Impugnare DPCM misure anticovid con ricorso al TAR Lazio





Consulenza inerente l'ultimo dpcm 3 novembre 2020, per trovare soluzioni che garantiscano i diritti costituzionali del cittadino, quale la libera circolazione sul territorio nazionale sia in ambito lavorativo che non. Grazie.

 

RISPOSTA

 

Il DPCM può essere impugnato con ricorso al TAR Lazio, tramite ricorso presentato dal singolo comune, dalla singola Regione, dalle associazioni a tutela dei diritti dei cittadini, ma anche dal singolo cittadino che si sente leso nei suoi diritti costituzionalmente tutelati.

Il DPCM, in teoria, potrebbe essere impugnato per violazione dei seguenti articoli della Costituzione repubblicana: artt. 3 (principio uguaglianza tra cittadini), 13 (diritto alla libertà inviolabile), 16 (diritto alla libera circolazione), 41 (libertà dell'iniziativa economica e dell'impresa) 97 (principio buon andamento della pubblica amministrazione), 34 (effettività del diritto allo studio); nonché eccesso di potere per manifesta irragionevolezza e violazione del principio di proporzionalità, disparità di trattamento e carenza di istruttoria.

Il giudice amministrativo dovrebbe bilanciare i suindicati diritti costituzionali, apparentemente lesi, con il diritto alla salute del cittadino di cui all'articolo 32 della Costituzione.

Considera inoltre che il DPCM ha una “vita media” di gran lunga inferiore a quella di un processo amministrativo …

Il cittadino non farebbe in tempo ad impugnare il DPCM con ricorso al TAR del Lazio che già la Presidenza del consiglio dei ministri avrebbe adottato un successivo DPCM!

Abbiamo un precedente giurisprudenziale: l'impugnazione da parte di un Comune delle misure di contenimento del contagio disposte con d.P.C.M. 26 aprile 2020. Il comune ha chiesto la sospensione delle misure contenute nel DPCM … ecco di seguito la decisione del Tar Lazio, sez. I, decisione del 4 maggio 2020, n. 3569 - Presidente Savo Amodio: "Il DPCM non va sospeso, per mancanza dei presupposti previsti dall’art. 56 c.p.a. (condizioni di estrema gravità ed urgenza idoneo a motivare la sospensione) per la tutela monocratica cautelare, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile 2020, impugnato dal un Comune, rubricato “ulteriori disposizioni attuative del d.l. 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da covid-19, applicabili sull'intero territorio nazionale” (Covid 19).

Il DPCM, infatti, è un atto amministrativo che – come tale – non ha forza di legge, avente come finalità quella di dare attuazione a disposizioni legislative. Si tratta dello strumento cui il Presidente del Consiglio ha maggiormente fatto ricorso per far fronte all’emergenza Coronavirus, in ragione della più celere e immediata modalità di approvazione.

Il DPCM pertanto non può essere sottoposto al giudizio di costituzionalità della Corte Costituzionale, al contrario della legge, di un decreto legge o di un decreto legislativo.

Se il DPCM avesse avuto la veste giuridica di un decreto legge, il cittadino avrebbe potuto impugnare la multa ricevuta ad esempio per non aver rispettato il coprifuoco, chiedendo al giudice adito di sospendere il processo, in attesa della decisione della corte costituzionale.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: