficio.



Roberto da Vicenza:



Egregio avvocato. Lavoro in un azienda il cui capo a mio parere va oltre alcuni limiti di comportamento e legalità. Per quanto riguarda il primo punto: gli piace umiliare i suoi impiegati con argomenti agressivi tipo "Lei deve rendere all'azienda", "Io valgo piú di tutto il personale che rappresento, e lei quanto vale?"...con tali argomentazioni crea un perenne stato di stress all'interno degli uffici e le persone non hanno il coraggio di rispondergli perché hanno paura di perdere il posto di lavoro (soprattutto in questo periodo di crisi). Relativamente al secondo punto:ho scoperto che siamo spiati da telecamere nascoste collocate negli uffici.

Le mie domande sono:

1. Si potrebbe esporre una denuncia contro il suo comportamento aggressivo, che causa stress e insicurezza al personale?

2. E' legale essere spiati da telecamere mentre si lavora? E se esistesse un avviso interno all'azienda che comunica ai dipendenti dell'esisenza di tali telecamere, sarebbe lo stesso legale?La ringrazio anticipatamente per la sua gentile risposta.



RISPOSTA



Il comportamento del tuo capo è sicuramente perseguibile ai sensi di legge, in quanto configura un’evidente ipotesi di mobbing sul posto di lavoro. Il mobbing è, nell'accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell'insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza.
Per potersi parlare di mobbing, l'attività persecutoria deve durare più di 6 mesi e deve essere funzionale alla espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico.
Si distingue, nella prassi, fra mobbing gerarchico e mobbing ambientale; nel primo caso gli abusi sono commessi da superiori gerarchici della vittima, nel secondo caso sono i colleghi della vittima ad isolarla, a privarla apertamente della ordinaria collaborazione, dell'usuale dialogo e del rispetto.
Si parla di mobbing verticale quando un superiore per licenziare un dipendente in particolare perché antipatico, poco competente e produttivo; e di mobbing orizzontale quando in ufficio un collega non è accettato per i diversi interessi sportivi oppure perché diversamente abile. Il mobbing strategico si ha quando l'attività vessatoria e dequalificante tende ad espellere il lavoratore, per far posto ad un altro lavoratore (di solito in posizioni di dirigenza o apicali).
La pratica del mobbing consiste nel vessare il dipendente o il collega di lavoro con diversi metodi di violenza psicologica o addirittura fisica. Ad esempio: sottrazione ingiustificata di incarichi o della postazione di lavoro, dequalificazione delle mansioni a compiti banali (fare fotocopie, ricevere telefonate, compiti insignificanti, dequalificanti o con scarsa autonomia decisionale) così da rendere umiliante il prosieguo del lavoro; rimproveri e richiami, espressi in privato ed in pubblico anche per banalità (è questo il tuo caso); dotare il lavoratore di attrezzature di lavoro di scarsa qualità o obsolete, arredi scomodi, ambienti male illuminati; interrompere il flusso di informazioni necessario per l'attività (chiusura della casella di posta elettronica, restrizioni sull'accesso a Internet); continue visite fiscali in caso malattia (e spesso al ritorno al lavoro, la vittima trova la scrivania sgombra). Insomma, un sistematico processo di "cancellazione" del lavoratore condotto con la progressiva preclusione di mezzi e relazioni interpersonali indispensabili allo svolgimento di una normale attività lavorativa.
In Italia non esiste una legge in materia di mobbing e quindi il mobbing non è configurato come specifico reato a sé stante. Gli atti di mobbing possono però rientrare in altre fattispecie di reato, previste dal codice penale, quali le lesioni personali gravi o gravissime, anche colpose che sono perseguibili di ufficio e si ritengono di fatto sussistenti nel caso di riconoscimento dell'origine professionale della malattia. La legge italiana disciplina anche il risarcimento del danno biologico, associabile a situazioni di mobbing.
Pertanto il tuo capo può essere querelato per il reato di ingiuria o di diffamazione e, successivamente, con ricorso all’autorità giudiziaria, è possibile chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali che sono la conseguenza immediata e diretta della complessiva attività ostile posta in essere in azienda.
La Costituzione italiana (artt. 2-3-4-32-35-36-41-42) infatti, tutela la persona in tutte le sue fasi esistenziali, da quella di cittadino a quella di lavoratore. Inoltre, sul datore di lavoro (quindi anche sul capo ufficio che rappresenta il datore di lavoro in azienda) grava l’obbligo contrattuale, derivante dall’art. 2087 cod. civ., di tutelare la salute e la personalità morale del dipendente. E’ possibile, ai sensi delle suddette norme, agire in giudizio per far valere le proprie ragioni.
La sentenza numero 19232/2005 della Corte di Cassazione prevede inoltre, la sanzione del licenziamento per il capo ufficio che si rivolge, nell’ambito dell’espletamento delle sue funzioni, ai suoi colleghi con atteggiamento arrogante e con espressioni violente, offensive e volgari.
Riguardo l’installazione delle telecamere sul posto di lavoro, nell’ordinamento italiano è prevista una specifica norma a riguardo. L’art. 4 della legge 300/70 (statuto dei lavoratori) stabilisce il divieto di controllo a distanza nei confronti dei lavoratori. La norma infatti, al primo comma, così dispone: “E’vietato l’uso di apparecchi audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”. La durezza del divieto è però mitigata al comma successivo, che – contemperando l’interesse del datore di lavoro alla produzione con quello del dipendente alla propria riservatezza – ammette la presenza in azienda di impianti e apparecchiature di controllo (ove – beninteso – l’installazione avvenga per esigenze produttive o di sicurezza del lavoro) dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori. In tal caso, comunque, l’installazione di detti impianti è il momento conclusivo di un iter obbligato, che prescrive precisi oneri di consultazione sindacale. La finalità principale delle telecamere in azienda deve essere, quindi, la sicurezza del lavoro e non il controllo dei lavoratori. Il comportamento del tuo datore di lavoro è perseguibile ai sensi di legge, configurandosi come condotta anti sindacale.
Il mio consiglio è il seguente: prima di denunciare la condotta del tuo capo all’autorità giudiziaria e di esporti in prima persona (sei sicuro che i tuoi colleghi saranno disponibili a testimoniare contro il capo in sede giudiziaria !!??), consultati con i rappresentanti sindacali dell’azienda e poi con le organizzazioni sindacali provinciali. Le organizzazioni sindacali hanno il dovere di perseguire ogni tipo di condotta anti sindacale o in genere lesiva della dignità del lavoratore. Inoltre, questa soluzione ti permette di evitare le spese necessarie per la difesa e l’assistenza di un avvocato.

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