Opzione imposta sostitutiva del 7% sulla pensione estera per cinque anni se trasferimento al Sud Italia





Sono un cittadino italiano iscritto AIRE da 18 anni vivo in Algeria.
Da 5 anni in pensione. Vorrei beneficiare della legge dei rientri per noi pensionati al sud. Il mio problema è da 10 anno ho con me una donna che mi aiuta in tutto e già venuta in Italia 7/8 volte col visto per affari. Ultima volta ho provato a farla restare a la questua mi ha detto che era impossibile causa visto per affari mi e stato consigliato di fargli avere visto turistico e fargli un contratto di lavoro in Italia, ma per avere visto turistico e quasi impossibile cosa posso fare esattamente qualcuno mi ha consigliato addirittura di sposarla e fare divorzio da mia moglie alla mia età 66 anni sono disperato e quasi cieco mia mamma in un letto avendo avuto altre badanti solo problemi.
Mi potete aiutare!!!

 

RISPOSTA



L'Italia, che con la legge di Bilancio 2019 - articolo 1, comma 273 della legge 145/2018 - ha introdotto l’articolo 24-ter del Tuir (D.P.R. n. 917/1986), offre alle persone fisiche non residenti che percepiscono redditi da pensione di fonte estera la facoltà di optare per un’imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi prodotti all’estero (non solo sulle pensioni) per cinque anni, in alternativa alla tassazione ordinaria, se sceglieranno di trasferirsi in una Regione del Sud e in un paese a bassa densità abitativa (meno di 20mila persone in base ai dati Istat). E' tua intenzione tornare in Italia con la tua compagna; con quali modalità?

Opzione numero 1: divorziare da tua moglie e sposarla.
Opzione numero 2: assumerla come lavoratrice domestica, ossia come badante di tua madre, chiedendo il permesso di soggiorno per motivi di lavoro domestico, nel rispetto delle quote di flussi d'ingresso che saranno stabilite per l'anno 2020 (ipotizzo che le quote di ingresso per l'anno 2019 siano ormai esaurite).

Cosa sono le quote di flussi d'ingresso per il permesso di soggiorno per motivi di lavoro?
Le quote dei lavoratori stranieri che per l’anno 2019 potevano fare ingresso in Italia per lavorare, i c.d. “flussi d’ingresso”, sono state fissate dal Dpcm 12 marzo 2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 84 del 9 aprile 2019. Il decreto ha fissato una quota massima di ingressi di 30.850 unità (la stessa dell’anno scorso), 18.000 delle quali riservate agli ingressi per motivi di lavoro stagionale. Le restanti 12.850 unità, invece, come ogni anno sono riservate in piccola parte all’ingresso di lavoratori appartenenti a determinate categorie (lavoratori di origine italiana, lavoratori autonomi, lavoratori che hanno seguito all’estero corsi di formazione) e, per la restante parte, alle conversioni dei permessi di soggiorno già posseduti dai cittadini extracomunitari residenti in Italia in permessi di soggiorno per lavoro.

Ma chi può ottenere il permesso di soggiorno?
Le regole sono dettate ancora oggi dalla legge “Bossi-Fini” (legge 30 luglio 2002, n. 189). La procedura per il rilascio del “permesso di soggiorno per motivo di lavoro” è sintetizzabile in cinque fasi:

1. richiesta (da parte del datore di lavoro) e rilascio del nulla osta al lavoro;
2. rilascio del visto d’ingresso al cittadino extracomunitario da parte della rappresentanza diplomatica o consolare italiana nel Paese straniero;
3. stipulazione tra il datore di lavoro e il lavoratore del contratto di soggiorno;
4. rilascio del permesso di soggiorno per lavoro;
5. stipulazione tra il lavoratore e lo Stato italiano di un “accordo di integrazione”. Cioè, Tizio a cui serve per la sua officina un lavoratore extracomunitario, dovrebbe chiamarlo (quindi già conoscerlo) dal suo paese di origine, dove risiede. Questo, a sua volta, dovrebbe recarsi alla nostra rappresentanza diplomatica, nel paese in cui risiede, e chiedere il nulla osta per venire in Italia.

Consiglio di ufficializzare l’inizio del rapporto di lavoro domestico con la tua compagna, con una lettera di assunzione, in cui siano riportati gli elementi principali che caratterizzano la prestazione lavorativa.
Il vigente Ccnl per il lavoro domestico stabilisce che, oltre ad eventuali clausole specifiche, occorre indicare comunque i seguenti elementi:

- la data d’inizio del rapporto di lavoro;
- la data di cessazione se è un contratto a termine;
- il livello d’inquadramento e l’anzianità maturata;
- la durata del periodo di prova;
- la durata dell’orario giornaliero e relativa distribuzione nell’arco della giornata;
- in caso di convivenza la mezza giornata di riposo settimanale, oltre la domenica;
- la paga pattuita;
- se c’è o meno convivenza;
- lo spazio dove il lavoratore può riporre i propri effetti personali.

L’assunzione del domestico, tuttavia, si perfeziona solo una volta effettuata all’Inps la prevista denuncia.
Le procedure sono diverse se il lavoratore risiede già in Italia o se invece risiede all’estero.

Come si procede in caso di lavoratore extracomunitario non residente in Italia? In questo caso la faccenda è un po’ più articolata. L’ingresso degli stranieri in Italia per lavoro non è libero, come detto, ma regolato dai c.d. “flussi” programmati annualmente con decreto, il quale fissa, tra l’altro, il numero massimo di cittadini extracomunitari ai quali sarà concesso il permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato (quindi anche domestico) e che, pertanto, possono fare ingresso regolare in Italia per farsi assumere. Si consideri, poi, che l’assunzione tramite flussi rappresenta nella maggior parte dei casi la regolarizzazione di rapporti di lavoro già esistenti con extracomunitari entrati in Italia clandestinamente o con un visto turistico. Anche in questo caso, però, bisogna seguire la procedura prevista dalla legge, “simulando” il più delle volte che l’assunzione avvenga con il cittadino residente all’estero (e che in realtà, invece, si trova in Italia).
La procedura prevede successivamente la sottoscrizione del “contratto di soggiorno” nel quale il datore di lavoro deve prestare alcune garanzie:
-deve assicurare al lavoratore una retribuzione mensile non inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale.
-deve garantire un orario di lavoro settimanale non inferiore a 20 ore;
-deve dimostrare di possedere un reddito annuo, anche derivante dal cumulo dei redditi dei parenti di I^grado non conviventi, d’importo pari almeno al doppio rispetto all’ammontare della retribuzione annua dovuta al lavoratore da assumere.
Se il datore di lavoro è affetto, o è affetto un componente della sua famiglia, da patologie o gravi handicap che ne limitano l’autosufficienza, non è obbligato a dimostrare il possesso della capacità economica (è il caso, ad esempio, dell’assunzione di “badanti”);
-deve assicurare la disponibilità di un alloggio idoneo. Al momento della compilazione del modulo deve semplicemente indicare che l’alloggio è idoneo; successivamente, quando il lavoratore andrà a firmare il contratto di soggiorno, dovrà essere esibito il certificato che comprova tale idoneità;
-deve obbligarsi al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza;
-deve obbligarsi a comunicare ogni variazione concernente il rapporto di lavoro.
Al termine della procedura il SUI trasmette in via telematica il nulla osta assieme alla proposta di contratto di soggiorno alla competente rappresentanza diplomatico-consolare italiana all’estero, che rilascerà al lavoratore (o a un suo familiare delegato) il visto d’ingresso da lui richiesto in precedenza.
Il cittadino, ottenuto il visto d’ingresso, deve recarsi entro otto giorni dall’ingresso in Italia presso il SUI per firmare sia il contratto sia la richiesta di permesso di soggiorno.
La Questura, infine, convocherà il cittadino extracomunitario per la consegna del permesso di soggiorno.
La comunicazione all'INPS deve essere presentata entro le ore 24 del giorno precedente (anche se è festivo) a quello d’instaurazione del rapporto di lavoro domestico. La comunicazione ha efficacia anche nei confronti di tutti gli uffici interessati (centri per impiego, servizi competenti, ministero del lavoro, Inail, nonché della Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo).
L’eventuale annullamento di una denuncia di assunzione è consentito entro cinque giorni dalla data indicata quale inizio del rapporto di lavoro. Superato detto termine, dovrà essere comunicata la cessazione. L’obbligo di comunicazione esiste anche dopo l’assunzione, per tutte le fasi di variazione del rapporto di lavoro: trasformazione, modifica o cessazione. In questi casi la comunicazione dovrà essere effettuata entro cinque giorni dall’evento.
Le comunicazioni di assunzione di una colf o di una badante all’Inps (e le eventuali denunce di variazioni, trasformazioni e cessazioni) si effettuano soltanto attraverso uno di questi canali: -telefonicamente: Contact Center Inps, numero verde 803.164, fornendo telefonicamente i dati necessari, previa identificazione tramite Pin rilasciato dall’Inps;
-online: tramite il sito www.inps.it (home > servizi al cittadino > lavoro domestico > iscrizione rapporto di lavoro) riservata agli utenti registrati, in possesso di Pin rilasciato dall’Inps, avvalendosi dell’apposita procedura di compilazione e invio on-line;
-tramite intermediari quali Caf, Patronati e commercialisti, abilitati ai servizi telematici.

L’Inps, dopo aver verificato la regolarità della denuncia, crea un archivio personale del lavoratore in cui accrediterà tutti i versamenti contributivi; al datore di lavoro comunica il codice del rapporto di lavoro che servirà a gestire le vicende del rapporto di lavoro stesso (trasformazione, modifiche o cessazione del rapporto domestico).

Consiglio pertanto di assumerla come badante e farla entrare in Italia nel rispetto dei flussi d'ingresso che saranno stabiliti per l'anno 2020 con decreto del presidente del consiglio dei Ministri.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: