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Diritto di famiglia - Assegno di mantenimento a favore del figlio minorenne e maggiorenne non economicamente autosufficiente





Buongiorno, io e mia moglie ci stiamo separando, abbiamo un figlio di 11 anni. Sposati con rito civile nel 2003 e in regime di separazione dei beni. Io sono proprietario di immobili, ottenuti a titolo di successione ereditaria. La casa è stata comprata prima del matrimonio. Quesito: mia moglie teme che io sperperi il patrimonio e che un domani mio figlio non abbia alcuna proprietà!
Vorrebbe che io cedessi adesso la nuda proprietà dei miei immobili al figlio, richiesta assolutamente inaccettabile! Ho risposto che i figli sono già tutelati dalla legge e che nessuno può espropriarmi, ho tutti i diritti far ciò che ritengo più opportuno con il mio patrimonio. Ovviamente mio figlio avrà si la nuda proprietà, ma degli immobili futuri! con ossequi



RISPOSTA



Ritengo che la legge preveda già una tutela piuttosto “forte”, nei confronti dei figli dei genitori separati, siano essi maggiorenni o minorenni.
Non penso pertanto che sia ragionevole apprestate ulteriori tutele, a favore dei figli, in sede di separazione legale dei coniugi genitori. Ci pensa già la legge e la giurisprudenza …

Inoltre la tutela di un figlio deve essere bilanciata con la libertà del genitore di disporre del proprio patrimonio per gli anni a venire. Sua moglie le chiede di comprimere al massimo le sue libertà patrimoniali, per garantire al massimo la tutela della figlia, E’ necessario trovare la giusta via di mezzo, come in tutte le cose della vita.

Entriamo nel concreto della disciplina e della giurisprudenza, in materia di mantenimento del figlio non autosufficiente economicamente.

Leggiamo innanzitutto l’articolo 155 del codice civile, in materia di affidamento congiunto del figlio minorenne ad entrambi i genitori e di determinazione dell’assegno di mantenimento a favore del figlio.

Art. 155 del codice civile. Provvedimenti riguardo ai figli.

Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.
La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.
Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:

1) le attuali esigenze del figlio;
2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
4) le risorse economiche di entrambi i genitori;
5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. L'assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.
L’assegno di mantenimento sarà proporzionato alle risorse dei genitori ed alle esigenze della figlia. L’assegno di mantenimento sarà sempre modificabile, in ragione delle mutate esigenze della figlia (ad esempio l’iscrizione all’università della ragazza comporterà spese di istruzione di importo piuttosto cospicuo)

Ai sensi dell’articolo 155-quinques del codice civile, l’obbligo dell’assegno di mantenimento a favore di sua figlia, persisterà anche quando la ragazza sarà maggiorenne, fino alla sua completa autosufficienza economica. Ciò è confermato dalla giurisprudenza della Cassazione (Cass. Sezione I, sentenza 27 maggio 2005 n. 11320 - Cass. Sezione I, sentenza 4 aprile 2005 n. 6975).

Art. 155-quinquies del codice civile. Disposizioni in favore dei figli maggiorenni.

Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all'avente diritto.

Oltre a versare l’assegno di mantenimento a favore di sua figlia, lei dovrà partecipare al 50% delle spese straordinarie sostenute dalla medesima (vacanze, spese mediche etc etc). Vorrei sottoporre alla sua attenzione la seguente massima della sentenza della Corte di Cassazione.

“Le spese straordinarie trovano il proprio fondamento in decisioni di particolare importanza, quindi il genitore non affidatario del figlio ha diritto a essere coinvolto in tali scelte. Le decisioni concernenti le attività meramente ricreative ad esempio dovranno essere concordate preventivamente dai genitori, non ricorrendo, in ordine a esse, il presupposto della necessità, tale da giustificare una libera iniziativa del genitore presso il quale la minore risulti collocata”.

Cass. Sezione I, sentenza 7 aprile 2005 n. 925

Secondo la sentenza della Cassazione, lei sarà comunque sempre coinvolto da sua moglie, nelle decisioni che comporteranno della spese di carattere straordinario, da suddividere in pari misura tra i due genitori.

Vorrei infine che sua moglie leggesse la massima della seguente sentenza della Cassazione. Il diritto al mantenimento stabilito a favore della figlia, sarà a dir poco omnicomprensivo … direi che ai sensi della giurisprudenza della Cassazione, sua figlia è già più che tutelata dalla legge !!!

“In seguito alla separazione e al divorzio la prole ha diritto a un mantenimento tale da garantirle un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia e analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza. Il dovere di provvedere al mantenimento, istruzione ed educazione della prole, inoltre, impone ai genitori, anche in caso di separazione o di divorzio, di far fronte a una molteplicità di esigenze dei figli, non riconducibili al solo obbligo alimentare ma inevitabilmente estese all'aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all'assistenza morale e materiale, all'adeguata predisposizione - fin quando la loro età lo richieda - di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura ed educazione. Al riguardo, ai fini di una corretta determinazione del concorso dei genitori, il parametro di riferimento è costituito non soltanto dalle rispettive sostanze, in esse ricompresi i cespiti improduttivi di reddito, ma anche dalla capacità di lavoro professionale o casalingo con espressa valorizzazione non solo delle risorse economiche individuali, ma anche delle accertate potenzialità reddituali”. Cass. Sezione I, sentenza 22 marzo 2005 n. 6197

Infine non dimentichiamo che alla sua morte, la figlia avrà diritto alla quota di legittima calcolata sul suo asse ereditario.
La quota di legittima spettante a sua figlia, sarà pari a 1/3 del suo asse ereditario, ai sensi dell’articolo 542 del codice civile.

Art. 542 del codice civile. Concorso di coniuge e figli.

Se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, legittimo o naturale, a quest'ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge.
Quando i figli, legittimi o naturali, sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto. La divisione tra tutti i figli, legittimi e naturali, è effettuata in parti uguali.

Direi che a fronte di tutte queste tutele per la figlia, sia ragionevole lasciare un minimo spazio alle esigenze di libertà patrimoniale di un padre !!!
Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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