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Donazioni in denaro alla convivente, terminata relazione affettiva richiesta restituzione





Salve, dopo 19 mesi si è conclusa la relazione con la mia compagna. Ella mi ha accusato di aver "comprato" il suo affetto, perché moltissimi sono stati gli aiuti economici, nei confronti suoi e della sua famiglia. Gesti da me compiuti in quanto mi sembrava giusto farmi carico delle loro problematiche. Dai miei conti per un totale di 27.000 euro, di cui la gran parte di quanto speso, risulta dagli estratti del conto corrente e della carta di credito. Così come sono andate le cose, mi sento di essere stato raggirato. Quello che chiedo è: c'è un modo per poter recuperare tutte le spese documentabili? Ringraziando, porgo distinti saluti.



RISPOSTA



Premesso che si tratta di un argomento molto discusso in giurisprudenza, tant'è che le massime delle sentenze in questione sono tutte facilmente reperibili sul web, vorrei mettere in chiaro i punto fondamentali della questione.

Si tratta di somme concesse in prestito oppure di donazioni di denaro ?
Se i conviventi hanno redatto una scrittura privata (da cui risulta che trattasi di prestito) oppure se la causale del bonifico è esplicita (prestito-finanziamento), “nulla questio”: si tratta ovviamente di un prestito, quindi di somme ripetibili entro il termine di prescrizione decennale di cui all'articolo 2946 del codice civile. Posso citare a tal proposito la sentenza della Cassazione n. 19304/2013.
Altrimenti, l'onere della prova su chi ricade ? Ce lo dice la sentenza della Cassazione numero 9864 del 7 maggio 2014.
Ricade sul convivente che ha concesso le somme di denaro: tocca a lui dimostrare al giudice che si trattava di un prestito e non di una donazione. Fornire questa prova è molto difficile: ad esempio il convivente può deferire l'interrogatorio formale alla controparte, nel corso del processo, cercando di far confessare alla ex partner che si trattava di un prestito e non di una donazione. Oppure a mezzo testimoni ovvero a mezzo indizi gravi, precisi e concordanti.

Secondo aspetto: la donazione deve essere di modico valore per non essere viziata da nullità. Una donazione di 15.000 euro, per un normale impiegato – operaio italiano, non è di modico valore, quindi deve essere fatta con atto pubblico.

Come recita il Codice Civile (art.782), la donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità, fatte salve le donazioni di modico valore (art.783 Codice Civile), quando hanno per oggetto beni mobili, per le quali è sufficiente la traditio (ossia la trasmissione del denato) anche in assenza dell' atto pubblico. Il modico valore della donazione di denaro dipende dalle condizioni economiche del donante.

Pur tuttavia, non siamo dinanzi ad un unica donazione di 15.000 euro, ma a diverse donazioni di importo più basso, quindi di modico valore, quindi perfettamente valide e non ripetibili.

Tanto premesso, salvo il caso in cui dalla causale del bonifico risulta espressamente che si trattava di un prestito, ti sconsiglio di procedere giudizialmente nei confronti della ex compagna, per esercitare il diritto al recupero delle somme, in quanto la probabilità di soccombere in giudizio e di essere condannato alla refusione delle spese processuali è molto alta.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

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