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Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro lavoratrice in gravidanza





Buongiorno, sono una lavoratrice in gravidanza ed ho firmato in sede sindacale, risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, con il mio datore di lavoro, un'azienda multinazionale che opera anche in Italia.
Vorrei sapere quali sono le tutele della lavoratrice in stato di gravidanza, in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro o di licenziamento.



RISPOSTA



Al fine di proteggere la funzione familiare della donna, l'articolo 54 del decreto legislativo 151 del 2000, prevede il divieto di licenziamento della lavoratrice in gravidanza.
Tale divieto opera OGGETTIVAMENTE in connessione con la gravidanza.
OGGETTIVAMENTE ... quindi a prescindere da tutto il resto (conoscenza della donna o del datore di lavoro, circa lo stato di gravidanza). Riporto la norma in questione.

Art. 54. Divieto di licenziamento

1. Le lavoratrici non possono essere licenziate dall'inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dal Capo III, nonche' fino al compimento di un anno di eta' del bambino.
2. Il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza, e la lavoratrice, licenziata nel corso del periodo in cui opera il divieto, e' tenuta a presentare al datore di lavoro idonea certificazione dalla quale risulti l'esistenza all'epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano. 3. Il divieto di licenziamento non si applica nel caso:
a) di colpa grave da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
b) di cessazione dell'attivita' dell'azienda cui essa e' addetta;
c) di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice e' stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine;
d) di esito negativo della prova; resta fermo il divieto di discriminazione di cui all'articolo 4 della legge 10 aprile 1991, n. 125, e successive modificazioni.
4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non puo' essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l'attivita' dell'azienda o del reparto cui essa e' addetta, sempreche' il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice non puo' altresi' essere collocata in mobilita' a seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni.
5. Il licenziamento intimato alla lavoratrice in violazione delle disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, e' nullo.

Il licenziamento della lavoratrice in stato di gravidanza, è radicalmente nullo; è prevista quindi la reintegrazione nel posto di lavoro della lavoratrice.
Durante la gravidanza praticamente, il licenziamento è ammesso solo per colpa grave costituente giusta causa oppure per cessazione dell'attività dell'azienda. Addirittura, persino le dimissioni della lavoratrice in gravidanza possono essere annullate, se non sono state autorizzate dalla Direzione provinciale del lavoro (è previsto dalla riforma Fornero)
La risoluzione del contratto di lavoro è stata firmata in sede sindacale, in presenza dei sindacalisti.
Tale circostanza potrebbe impedire di chiedere la reintegrazione nel posto di lavoro della lavoratrice in gravidanza ?

ASSOLUTAMENTE NO, ai sensi di quanto previsto dal nuovo articolo 18 della legge 300 del 1970 che rinvia al testo unico in materia di tutela e sostengo della maternità, ma soprattutto alla luce di quanto previsto dal comma 16 dell'articolo 4 della legge 92 del 2012, ossia la così detta legge Fornero. La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro doveva essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio, in ragione della gravidanza della lavoratrice. Riporto in seguito il comma 16 dell'articolo 4 della riforma Fornero, il nuovo comma 1 del nuovo articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

ARTICOLO 4 LEGGE 92 DEL 2012

16. Il comma 4 dell'articolo 55 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita', di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e' sostituito dal seguente: «4. La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalle comunicazioni di cui all'articolo 54, comma 9, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida e' sospensivamente condizionata l'efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro».

Art. 18 statuto dei lavoratori, legge 300 del 1970. Reintegrazione nel posto di lavoro.

Il giudice, con la sentenza con la quale dichiara la nullità del licenziamento perché discriminatorio ai sensi dell'articolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108, ovvero intimato in concomitanza col matrimonio ai sensi dell'articolo 35 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, o in violazione dei divieti di licenziamento di cui all'articolo 54, commi 1, 6, 7 e 9, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, ovvero perché riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell'articolo 1345 del codice civile, ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro. La presente disposizione si applica anche ai dirigenti. A seguito dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità di cui al terzo comma del presente articolo. Il regime di cui al presente articolo si applica anche al licenziamento dichiarato inefficace perché intimato in forma orale.

Mi chiederai: allora qual è l'utilità di un accordo (risoluzione consensuale rapporto di lavoro) in sede sindacale ? Serve in concreto per impedire al lavoratore di avvalersi dell'articolo 2113 del codice civile, ossia per impedirgli di “tornare sui suoi passi”, impugnando la rinunzia all'impugnazione del licenziamento.

Art. 2113 del codice civile. Rinunzie e transazioni

Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all'articolo 409 del codice di procedura civile, non sono valide.
L'impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima. Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà.

Nulla a che vedere con l'obbligo di reintegrare la lavoratrice in gravidanza …

A disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

Cordiali saluti.

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