Riconoscimento rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato della falsa partita Iva





Vi espongo il mio quesito, sono un lavoratore autonomo con partita Iva, nel 1995 sottoscrissi un contratto con un'azienda, di collaborazione in esclusiva come responsabile delle informazioni commerciali aziendali, con una retribuzione specificata nel contratto e con obbligo di lavorare in esclusiva per conto di detta azienda. La collaborazione continua a tutt'oggi, da sempre emetto solo 12 fatture annuali, di identico importo, riconducibili a detta azienda. Non sono iscritto ad albi o ruoli e sino a tutto il 2018 ho operato con ritenuta d'acconto.
Cortesemente vorrei sapere se, a fronte delle normative emesse negli ultimi anni, detto contratto sia trasformabile in contratto di lavoro subordinato o altro che possa tutelarmi in modo migliore, in considerazione anche del fatto che quel contratto prevedeva una risoluzione con una raccomandata anticipata di soli tre mesi.. in attesa di un vostro gentile riscontro, porgo distinti saluti

 

RISPOSTA



Nel nostro ordinamento giuridico esiste una norma di legge cardine in materia di ripartizione dell'onere della prova: l'articolo 2697 del codice civile.
“Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Chi eccepisce l'inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si e' modificato o estinto deve provare i fatti su cui l'eccezione si fonda”.

Normalmente quindi, dovrebbe essere il lavoratore dipendente a dimostrare la natura subordinata del rapporto intercorso con il committente … nonostante la falsa partita Iva ovvero il contratto di collaborazione a progetto farlocco!!!
Il legislatore tuttavia, con l'articolo 1 comma 26 della legge 92/2012, ha inserito una presunzione legale relativa. In presenza di determinate condizioni, fino a prova contraria fornita dal committente, il rapporto di lavoro autonomo con partita IVA dovrà essere qualificato come rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (ex artt. 61 e 69 del D. Lgs. n. 276/2003).

Quali sono queste condizioni che impongono l'inversione dell'onere della prova in capo al committente-datore di lavoro?

a) la partita Iva dovrà avere fatturato almeno l'80% delle sue prestazioni in favore dello specifico committente negli ultimi 24 mesi

b) la collaborazione di natura continuativa, avrà avuto una durata di almeno 8 mesi negli ultimi due anni

c) il committente avrà lavorato negli uffici dell'azienda con una postazione di lavoro prestabilita dal datore di lavoro, entro orari di lavoro ben determinati … come qualsiasi lavoratore subordinato!

Saranno sufficienti due delle tre condizioni per far scattare l'inversione dell'onere della prova in capo al committente.

A prescindere dall'onere probatorio in capo al committente, situazione che indubbiamente faciliterà la tua posizione processuale, dinanzi al tribunale del lavoro … una domanda nasce spontanea: avevi una postazione di lavoro prestabilita dal datore di lavoro, entro orari di lavoro ben determinati?
Oppure non hai mai messo piede in azienda, se non per rendere conto periodicamente al committente del raggiungimento degli obiettivi previsto dal contratto di lavoro autonomo?
Il punto focale della presente consulenza è proprio questo … la sostanza giuridica qual è?
avevi una tua postazione di lavoro in azienda?
Avevi un orario di lavoro stabilito dall'alto, anche in assenza di un cartellino marcatempo? se la risposta è positiva, ti consiglio di ricorrere al tribunale del lavoro per il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato!

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: