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Presenza di terapista ABA per alunni con autismo





Buongiorno, sono la mamma di un bambino autistico iscritto al terzo anno di una scuola elementare. Stiamo riscontrando grande difficoltà nel poter far entrare a scuola la nostra terapista ABA. Siamo coperti dall'insegnante di sostegno, ogni anno diversa, per tutto l'orario scolastico ma l'inesperienza nella gestione di bambini affetti da disturbo dello spettro autistico spesso ostacola/limita mio figlio sia nell'apprendimento che nella socializzazione. A mio avviso sarebbe utile un affiancamento con le insegnanti di sostegno ad inizio anno da parte della terapista che lo conosce e, magari, incontri successivi per valutare eventuali difficoltà riscontrate e rimodulazioni di obiettivi.

La scuola incentiva lo scambio tra rete terapeutica ed insegnanti ma al di fuori dell'orario scolastico, la presenza del professionista a scuola comporterebbe un disturbo per il resto della classe (difficile concordare orari al di fuori dell'orario lavorativo delle insegnanti e non so quanto utili - i professionisti dovrebbero osservare mio figlio nel contesto).

Voi avete qualche esperienza in merito, sapete darmi qualche consiglio per capire come muovermi?
Nel frattempo stiamo anche valutando un cambio di istituto (ho già qualche appuntamento con alcuni dirigenti scolastici) ma vorrei che fosse l'ultima alternativa da prendere in considerazione.

In attesa di riscontro porgo cordiali saluti.

 

RISPOSTA

 

Secondo la giurisprudenza amministrativa, la scuola è obbligata a garantire il soddisfacimento delle fondamentali esigenze terapeutiche ed assistenziali vantate dai minori con autismo.

Mi riferisco in particolare all’Ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Campania, del 22 ottobre scorso n. 01966/2020, che ha accolto il ricorso della ANGSA Campania, riconoscendo il diritto dei minori con autismo a fruire delle “terapie ABA” e quindi dei terapisti anche durante l’orario scolastico.
Il motivo del ricorso dei genitori degli alunni dei minori con autismo, è correlato alla circostanza per cui lo stato di emergenza epidemiologica, era stato impedito ai terapisti l’ingresso a scuola “per ragioni di spazio” e in quanto “estranei alla scuola “ma l’ordinanza su citata ha stabilito quanto segue:

– dalle risultanze documentali emerge il diritto dei minori a fruire del trattamento terapeutico, contraddistinto dal così detto “metodo ABA” e che, durante il periodo scolastico, è destinato ad essere espletato durante l’orario scolastico e, quindi, con la presenza dei terapisti all’interno del plesso educativo;

– … tenuto altresì conto che – pur nella consapevolezza del difficile momento che la istituzione scolastica sta vivendo a cagione della emergenza epidemiologica – i bisogni assistenziali dei minori -, e lo svolgimento della terapia “in presenza” e all’interno dei plessi scolatici, assumono in ogni caso carattere di peculiare pregnanza e preminenza… .

In assenza di una dettagliata e perentoria normativa, purtroppo, la tutela dei diritti degli alunni con autismo, si concretizza soltanto nelle aule dei Tribunali, in quanto spesso i genitori ricorrono al giudice per evitare che vengano lesi i diritti dei loro figli; possiamo citare i numerosi ricorsi presentati al fine di ottenere il riconoscimento delle ore di sostegno così come stabilito dal PEI.

Il mio consiglio? Procedere con ricorso al TAR contro l'istituto scolastico che, in tal caso, sarà anche condannato al pagamento di tutte le spese legali.

Allego (nelle fonti) la citata ordinanza del TAR Campania.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: