Fine blocco licenziamenti, decreto sostegni nuova Cassa integrazione





Gentile avvocato, vorrei essere aggiornato sullo sblocco dei licenziamenti in vigore dallo scorso 1 luglio 2021.
Quali tipologie di licenziamento sono consentite?
Quali tipologie di azienda possono licenziare?
Quali strumenti ha il datore di lavoro per evitare il licenziamento del dipendente?
Quali vantaggi ha previsto il decreto Sostegni DL n. 41/2021 per le aziende che non licenzieranno i loro dipendenti?
È vero che la fruizione di una Cassa integrazione speciale senza addizionale, per il periodo dal 1° luglio fino al 31 dicembre del 2021, determinerà ai sensi del comma 4 dell’art. 40 del decreto Sostegni, l'impossibilità di avviare procedure di licenziamento collettivo ex legge n. 223/91, nonché il perdurare della sospensione delle procedure avviate alla data del 23 febbraio 2020, per tutta la durata dell’integrazione salariale che venga fruita nel periodo fino al 31 dicembre 2021?

 

RISPOSTA

 

Sì, è vero, confermo quello che hai scritto.
In vigore del nuovo trattamento di integrazione salariale, i datori di lavoro
● non possono avviare le procedure per la dichiarazione di mobilità;
● non possono avviare le procedure per la individuazione dei lavoratori da licenziare in relazione alle esigenze tecnico-produttive e organizzative del complesso aziendale;
● non possono avviare le procedure per la riduzione del personale;
● non possono recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo con preavviso per ragioni inerenti all’attività produttiva. Sono sospese le predette procedure avviate dopo il 23 febbraio 2020.


Non sussisteranno impedimenti, dal primo luglio al trentuno dicembre 2021 invece
● ai licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa;
● nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale con i sindacati, avente ad oggetto l'incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo;
● ai licenziamenti intimati in caso di fallimento quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa ovvero ne sia disposta la cessazione.


Il Decreto Sostegni (DL n. 41/2021) prevede la fine del blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo al 1° luglio 2021 per quelle aziende che rientrano nel campo di applicazione della CIGO, e al 1° novembre per i datori di lavoro che utilizzano l’assegno ordinario del FIS, dei Fondi bilaterali alternativi, il trattamento della Cassa in deroga, e quello della CISOA, la Cassa integrazione salariale degli operai agricoli a tempo indeterminato.

Al fine di disincentivare i licenziamenti, il Decreto Sostegni prevede per quelle aziende autorizzate a effettuare licenziamenti, sia individuali che collettivi, a partire dal 1°luglio, di una “nuova” Cassa integrazione guadagni straordinaria, sino al 31 dicembre 2021 (per un massimo quindi di 26 settimane).
Per accedere a tale integrazione salariale le imprese non dovranno pagare alcun onere addizionale. La fruizione della CIGO e della CIGS senza addizionale, per il periodo dal 1° luglio fino al 31 dicembre del 2021, proroga automaticamente il divieto di licenziamenti, sia individuali che collettivi.
L’articolo 40, istituisce appunto una speciale Cassa integrazione guadagni straordinaria, per tutti i datori di lavoro privati che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19, che nel primo semestre del 2021 hanno subito un calo del fatturato del 50% rispetto al primo semestre dell’anno 2019.
Il trattamento è alternativo al Contratto di espansione e presuppone la stipula di accordi collettivi aziendali (ai sensi dell'art. 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81) di riduzione dell’attività lavorativa dei lavoratori in forza alla data del 26 maggio 2021 finalizzati al mantenimento dei livelli occupazionali nella fase di ripresa delle attività dopo l’emergenza epidemiologica.
Il nuovo regime di integrazione salariale prevede che:
● la riduzione media oraria massima non può essere superiore all’80% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati dall’accordo;
● per ciascun lavoratore la percentuale di riduzione complessiva dell’orario di lavoro non può superare il 90% nell’arco dell’intero periodo oggetto dell’accordo collettivo;
● per i lavoratori impiegati a tempo ridotto il trattamento di integrazione salariale è pari al 70% della retribuzione globale che sarebbe loro spettata per le ore di lavoro non prestate senza limitazione di massimale e contribuzione figurativa;
● il datore di lavoro non deve il contributo addizionale.
Negli accordi sindacali saranno specificate le modalità attraverso le quali l’impresa, per soddisfare le temporanee esigenze di maggior lavoro, può modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro, l’orario ridotto.


Quali sono gli strumenti a disposizione dell'azienda che intende evitare i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo ovvero in generale, per ragioni organizzative?
il Contratto di rioccupazione, il Contratto di espansione e il Fondo “Scuole dei mestieri”.

Il contratto di espansione è lo strumento applicabile “nell’ambito dei processi di reindustrializzazione e riorganizzazione delle imprese che comportano, in tutto o in parte, una strutturale modifica dei processi aziendali finalizzati al progresso e allo sviluppo tecnologico dell’attività, nonché la conseguente esigenza di modificare le competenze professionali in organico mediante un loro più razionale impiego e, in ogni caso, prevedendo l’assunzione di nuove professionalità”, attraverso una procedura di consultazione finalizzata alla stipula, in sede governativa, di un Contratto di espansione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con le associazioni sindacali.

I contratti di rioccupazione sono un incentivo per promuovere nuove assunzioni, fornito dall’articolo 41 che si occupa del Contratto di rioccupazione; contratto istituito dal 1°luglio e fino al 31 ottobre 2021 per incentivare l’inserimento nel mercato del lavoro dei disoccupati. Nel contratto subordinato a tempo indeterminato, azienda e lavoratore si accordano per un progetto individuale di inserimento, della durata di 6 mesi, finalizzato all’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore stesso al nuovo contesto lavorativo. Terminati i 6 mesi di formazione, le parti scelgono se proseguire o recedere dal rapporto di lavoro. Ai datori privati è riconosciuto l’esonero al 100% dal versamento dei contributi previdenziali nel limite massimo di € 6.000,00 su base annua.

È stato istituito per l’anno 2021, un Fondo “Scuole dei mestieri” per la formazione di giovani lavoratori in ambiti specializzati. Il Piano nazionale intende infatti aiutare l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non sono occupati né sono in formazione) attraverso l’introduzione di nuove figure professionali specializzate.
Siamo in attesa del decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, contenente i criteri e le modalità per partecipare al Fondo.

A disposizione per chiarimenti.

Fonti: