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Criteri di scelta dei lavoratori da licenziare per riduzione di personale





Gentile avvocato sono Mario e lavoro come segretario presso un'azienda di trasporti. L'azienda ha assunto come segretaria anche una collega dai costumi piuttosto facili per non dire altro, specialmente con l'amministratore delegato della società e con tutto il consiglio di amministrazione.

La mia domanda è la seguente: a breve, saranno effettuati dei licenziamenti individuali e ci hanno fatto capire che uno tra me e la mia collega sessualmente attiva con il vertice della società, ci rimetterà il posto. Quante possibilità ho di rimanere in servizio considerato che ho maggiore anzianità di servizio rispetto alla mia collega ???
Vorrei mettermi in part time. Mi consiglia di rimanere a tempo pieno ???



RISPOSTA



Dobbiamo distinguere tra licenziamento individuale per soppressione del posto di lavoro e licenziamento individuale per riduzione di personale.
In caso di licenziamento individuale per soppressione del posto di lavoro, ad esempio a causa della soppressione di una mansione o di un ufficio, dell'esternalizzazione di un settore produttivo ovvero della chiusura di una filiale, i lavoratori licenziati sono quelli addetti all’attività in questione; essi non possono invocare situazioni personali (carichi di famiglia, anzianità di servizio) per ottenere che la scelta cada su altri lavoratori (Cassazione sentenza del 21 giugno 1985 n. 3752; Cassazione sentenza del 5 aprile 1990 n. 2824).

In caso di licenziamento individuale per riduzione di personale, al fine di contenere i costi di gestione dell'azienda, ossia in presenza di una situazione di totale fungibilità tra dipendenti potenzialmente licenziabili, la legittimità del licenziamento individuale dipende “dal rispetto delle regole di correttezza di cui all’art. 1175 del codice civile, nella scelta del lavoratore licenziato...” (Cassazione 9 maggio 2002, n. 6667; Cassazione 11 giugno 2004 n. 11124, Cassazione 21 novembre 2001, n. 14663).

La selezione dei lavoratori ai fini del licenziamento individuale, non può essere compiuta liberamente dal datore di lavoro, ma deve avvenire in conformità ai criteri di correttezza e buona fede. Secondo l’orientamento giurisprudenziale citato, la correttezza e buona fede si traducono nell’applicazione in via estensiva dei criteri di scelta stabiliti dall’art. 5 della legge 223 del 1991 per i licenziamenti collettivi: anzianità di servizio, carichi di famiglia, esigenze tecnico-produttive ed organizzative. Il datore di lavoro sceglierà per il licenziamento, i soggetti con minore anzianità di servizio, con minori carichi di famiglia, e la cui presenza non è richiesta da prioritarie esigenze produttive ovvero organizzative. L'art. 5 della legge sui licenziamenti collettivi prevede che i criteri di scelta siano applicati “in concorso tra di loro”.

Tanto premesso, la presenza di un lavoratore in part-time, all'interno dell'azienda non è indispensabile ai fini delle esigenze produttive ed organizzative, come quella di un lavoratore a tempo pieno.

E' abbastanza evidente …

Non posso fare altro che consigliarti di lavorare a tempo pieno, per il resto la tua anzianità di servizio ti offrirà delle garanzie di permanenza in servizio.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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