Decreto dignità tempo determinato e contratto di somministrazione a termine





Egregio avvocato con il “decreto dignità” c’è stata una stretta legislativa relativa ai contratti a tempo determinato.

Vorrei capirci qualcosa di più!

Cosa è effettivamente cambiato in materia di contratti a tempo determinato e di somministrazione del lavoro a tempo determinato con il decreto dignità (decreto legge 87/2018) del luglio scorso, convertito nella Legge 9 agosto 2018, n. 96, anche in considerazione della circolare del Ministero del lavoro n. 17/2018; mi riferisco in particolare alla presa di posizione molto rigorosa del Ministero del lavoro, il quale ritiene che il computo dei 24 mesi di lavoro deve tenere conto di tutti i rapporti di lavoro a termine a scopo di somministrazione intercorsi tra le parti, ivi compresi quelli antecedenti alla data di entrata in vigore della riforma.

 

RISPOSTA



A seguito dell'entrata in vigore del decreto dignità, convertito nella legge n. 96/2018, il limite temporale massimo di 24 mesi, previsto per i contratti a termine, opera tanto in caso di ricorso a contratti a tempo determinato, quanto in caso di utilizzo mediante contratti di somministrazione a termine.

Tanto premesso, una volta raggiunto tale limite di 24 mesi, il datore di lavoro non potrà più ricorrere alla somministrazione di lavoro a tempo determinato con lo stesso lavoratore per svolgere mansioni di pari livello e della medesima categoria legale. Secondo il Ministero del lavoro, nel computo dei 24 mesi di lavoro deve tenere conto di tutti i rapporti di lavoro a termine a scopo di somministrazione intercorsi tra le parti, ivi compresi quelli antecedenti alla data di entrata in vigore della riforma.

a) In sintesi, se prima la successione di contratti a tempo determinato non poteva superare i 36 mesi, adesso il nuovo limite è pari a 24 mesi.

b) Se prima la causale del contratto a tempo determinato non era mai richiesta dal legislatore, adesso la causale è stata richiesta dal decreto dignità, quando il rapporto di lavoro a termine supera i 12 mesi e in ogni occasione di rinnovo.

c) Se prima il numero massimo di proroghe, all'interno del periodo massimo di durata della successione dei contratti a termine, era pari a cinque, adesso il numero massimo di proroghe è pari a quattro.

d) Se prima il termine di impugnazione era stato fissato dal legislatore entro 120 giorni dalla cessazione del singolo contratto a termine, con il decreto dignità, il nuovo termine per l'impugnazione è pari a 180 giorni sempre a far data dal medesimo “dies a quo”.

e) La contribuzione addizionale? Prima del decreto dignità, segnava un +1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali. Attualmente, la contribuzione addizionale è stata ulteriormente incrementata, in quanto segna un + 0,50% ad ogni rinnovo, anche in regime di somministrazione (con esclusione dei contratti di lavoro domestico).

f) Per quanto riguarda la somministrazione a termine, si applica la disciplina dei contratti a termine se ed in quanto “compatibile” (con le sole eccezioni della normativa delle pause intermedie tra due contratti a termine successivi e del diritto di precedenza alla riassunzione, oltre all'esclusione del numero massimo di proroghe). Prima di quest'ultima riforma, il numero dei lavoratori assunti con contratto di somministrazione a termine non poteva eccedere il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipula del contratto. Attualmente, il numero dei lavoratori assunti con contratto a termine o con contratto di somministrazione a termine non può superare complessivamente la percentuale del 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato, in servizio presso il datore di lavoro al 1° gennaio dell’anno di stipulazione di tali contratti.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: