Accordo scritto sospensione lavoro domestico durante emergenza Coronavirus





Gentile avvocato, nel caso in cui il datore di lavoro dovesse decidere di non far venire al lavoro babysitter, colf o badante in base alle indicazioni sul contenimento del Covid 19, come deve comportarsi?

 

RISPOSTA

 

Occorre un accordo tra le parti.
Le alternative possibili sono: ferie, permessi retribuiti o permessi non retribuiti.
Il mio consiglio è quello di utilizzare congiuntamente tutti gli istituti suindicati, in accordo tra le parti contrattuali, durante questo periodo: per esempio 3 giorni di ferie + 6 di permessi non retribuiti + 4 giorni di permessi retribuiti. Le ferie si possono anche anticipare, se il dipendente non ha ancora maturato i giorni necessari.
Ferie e permessi retribuiti sono pagati dalla famiglia (datore di lavoro) al l00% e il lavoratore continua a maturare ferie durante questi periodi (non durante il periodo di permesso non retribuito). Nell'accordo si scrivono nome e cognome del datore di lavoro e del lavoratore e la data di inizio e di fine dell'accordo e le regole decise, per l'emergenza coronavirus. Servono le firme di entrambi e ognuna delle due parti ne tiene una copia. Si consiglia di custodire la copia per un periodo lungo di tempo, addirittura per anni.



Caro avvocato la mia babysítter, colf o badante non vuole andare al lavoro? Cosa accade?

 

RISPOSTA

 

Anche in questo caso dovrà essere stipulato un accordo tra le parti. Esistono i permessi non retribuiti, che sono una specie di aspettativa, ma ad ogni modo è preferibile concordare in forma scritta la durata legata a questo periodo di emergenza sanitaria, sempre prorogabile.



Caro avvocato la badante di mia madre è in malattia in questo periodo di coronavirus? Cosa fare?

 

RISPOSTA

 

Se c'è un certificato medico che attesta la malattia, la tata, colf o badante è in malattia (status che viene riconosciuto anche a chi è in quaratena), pagata dalla famiglia. I primi 3 giorni di malattia sono pagati la metà, poi il 3.00% fino a un massimo di 15 giorni, poi non si è più retribuiti.



La colf in questo periodo si è assentata parecchio quindi ha molte ore da recuperare. Si può decidere di fare recuperare le ore non fatte in questo periodo?

 

RISPOSTA

 

Certamente sì, abbiamo l'ipotesi recupero ore, se il lavoratore domestico non opera a tempo pieno. È una strada percorribile se il lavoratore ha un monte ore in contratto che possa essere recuperato nei mesi successivi.



Si possono imporre ferie al dipendente durante l'emergenza coronavirus?

 

RISPOSTA

 

Il periodo di ferie deve essere comunque concordato tra le parti (forma scritta).
Bisogna rispettare quanto stabilisce l'articolo 19 del Ccnl domestico, relativo al godimento delle ferie. Indipendentemente dalla durata dell'orario di lavoro, per ogni anno di servizio il lavoratore ha diritto a 26 giorni lavorativi di ferie (occorre proporzionare se i giorni lavorativi sono inferiore a sei). In caso di anzianità inferiore all'anno al lavoratore spettano tanti dodicesimi quanti i mesi di effettivo servizio prestato. La retribuzione dei giorni di ferie è maggiorata dell'indennità sostitutiva di vitto e alloggio (se il lavoratore soggiorna in luogo diverso). Le ferie non possono essere monetizzate (salvo i giorni non goduti che residuano alla cessazione del rapporto di lavoro). Le ferie non possono essere godute durante i periodi di preavviso di licenziamento, di malattia o infortunio.



Cosa accade se a causa del coronavirus si ha bisogno di una babysitter, colf o badante che prima non si aveva?

 

RISPOSTA

 

Un lavoratore domestico si può assumere anche per un mese, anche per poche settimane.
Si può fare un contratto anche per poche ore alla settimana. Per cessare il rapporto di lavoro, il periodo di preavviso minimo richiesto è di otto giorni. Sarà necessario rispettare i protocolli sanitari e le precauzioni richieste a tutti i datori di lavoro, in questo periodo di emergenza.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: