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Ripetizione periodo di prova lavoratore dipendente assunto a tempo indeterminato





Per un lavoratore, precedentemente dimessosi, riassunto dopo mesi in un momento di riorganizzazione aziendale, alle stesse precedenti mansioni di responsabilità e inquadramento, può essere legittima l'indicazione di un nuovo periodo di prova?



RISPOSTA



Sì,è perfettamente legittima, in considerazione

1)delle precedenti dimissioni del lavoratore dipendente che hanno interrotto il rapporto di lavoro.

2)della natura negoziale del patto di prova.

3)della sua duplice funzione.

Il patto di prova è il periodo antecedente all'inizio vero e proprio del contratto di lavoro. Durante il periodo definito patto di prova, entrambe le parti possono recedere dal contratto.
L’importanza del patto di prova deriva dal fatto che il suo inserimento all’interno di un contratto di lavoro subordinato permette che al suo termine sia il datore di lavoro che il lavoratore possano sciogliersi dal vincolo contrattuale senza necessita` di preavviso o motivazione.

Per questo motivo il patto di prova e` una clausola inseribile in ogni tipologia contrattuale di lavoro subordinato, anche nel caso specifico indicato nel tuo quesito.

In parole povere, il patto di prova non è funzionale soltanto a “mettere alla prova” il dipendente (… peraltro “già provato in precedenza”), ma consente ad entrambe le parti di sciogliere il contratto in modo agevole al termine dello stesso.
Per questo motivo, può essere previsto anche se il lavoratore è stato già “provato” in precedenza, ossia per garantire alle parti la facoltà di recesso agevolato, ossia senza necessità di dare motivazioni.
Ecco il motivo per cui le parti possono tranquillamente e legalmente prevedere tale patto anche nel caso esposto nella tua mail.

A conferma di quello che ti ho scritto, riporto quanto scritto dalla suprema corte.

“La prestazione di un periodo di prova può essere richiesta anche ad un lavoratore che abbia già svolto le mansioni per le quali viene assunto presso un'azienda dello stesso settore e ciò per consentire al datore di lavoro di testarne le capacità professionali in relazione al nuovo e peculiare contesto produttivo, che di valutarne le qualità comportamentali. Al riguardo la Corte di Cassazione ha addirittura ritenuto ammissibile la ripetizione della prova in due contratti di lavoro a termine successivamente stipulati tra le stesse parti, in quanto, potendo trascorrere un lasso di tempo notevole tra le due assunzioni, può essere necessario verificare la permanenza delle qualità professionali e comportamentali del lavoratore al momento della stipula del nuovo contratto” (Cass. 18 febbraio 1995, n. 1741).

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