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Donazione rimuneratoria per assistenza allo zio





Buonasera, i miei genitori negli ultimi 6 anni hanno ricevuto, per gratitudine, somme di denaro da uno zio (fratello della mamma di mio padre) che non ha figli e del quale si occupano in tutto e per tutto esclusivamente loro. I soldi provengono da alcuni buoni postali intestati allo zio che arrivati a scadenza venivano da lui incassati e depositati sul c/c postale di mio padre. Nessuno di loro ha mai pensato che potesse essere necessaria una scrittura dal notaio per convalidare le donazione ne tantomeno all'ufficio postale hanno detto loro che dovevano farla.

A questo punto vorrei sapere: è possibile sanare le donazioni fatte finora ?

Mio padre ha un fratello ma l'unico erede da testamento olografo è lui.

Può il fratello di mio padre pretendere somme di denaro derivate da queste donazioni al momento della morte dello zio?

Allo stato attuale i soldi in possesso di mio padre potrebbero essere utilizzati per acquistare una casa senza incorrere in sanzioni fiscali?

Grazie per l'attenzione, cordiali saluti.



RISPOSTA



Trattasi, nella fattispecie in questione, di donazione di denaro rimuneratoria, ossia in considerazione dell'opera di assistenza prestata dai tuoi genitori, ai sensi dell'articolo 770 del codice civile.

Art. 770 del codice civile. Donazione rimuneratoria.

È donazione anche la liberalità fatta per riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario o per speciale rimunerazione.
Non costituisce donazione la liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi o comunque in conformità agli usi.

L'atto pubblico è indispensabile in caso di donazione di immobile; in caso di donazione di denaro, purché si tratti di donazione di modico valore, non è necessario l'atto pubblico purché ci sia stato il passaggio del denaro, dal donante al donatario, ai sensi dell'articolo 783 del codice civile.

Art. 783 del codice civile. Donazioni di modico valore.

La donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l'atto pubblico, purché vi sia stata la tradizione.
La modicità deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante.


Le singole donazioni (non il loro valore complessivo, ma i singoli atti di liberalità) avevano, presumo, ad oggetto somme di poche migliaia di euro. L'atto di donazione non era affatto indispensabile. Non si tratta di un accreditamento sul c/c di tuo padre di centinaia di migliaia di euro (ripeto, parliamo dei singoli atti di donazione, non del valore complessivo) !!!

Il fratello del papà non ha titolo per pretendere un solo euro, relativamente a queste donazioni di denaro, ai sensi dell'articolo 536 del codice civile. Non è un soggetto legittimario, ossia non ha diritto alla quota di legittima. Tuo padre può legittimamente, essere indicato come unico erede nel testamento.

Art. 536 del codice civile. Legittimari.

Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.
Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati e gli adottivi.
A favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.


Potete acquistare anche un immobile con quel denaro. Sanzioni fiscali ??? … e perché !!!
Non si è configurato alcun obbligo fiscale, relativamente alla vostra fattispecie. Se l'agenzia delle entrate dovesse chiedervi (il famigerato redditometro !!!) “come avete fatto a comprare casa in contanti ?”, risponderete “grazie all'aiuto economico del signor Tizio” … non c'è nulla di illegale né si configura evasione fiscale !

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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