Esclusione dal concorso pubblico per calligrafia illeggibile, ricorso al TAR, CTU calligrafica





Gentilissimo avvocato, ho partecipato ad un concorso pubblico presso un ente locale. Ho superato la preselezione a quiz, tuttavia sono stato valutato come non idoneo alla prova scritta, ossia il tema di diritto civile/amministrativo. Ho presentato istanza di accesso agli atti, ai sensi degli articoli 25 e seguenti della legge n. 241 del 1990, quindi ho letto la motivazione con cui la commissione del concorso mi ha valutato “non idoneo”: “calligrafia di difficile comprensione con conseguente scarsa individuazione dei concetti che si intendevano esprimere”.

Ritengo illegittima la mia esclusione dal concorso, giacché la mia grafia è sufficientemente leggibile.

Vorrei procedere con ricorso al TAR, tuttavia, prima di rivolgermi ad un legale, vorrei avere un parere qualificato sulle probabilità di ottenere un successo processuale.

RISPOSTA

l candidato con una calligrafia poco leggibile, può essere escluso dal concorso pubblico, essendo non idoneo alle prove scritte.

Secondo quanto previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato numero 5749/2019, teoricamente, la commissione di un concorso pubblico potrebbe escludere un candidato alle prove scritte, a causa di una grafia poco leggibile.

L'onere di dimostrare la leggibilità della propria grafia, incombe sul candidato escluso; quest'ultimo dovrebbe offrire al giudice amministrativo, elementi anche soltanto indiziari, idonei a supportare la pretesa irragionevolezza o irrazionalità o illogicità o arbitrarietà del giudizio espresso dalla commissione, al momento della correzione dell'elaborato scritto.

Non sarà affatto semplice per il candidato fornire questa prova, giacché è assolutamente normale che una calligrafia poco chiara rende non solo difficile la lettura dell’elaborato, ma impedisce l'effettiva comprensibilità da parte dei commissari e rende impossibile trarre un giudizio compiuto sui suoi contenuti del elaborato scritto.

La commissione non è in grado di entrare nel merito di quanto riportato nell'elaborato redatto dal candidato.

Chi deve dimostrare la chiarezza della propria grafia? il candidato, giacché egli ha lo specifico onere di diligenza di consentire alla commissione di svolgere compiutamente la sua funzione, esaminando l'elaborato e valutando il merito dei concetti espressi.

Spesso la grafia è influenzata da particolari situazioni emotive, dai tempi ristretti concessi ai candidati per la redazione del tema, dalla redazione di più minute che poi saranno “passate” in bella copia magari quando il tempo a disposizione è prossimo a scadere … di conseguenza, un candidato che normalmente ha una calligrafia leggibile, potrebbe avere redatto il compito in modo illeggibile, in considerazione di situazioni contingenti.

Se il candidato riuscirà a fornire, anche a livello indiziario, una prova dell'irragionevolezza della valutazione della commissione, potrà chiedere al TAR l'ammissione di una consulenza tecnica d'ufficio, in modo che l'ausiliario del giudice, ossia il perito calligrafico, con apposita relazione, supporti il TAR nella decisione definitiva e nella stesura della sentenza.

Fermo restando che le valutazioni discrezionali contenute nei giudizi delle commissioni di concorso, generalmente, sfuggono al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, in caso di ricorso al TAR.

Ti invito pertanto ad esperire ricorso al TAR, con richiesta al giudice di ammissione di una CTU calligrafica.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: