Il datore di lavoro non è obbligato a licenziare il dipendente che ha superato il periodo di comporto per malattia





Un dipendente ha superato il periodo di conservazione del posto di lavoro, INAIL continua a pagare infortunio: è corretto oppure va licenziato?

 

RISPOSTA



La legge non pone in capo al datore di lavoro un obbligo di licenziare il dipendente che ha superato il periodo di comporto, ma soltanto un diritto soggettivo, ai sensi del combinato normativo predisposto dagli articoli 2110 II comma del codice civile e 2118 del codice civile. L’art. 2110, comma 2, del codice civile prevede infatti che, anche nei casi di malattia per infortunio, gravidanza, ovvero puerpuerio, in presenza di determinati presupposti ex lege, il datore di lavoro PUO' (non deve !!!) recedere ai sensi dell’art. 2118 del codice civile; quest'ultima norma prevede che “ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti dalla legge, dagli usi o secondo equità”

A conferma dell'assenza di un obbligo di procedere al licenziamento, in capo al datore di lavoro, in caso di superamento del periodo di comporto, possiamo citare la sentenza della Corte di cassazione n. 13973/2018: “al fine di rispettare il principio dell’immediatezza è necessario ponderare le tempistiche tecniche di parte datoriale con l’esigenza del lavoratore di certezza della vicenda contrattuale. Dunque il comportamento, complessivamente considerato, del datore di lavoro che, al termine del periodo di comporto, si traduca in una prolungata inerzia, risulta sintomatico della volontà di rinuncia al potere di licenziamento o tale da ingenerare un corrispondente incolpevole affidamento da parte del dipendente circa la prosecuzione del rapporto”.

Di conseguenza, il datore di lavoro può implicitamente rinunciare al suo potere di licenziare il dipendente che abbia superato il periodo di comporto. Non è obbligato in alcun modo a licenziarlo!

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: