Decadenza assegnazione lotti piano insediamenti produttivi competenza Giunta o Consiglio





Sono funzionario responsabile del settore attività produttive in un piccolo comune del Piemonte, dove è presente un Piano insediamenti produttivi Vi sono diverse imprese assegnatarie dei lotti in diritto di proprietà (provvedimento di assegnazione più contratto di cessione di area) che non hanno mai avviato l’attività, né chiesto i titoli edilizi per la costruzione degli opifici.
In base al Regolamento per la concessione delle aree PIP il mancato avvio dell'attività comporta la retrocessione dell'area al Comune, senza che lo stesso sia tenuto alla restituzione del prezzo di cessione dell'area.

RISPOSTA

Immagino che il vostro regolamento comunale preveda quanto segue:
Nei casi di risoluzione del contratto, il beneficiario è tenuto a presentarsi, in data da concordare, e comunque non oltre trenta giorni dalla richiesta di presentazione, per la stipula dell'atto di retrocessione a cura e spese del medesimo. Nel caso di mancata stipula dell’atto di retrocessione per fatti imputabili all’assegnatario, comporta, di fatto, la risoluzione del contratto del contratto di proprietà del lotto e l’Amministrazione rientra nella piena disponibilità dell’area assegnata.
Come procedere?
Innanzitutto con una delibera di Giunta di indirizzo al responsabile di settore, con la quale si ravvisa l'interesse pubblico a rientrare nella disponibilità dell'area per ripristinarne la destinazione istituzionale.
Il responsabile del settore attività produttive, responsabile unico del procedimento, notifica al concessionario l'avviso di avvio del procedimento di decadenza dalla concessione, secondo la generale normativa di cui alla legge n. 241/1990.
Ci sarà un contraddittorio con il concessionario all'interno del procedimento amministrativo e, al termine della fase istruttoria, il responsabile con determinazione dirigenziale dichiarerà la decadenza dalla concessione.
Successivamente la determina di decadenza dalla concessione sarà notificata all'interessato, il quale sarà invitato a firmare il contratto di retrocessione a rogito del segretario comunale, presso gli Uffici Comunali, entro un arco temporale di 30 giorni.
Se il concessionario decaduto non dovesse presentarsi per la firma del contratto, si procederà con deliberazione adottata dal Consiglio Comunale, motivata per la presenza di un pubblico interesse, per il ritorno in possesso dell’area e dell’immobile oggetto di precedente concessione.
Cosa trascrivere nei pubblici registri immobiliari?
L'atto pubblico-amministrativo di retrocessione (atto negoziale bilaterale), a rogito del segretario comunale, oppure la delibera di acquisizione al patrimonio del Consiglio Comunale, in caso di ostracismo dell'interessato.
A mio parere, la delibera di acquisizione al patrimonio, in caso di mancata stipula del contratto di retrocessione, è di competenza del Consiglio Comunale, ai sensi dell'articolo 42 comma 2 lettera l) del decreto legislativo n. 267/2000: “acquisti e alienazioni immobiliari, relative permute, appalti e concessioni che non siano previsti espressamente in atti fondamentali del consiglio o che non ne costituiscano mera esecuzione e che, comunque, non rientrino nella ordinaria amministrazione di funzioni e servizi di competenza della giunta, del segretario o di altri funzionari”.
Secondo il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Seconda), sentenza n. 2953 del 19 aprile 2022, sui piani PIP, la competenza è della Giunta Comunale:
Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale (Sezione Seconda), sentenza n. 2953 del 19 aprile 2022, sui piani PIP
Mi rendo conto tuttavia che il 90% dei Comuni provvede con delibera del Consiglio Comunale, nonostante la giurisprudenza del Consiglio di Stato abbia indicato la competenza della Giunta Comunale.
Suggerisco pertanto di seguire il canovaccio delibera di giunta comunale – provvedimento del dirigente – contratto di retrocessione con forma pubblica-amministrativo ovvero delibera di consiglio comunale in caso di ostracismo del concessionario decaduto.



La retrocessione si dovrebbe concretizzare nella revoca dell'assegnazione e nella risoluzione del contratto di cessione per inadempimento.

RISPOSTA

Esatto.
Il Consiglio di Stato condiziona l’operatività della decadenza -che richiede comunque uno «specifico provvedimento per il ritorno in proprietà dell’area» -ad una previa valutazione della Giunta comunale, che ne deve vagliare la conformità a pubblico interesse, evidentemente non ritenendo comunque intrinseco al ritardo lo sviamento dalla finalizzazione pubblica dell’operazione.



La domanda è come avviene la retrocessione: - occorre apposito contratto di retrocessione al fine di perfezionare il ritrasferimento?

RISPOSTA

Esatto.



E' legittima la norma regolamentare che consente all'Ente di non restituire il prezzo di cessione?

RISPOSTA

Sì, è legittima, anche se è poco frequente, leggendo i vari regolamenti comunali pubblicati sul web. Ad ogni modo, se il regolamento non è stato impugnato, il segretario comunale ovvero il funzionario devono applicare il regolamento comunale in vigore.



Se l'impresa non adempie all'obbligo di retrocessione quale tipo di azione giudiziale va azionata?
E' configurabile l'adozione di un provvedimento unilaterale di retrocessione trascrivibile?

RISPOSTA

A mio parere una delibera di Consiglio Comunale di acquisizione al patrimonio, anche se la giurisprudenza amministrativa ritiene competente a tal fine la Giunta Comunale.
Secondo il Consiglio di Stato la Giunta Comunale eserciterebbe un vero e proprio diritto potestativo pubblico, che si esplica in un’azione di recupero del bene per ripristinarne la destinazione istituzionale a mezzo di un atto che ha natura espropriativa in quanto incide sul diritto di proprietà del titolare dello stesso, seppure funzionalizzato e soggetto ad immanente vincolo di destinazione (Cons. Stato, sez. VI, 7 febbraio 2012, n. 664; sez. IV, 9 novembre 2021, n. 7436; sez. IV, 29 ottobre 2021, n. 7251).
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.

Fonti: