Annullare multa per violazione del divieto di spostarsi emergenza sanitaria Covid 19





Egr. avvocato, in questi giorni di zona rossa mi è stata comminata una multa dalla polizia stradale che mi contestava la violazione del divieto di spostarsi in conseguenza della emergenza sanitaria ai sensi del DPCM di dicembre.
Sono residente in un piccolo comune facente parte di una comunità montana e mi ero spostato presso un altro comune con meno di 5000 abitanti, a 41 kilometri di distanza dalla mia residenza. Vorrei fare ricorso al giudice di pace per far annullare il verbale della polizia stradale, mi hanno detto ci sono state sentenze favorevoli al cittadino che stanno facendo giurisprudenza.
Con quali motivazioni ricorrere al giudice di pace per chiedere l'annullamento della multa per violazione delle norme relative agli spostamenti in zona rossa?

 

RISPOSTA

 

Posso confermare che il Giudice di Pace di Frosinone con sentenza n. 516/2020 del 15 luglio 2020, depositata il 29 luglio 2020, ha accolto il ricorso di un cittadino, multato per aver violato il divieto di spostamento imposto dalle autorità durante il periodo del lockdown, nella fase iniziale dell’emergenza covid 19, ossia nel mese di aprile 2020.

Quali motivazioni indicare nel ricorso al giudice di pace?

a)Violazione dell'articolo 7 del Codice della Protezione Civile - d.lgs. 2 gennaio 2018, n. 1 - che qualifica come “eventi emergenziali” soltanto quelli legati a eventi calamitosi naturali (terremoti, frane, inondazioni etc etc) e non quelli di natura sanitaria.

b)In base alla Costituzione italiana, il Governo può esercitare i poteri di cui ai vari DPCM che si sono susseguiti nell'anno 2020, soltanto in stato di guerra, pertanto la dichiarazione dello stato di emergenza adottata dal Consiglio dei Ministri a inizio 2020 deve ritenersi illegittima in quanto priva di una legittimazione da parte della legge o costituzionale.

c)Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è un atto di alta amministrazione e non un provvedimento legislativo, pertanto sono illegittimi tutti gli atti amministrativi conseguenti, emanati nei mesi successivi. Il giudice di pace adito con ricorso dal cittadino, non potrebbe fare altro che disapplicare l'atto amministrativo “de quo” in quanto illegittimo, con annullamento del verbale opposto e disapplicazione delle sanzioni comminate.

d)Gli obblighi di permanenza domiciliare devono essere inquadrati come misure sanzionatorie di restrizione della libertà personale, aventi la stessa natura di quelle previste dal codice penale; pertanto le misura restrittive collegate al lockdown sono anticostituzionali perché, in generale, le misure restrittive personali possono essere imposte soltanto a seguito di provvedimento motivato del giudice, e non dal potere esecutivo, alla luce dell’articolo 13 della Costituzione della Repubblica italiana.

In considerazione delle predette motivazioni giuridiche, il cittadino ricorrente chiederà ai sensi dell'articolo 23 della legge 689/1981 di accogliere il ricorso e, per l'effetto, annullare l'atto opposto con condanna alle spese processuali a carico della pubblica amministrazione resistente.

Per completezza espositiva, è doveroso sottolineare che ci sono pareri discordanti in giurisprudenza; diversi giudici di pace hanno rigettato i ricorsi dei cittadini stante l’eccezionalità dell’emergenza che giustifica il particolare iter dei vari DPCM presi in considerazione.

A disposizione per chiarimenti.

Fonti: