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Diritto penale - Reato di diffamazione, falsa attribuzione di un furto all'interno di un supermercato





Buon giorno Signori,

qui di seguito espongo il mio quesito:

Sabato 18 settembre ho effettuato degli acquisti all'I. di M.
All’uscita un responsabile della sicurezza mi ha fermata per controllare lo scontrino (regolarmente esibito) e per contestarmi il mancato pagamento di un prodotto che purtroppo avevo nella borsa ma che avevo acquistato in un altro negozio. Tranquillamente ho spiegato che il prodotto non era il loro e mi sono messa a cercare lo scontrino che non ho trovato. Al che è sono stata invitata presso il bancone dell’entrata (punto focale del centro commerciale dove tutti devono passare per entrare ed uscire e alle undici del sabato mattina potete immaginare il traffico di gente) dove pubblicamente sono stata invitata a pagare il prodotto perché, secondo loro, senza ombra di dubbio quello era un loro prodotto poiché le loro casse riconoscevano il codice a barre (ma questi signori sanno che cos’è un codice a barre?). Mi sono detta disponibile ad andare nell’altro negozio per farmi fare una copia dello scontrino (ho comunicato anche la fascia oraria dell’acquisto) ma questi non volevano sentir ragioni . La sceneggiata si è protratta per circa mezz’ora in un luogo, come già ribadito, pubblico e a voce sostenuta tant’è vero che più volte ho chiesto al responsabile se voleva un megafono per far sentire meglio a tutto il centro le accuse che le venivano rivolte. Finalmente è arrivato un direttore forse un po’ più responsabile che ha proposto di vedere le riprese del centro e quando con grande sollievo ho accettato, questi si è reso conto della mia buona fede e ha detto che potevo andare. Ciò nonostante alla cassa si sono rifiutati di consegnare il prodotto ribadendo il fatto che quello senza ombra di dubbio era un loro prodotto. Uscendo (senza il mio prodotto ) mi sono trattenuta presso un gruppo di persone che si erano fermate (per gustarsi la scena ?) al fine di spiegare (piena di vergogna) che cos’era successo e sono stata raggiunta dal signore della sicurezza che mi ha consegnato il mio prodotto e mi ha invitata a bere un caffè (categoricamente negato) Non contesto il fatto che vengano fatti controlli, ma nel dubbio di una vera colpevolezza hanno diritto questi signori di esporre una persona alla pubblica gogna, di non avere un minimo di discrezione e rovinare l’immagine, la dignità e il decoro di una persona ? Avete idea di quanta gente vedendomi per strada penseranno (o diranno) : quella è stata sorpresa all’Interspar a rubare ? P.S. ora ho copia dello scontrino (e testimonianza della commessa) che comprova l’acquisto di quel prodotto nell’altro negozio e la testimonianza di alcune persone che hanno assistito a questa disgustosa sceneggiata. Cosa posso fare per avere un minimo di giustizia?


Grazie

In attesa di riscontro invio cordiali saluti



RISPOSTA



La gogna che hai dovuto subire è assolutamente disgustosa; il comportamento del responsabile non sarebbe giustificabile, nemmeno se tu avessi rubato per davvero il prodotto controverso. La dignità di ciascuna persona fisica è un bene costituzionale assoluto ed imprescrittibile, tutelato anche dal diritto penale, con l'articolo 595 del codice penale.

Art. 595 del codice penale. Diffamazione.

Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.


Non ti lasciare ingannare dall'espressione “comunicando con più persone”, contenuta nella norma in questione; il responsabile infatti, urlava così ad alta voce, da notiziare tutte le persone presenti, in quel momento, nel centro commerciale, della particolare e spiacevole situazione. Non ci sono dubbi: è stato commesso nei tuoi confronti, il reato di diffamazione !!!

Tanto premesso, ti invito a sporgere querela, contro il responsabile del supermercato, per diffamazione, recandoti presso gli uffici della polizia giudiziaria (carabinieri/polizia di Stato), entro 90 giorni dalla commissione del reato.

A seguito del rinvio a giudizio del responsabile del supermercato, ti costituirai parte civile, nel processo penale, per chiedere all'imputato, il risarcimento del danno morale che hai subito, ossia del danno all'integrità della tua immagine e del tuo onore.

Conserva la copia dello scontrino (attenzione, non perderlo per nessun motivo), allega un'altra copia dello stesso alla tua querela, indica alla polizia giudiziaria il nome dei testimoni che possono testimoniare a tuo favore, come la commessa dell'altro negozio. La polizia giudiziaria sentirà questi testimoni, come persone informate dei fatti.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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