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Diritto del lavoro - Giustificato motivo oggettivo di licenziamento, determinato da ragioni inerenti l'attività produttiva



Luciano da Trento:



Buongiorno, Vi chiedo una consulenza in merito a quanto di seguito esposto indicandomi il prezzo e le modalità di pagamento: Contesto: mio padre è socio di maggioranza di un autoscuola con un numero di dipendenti minore di 15; Problema: da circa un anno il numero delle iscrizioni all'autoscuola, e quindi lezioni teoriche e pratiche, è in calo ed è arrivato oggi anche al -35%. Possibile soluzione per non far "morire" la società: tutti i soci sono arrivati alla conclusione che serve una riduzione del personale e nello specifico avrebbero individuato la necessità di privarsi della collaborazione di un istruttore.
Pertanto sono a chidereVi:

a) si può configurare un "licenziamento per giustificato motivo oggettivo" (serve dimostrarlo ed eventualmente con quale documentazione)?
b) in caso affermativo, fatto salvo il preavviso, che prassi si deve seguire e quale documentazione serve (lettera, ..) trasmettere al dipendente per adempiere correttamente agli obblighi del datore di lavoro;
c) quali sono i rischi e i tempi in cui si esplicitano nel caso in cui ci sia da parte del dipendente un eventuale impugnazione del licenziamento e se essa avesse successo?
Grazie del Vostro parere e della collaborazione ed attendo Vostre comunicazioni in merito al Vostro preventivo



RISPOSTA



Hai la piena facoltà di licenziare il tuo dipendente, fatto salvo il termine di preavviso, alla luce della particolare situazione aziendale, senza temere alcun ricorso giurisdizionale del lavoratore.

Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto, con raccomandata con ricevuta di ritorno; il contenuto della lettera deve riguardare la particolare situazione aziendale che giustifica il licenziamento, essendo, tale atto, indispensabile, per ottenere un riassetto organizzativo meno oneroso dell'autoscuola.
Il dipendente non ha alcuna motivazione giuridica per proporre un ricorso giurisdizionale fondato e legittimo, al giudice del lavoro, contro il suo datore.

A conferma di quanto esposto, riporto in seguito, i periodi più importanti della sentenza della Corte di Cassazione Sezione Lavoro n. 10672 del 10 maggio 2007. La suddetta sentenza può essere considerata la stella polare della giurisprudenza in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo:

"In base all’art. 3 L. n. 604/66, il giustificato motivo oggettivo di licenziamento, determinato da ragioni inerenti l’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo per motivi di contenimento dei costi, attuato per la più economica gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il Giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, atteso che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., mentre al Giudice spetta il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore; ne consegue che non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità la scelta imprenditoriale che abbia comportato il licenziamento di un dipendente perchè la sua attività lavorativa, il suo ruolo nel contesto aziendale, non era più considerato indispensabile.
Le ragioni, inerenti l’attività produttiva, possono, dunque, derivare, oltre che da esigenze di mercato, anche da riorganizzazioni o ristrutturazioni, quali ne siano le finalità e quindi comprese quelle dirette al risparmio dei costi o all’incremento dei profitti.
Le mansioni già assegnate al dipendente licenziato possono essere legittimamente affidate ovvero distribuite tra altri soggetti (siano essi lavoratori dipendenti o no della stessa impresa), dato che, in tal caso, il recesso è strettamente collegato “all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa”, elementi questi, in relazione ai quali non può essere sindacata la scelta operata dal datore di lavoro, essendo la stessa espressione della libertà di iniziativa economica garantita dall’art. 41 Cost. della Costituzione.
Opinare diversamente significherebbe affermare il principio, contrastante con quello sancito dal richiamato art. 41, per il quale l’organizzazione aziendale, una volta delineata, costituisca un dato non modificabile se non in presenza di un andamento negativo e non, anche ai fini di una più proficua configurazione dell’apparato produttivo, del quale il datore di lavoro ha il “naturale” interesse ad ottimizzare l’efficienza e la competitività".

Alla luce di tale sentenza, saresti legittimato a licenziare il tuo dipendente anche in assenza di un calo di iscrizioni all'autoscuola. L'assetto organizzativo dell'azienda può essere liberamente delineato dalla ragionevole discrezionalità del datore di lavoro.
Cordiali saluti.

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