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Diritto del lavoro - Trasferimento, ricongiungimento per garantire la riunione del nucleo familiare, per il personale delle forze armate, coniugato





Salve, sono un tenente dell'esercito italiano con sede a Catania. Le volevo avvallare questo quesito:
nel giugno del 2011 sono stato svecchiato nella sede di Catania esattamente nel Reparto Comando e Supporto Tattici sito a Catania, ad agosto dello stesso anno mi sono sposato con il collega di grado Sottotenente che fa servizio a Napoli e quindi il 30 settembre ho presentato la domanda di riunione del nucleo famigliare per far venire mia moglie a Catania. La risposta mi è arrivata il 01/02/2012 con esito che io devo spostarmi a caserta. Volevo sapere, visto che io nel frattempo ho subito un trasferimento di autorità al Comando Brigata XXXXX sito a Catania datato 01/02/2012 con cambio incarico, se ci stato le carte in regola per fare ricorso tramite un avvocato o mi devo rassegnare alla risposta?
Grazie e aspetto notizia.
Cordiali saluti.



RISPOSTA



Come più volta ribadito dallo Stato maggiore dell'esercito, Dipartimento Impiego del personale, la richiesta tendente ad ottenere il trasferimento, al fine di garantire la riunione del nucleo familiare, per il personale dell'esercito coniugato con altro personale delle Forze Armate, si configura come un vero e proprio diritto soggettivo, soltanto nella fattispecie giuridica di cui all'articolo 17 della legge 266 del 1999.

La Corte Costituzionale, a proposito della norma suddetta, ha a più riprese ribadito che l’istituto del ricongiungimento è diretto a rendere effettivo altro diritto di rango costituzionale (art. 29, secondo comma, Costituzione) ovvero il «diritto all’unità della famiglia che si esprime nella garanzia della convivenza del nucleo familiare e costituisce espressione di un diritto fondamentale della persona umana (sentenze n. 113 del 1998 e n. 28 del 1995). Tale valore costituzionale può giustificare una parziale compressione delle esigenze di alcune amministrazioni.

Di seguito il contenuto sostanziale della norma in questione.

«Il coniuge convivente del personale in servizio permanente delle forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza e delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui alla legge 19 maggio 1986, n. 224, nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, trasferiti d’autorità da una ad altra sede di servizio, che sia impiegato in una delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, ha diritto, all’atto del trasferimento o dell’elezione di domicilio nel territorio nazionale, ad essere impiegato presso l’amministrazione di appartenenza o, per comando o distacco, presso altre amministrazioni nella sede di servizio del coniuge o, in mancanza, nella sede più vicina».

Tanto premesso, lei ha presentato domanda di riunione del nucleo familiare in data 30 settembre e successivamente a tale data, ha subito un trasferimento d'autorità, presso il comando brigata Aosta, sito a Messina.

L'unico fondamentale motivo per cui lei non potrebbe ricorrere all'autorità giudiziaria, con fondate prospettive di successo, è la mancanza di un presupposto di fatto fondamentale della norma in questione. L'articolo 17 infatti fa riferimento al coniuge CONVIVENTE.

Sua moglie non risulta convivente con lei, anzi mai è risultata convivente con suo marito, almeno a partire dal momento del vostro matrimonio.

Tanto premesso, nella fattispecie “de quo”, è necessario raffrontare le esigenze organizzative delle F.A., con gli interessi personali e familiari dei dipendenti, poiché l'istante non ha un diritto soggettivo all'accoglimento della sua domanda, ma un mero interesse legittimo.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Distinti saluti.

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